È come una sentenza: “Signora mi dispiace, il bambino non è cresciuto abbastanza ed è necessario aggiungere una integrazione di latte artificiale…” Dopo tutta questa fatica… i corsi pre parto, i libri letti sull’importanza dell’allattamento al seno… sul contatto pelle a pelle e tutto il resto… risultato? Non ce l’ho fatta. Non riesco ad allattare il mio bambino! Che peccato! Ci tenevo proprio, ma con il biberon salterà tutto. Crollo dell’autostima? Tristezza? Un pizzico di rabbia verso questo seno con cui non ho mai fatto davvero la pace? Forse, ma il pianto del bambino affamato è un tormento e finalmente con il biberon il problema è risolto. Va bene così.
Molte mamme fanno questa esperienza.
La vera carenza del latte materno è un evento rarissimo, ma esiste. Nel passato le balie erano uno “strappo” alla propria maternità ma anche il biberon, che non allontana il bambino dalla sua mamma, è comunque un oggetto che si frappone tra lei e il suo piccolo. Allattare non è solo nutrizione. Oggi sappiamo che il periodo della vita che non ricordiamo è determinante per lo sviluppo cerebrale particolarmente nella sua parte emozionale. Con la crescita i treni che percorreranno i binari costruiti in questa età diventeranno sempre più complessi, ma quei binari resteranno uguali per sempre e condizioneranno le modalità della relazione per tutta la vita. Il contatto pelle a pelle, le carezze, lo sguardo, il sorriso e la voce allegra della mamma, le sue “ninne nanne”, sono un linguaggio che modula lo sviluppo di quei binari già dai primi giorni della vita: già da subito dopo la nascita. Il seno offre sensazioni di dolcezza, morbidezza, calore, sensazioni che soddisfano bisogni fondamentali del neonato.
Quando al bambino viene offerto il biberon le modalità di suzione sono completamente diverse rispetto a quelle utilizzate per succhiare dal seno: la tettarella non può entrare nella bocca profondamente e la lingua del bambino viene utilizzata per controllare il flusso del latte. Con il seno invece, portata in avanti, la lingua “munge” il seno comprimendolo sul palato con un lavoro complesso e più impegnativo. Il “nemico” dunque, quello che allontana il bambino dal seno, non è il latte artificiale, che oggi ha raggiunto livelli qualitativi eccellenti, ma il biberon che è uno “strumento duro” che si frappone tra il bambino e la sua mamma “morbida”.
Ma oggi c’è una possibilità per allattare al seno con latte artificiale: si chiama D.A.S. (Dispositivo per Allattamento al Seno) ed è prodotto da una ditta di nome Medela. Il principio è elementare: si tratta di un recipiente dove viene messo il latte e da cui parte un sottile tubo flessibile che viene posizionato sul capezzolo con un cerottino. La mamma appende al collo il recipiente e lascia che il bambino prenda nella bocca, con il seno, anche il tubicino collegato al recipiente. In questo modo l’allattamento è del tutto naturale, ma al bambino viene offerta anche l’integrazione del latte in polvere. Spesso, quando la mamma sgravata dall’onere di dover produrre una quantità sufficiente di latte si rasserena, il suo latte inizia a sgorgare copioso e la necessità del DAS viene meno. Oggi sono molte anche le esperienze di madri adottive che hanno vissuto in questo modo la coinvolgente esperienza dell’allattamento al seno.
Non è indispensabile se non c’è una motivazione sufficiente, ma è una possibilità in più per quelle mamme che desiderano allattare al seno anche se insorgono difficoltà. Coraggio, ce la farete, coccolate i vostri bimbi e divertitevi con loro!