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Pipì e cacca - Rivista n. 4 Luglio-Agosto - 2011
La "pipì"
di Franco Panizon

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La produzione di urina è frutto di una operazione molto complessa. L’urina si forma nel rene, che è un organo complicato e molto finemente controllato da una serie di ormoni e da un’attività continua del sistema nervoso autonomo. Tutto il sangue dell’organismo attraversa dei corpuscoli collocati nella periferia del rene e tutta la parte acquosa del sangue, e il suo contenuto (sali, zuccheri, residui proteici, acidi, basi) viene filtrata e passa, dai singoli glomeruli, in altrettanti, lunghissimi alambicchi dai quali il sangue recupera tutto quello che deve essere recuperato, cominciando dall’acqua e dagli zuccheri. A dirla così è un’operazione inutile: in realtà alcune componenti dell’urina, le scorie, non vengono affatto riassorbite; e della parte restante, cominciando dall’acqua, l’organismo riassorbe soltanto quello che gli serve e nella misura in cui gli serve. Se, per esempio, ha bevuto molto, riassorbe relativamente poca acqua; se è assetato, la riassorbe quasi tutta; se ha troppo sale, lo elimina, e così fa col calcio, col fosforo, con gli acidi e con le basi. Tutti questo è regolato, come si è detto, da finissimi meccanismi che permettono la “omeostasi”: permettono cioè ai liquidi dell’organismo, a quello che viene chiamato “le milieu interieur”, il sangue, il siero, il liquido interstiziale, di restare sempre identico a se stesso, condizione necessaria per la vita delle cellule, cioè, semplicemente, per la vita.
Da questo momento in poi, urine e feci si rassomigliano; il controllo delle urine, e il significato della loro emissione, assomiglia al controllo delle feci.

Così come le feci si raccolgono nel sigma, così le urine si raccolgono in un sacchetto che è la vescica. Così come il riempimento del retto produce un segnale fisiologicamente seguito dall’apertura dell’ano, così il riempimento della vescica produce un segnale la cui risposta fisiologica sarebbe l’apertura dell’orifizio uretrale e lo svuotamento del sacchetto.
Ma anche qui è possibile neutralizzare questo riflesso e rimandare (fino al momento “giusto”) questo svuotamento. Anche l’urina rappresenta, per molti animali, e certamente anche per l’uomo della preistoria, il segnale (pericoloso) del proprio passaggio e il segnale (orgoglioso) del proprio territorio, e il controllo della sua emissione è importante dal punto di vista personale e sociale.
Ma anche qui, trattenere troppo fa male. Come il bambino (o l’adulto) che rimanda troppo la defecazione finisce per diventare uno stitico (e a volte un encopretico) così il bambino (o l’adulto) che trattiene troppo finisce per mettere in moto un circolo vizioso disfunzionale per cui finisce per bagnarsi quanto non vuole, per di più la notte. Ma questa è un’altra storia, che si chiama enuresi.


Come è fatto l’apparato urinario
I reni sono una specie di filtro composto da un’infinità di tubicini attorcigliati in minuscoli gomitoli (i glomeruli) attraverso cui passa più volte ogni giorno tutto il nostro sangue; i glomeruli producono un liquido (filtrato glomerulare) che passa poi in altri tubicini (tubuli) dove viene in gran parte viene riassorbito. Quello che resta è l’urina che, scorrendo attraverso due canaletti che scendono in basso nell’addome (gli ureteri) si raccoglie nella vescica in attesa di essere emessa all’esterno: questo avviene quando, a comando, apriamo una valvola (sfintere vescicale) e contraiamo contemporaneamente un muscolo (detrusore) che spreme la vescica.
 
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