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EDWARD HOPPER IN MOSTRA
17/05/2010 09:30

“Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione di dipingerlo”. La modestia di Edward Hopper (1822-1967) riguardo alla sua persona e alla sua pittura è stata definita “imbarazzante”.
Per un mese scarso è ancora possibile visitare una bella mostra su questo pittore, la prima monografica in Italia, al Museo della Fondazione Roma, in via del Corso a Roma, dove è approdata dopo la permanenza a Milano.
La sua pittura è apparentemente semplice, chiara, essenziale ma massimamente difficile da definire. Soprattutto se si usano quelle categorie che, subdolamente, si affacciano per prime  alla mente: arte realista, intimismo, luminismo. Certo, lui non aiuta, parco com`è nel parlare di sé. Una delle sue dichiarazioni di metodo artistico recita: "Tutto quello che ho sempre voluto fare è dipingere la luce del sole sulla parete di una casa".

I dipinti di Hopper sono inquadrature con luci fisse, molto fisse, su un evento che non accade e sul quale lo sguardo del “regista” si ferma finché non decide di passare oltre lasciando nell`indeterminatezza la ragazza col vestito rosso sulla porta di casa, la donna che guarda fuori della finestra seduta sul letto, l`uomo che zappa nel giardino, i nottambuli al bar. Sono quadri bellissimi sia quelli in cui una luce meridiana accarezza i grandi spazi delle campagne americane, sia quelli in cui un occhio indiscreto spia attraverso finestre rigorosamente senza vetri, immagini di vita quotidiana illuminate da una luce elettrica spietata. Infine quelli in cui protagonista è l`ombra. L`ombra densa dei quadri parigini, quella degli uffici di New York o delle stazioni di benzina, ferrovie e strade.
Al centro del percorso espositivo, un corridoio con una riproduzione della Senna e dell`East River ci porta dai quadri di Parigi a quelli di New York e di Cape Cod, la penisola del Massachusetts in cui  Hopper e la moglie Jo si trasferirono nel 1934.

Prima di questo ideale passaggio c`è una piccola sala in cui si può sostare a disegnare schizzi da disegni di Hopper (un pezzo forte della mostra sono gli straordinari disegni, provenienti dal Whitney Museum di New York, come molte delle opere): un proiettore disegna i contorni degli studi di Hopper su fogli ammucchiati nella sala. Si prende una matita e si rifà il percorso delle sue mani sul foglio.
Un`ultima parola sulla mostra: non c`è calca e il personale in sala è di rara gentilezza.
 
ROMA, FONDAZIONE ROMA MUSEO 16 FEBBRAIO - 13 GIUGNO 2010
Fondazione Roma Museo - Via del Corso 320 - 00187 Roma
Tel. +39 06 678 6209 www.fondazioneromamuseo.it
 

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