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Posta & Risposta

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Svezzamento: la linea di UPPA

Domanda

Vittoria ha 7 mesi. Mangia la mattina il latte, a  pranzo la pasta con verdure o formaggino o olio e parmigiano; alle 17 carne con verdure, alle 21 latte... Un altro pediatra mi ha detto di dare 40 g di carne con la pasta e le verdure e di pomeriggio dare solo frutta e ricotta o yogurt e la sera latte! Secondo voi quale devo seguire?

Risposta

Per quanto riguarda lo svezzamento, UPPA ha una sua linea, piuttosto lontana dal genere di dieta che ha descritto. La invitiamo a leggere i numerosi articoli e speciali che abbiamo pubblicato su questo argomento e che può trovare nel nostro archivio. 
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Alimentazione e vaccini

Domanda

Sono una mamma di un bimbo di tre mesi e fino a quando non abbiamo fatto i vaccini mangiava che era una meraviglia. Dopo invece ha iniziato a mangiare all'incirca 90-100grammi di latte a poppata si dura fatica ad arrivare a 120. Quanto ci può influire il vaccino? Premetto che il bimbo è sveglio, non sta fermo un attimo ride e dorme che è un piacere. 

Risposta

Non vi è nessuna evidenza scientifica che i vaccini influiscano sull'alimentazione o sul comportamento dei bimbi e le dosi che riporti sono abbondanti, soprattutto se mangia ogni tre ore (non so quanto pesa il piccolo tieni conto che la dose complessiva di una giornata dovrebbe essere circa 150 ml per…
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Educazione alimentare: il ruolo della scuola

Domanda

Mio figlio, che compirà 5 anni il prossimo gennaio, frequenta il secondo anno della scuola d'infanzia comunale. Da quest'anno nella scuola c'è stato un importante cambiamento: non sarà più possibile per noi genitori scegliere la merenda di metà mattina per i nostri figli. Le insegnanti ci hanno chiesto, infatti, di portare a scuola un pacco di biscotti confezionati o, in alternativa, dei cracker e ci hanno detto che verranno dati massimo 2 biscotti a testa per bambino al giorno.
La motivazione sembra essere il fatto che negli anni scorsi molto spesso la merenda data ai bambini era troppo abbondante e i bimbi tendevano ad arrivare a pranzo senza appetito, con il risultato che molto cibo veniva gettato.
Io ho sempre dato a mio figlio 1 piccola schiacciatina fresca, quelle piccole tonde o della frutta (1/2 banana, un mandarino già spicchiato o un po' di uva), in rari casi un pacchetto di cracker. In questi giorni mi sto scontrando con le maestre, che non solo si rifiutano di dare a mio figlio la merenda che si porta da casa, ma lo rimproverano anche, e questo mi dispiace molto. Non posso credere che la scuola, che si fa paladina dell'educazione, stia obbligando mio figlio ad abituarsi al cibo confezionato, cosa che io ho sempre cercato di evitare, al punto di preferirlo alla frutta o a prodotti freschi! Capisco la loro motivazione, ma non potevano semplicemente chiederci di dare una merenda meno abbondante? Nei prossimo giorni dovrò parlare con le maestre per spiegargli le mie ragioni, le ragioni per le quali non ritengo salutare, né educativo, quello che ci stanno imponendo e vorrei chiedervi un consiglio su come affrontare la discussione. Secondo voi su quali argomenti posso puntare maggiormente,per rendere più credibile la mia posizione? Federica Pantani Pescia (PT)

Risposta

Premesso che siamo del tutto d'accordo con lei, in base al sua descrizione dei fatti l'unica strategia possibile è parlare, più che con le maestre, con chi dà le disposizioni in materia, dietista o medico scolastico o altri che sia.

Lucio Piemarini, pediatra 
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Quando fare la visita oculistica

Domanda

Scrivo per sottoporvi due quesiti: il primo riguarda i miei due figli grandi, Stefano 8 anni e Martina 5 anni e mezzo. So che alcuni pediatri consigliano una visita oculistica prima dell'inizio della scuola. A Stefano avevamo fatto fare un controllo da un ottico che l'aveva trovato a posto, perciò non avevamo fatto altri controlli. E' necessaria questa visita in bambini che non presentano (agli occhi dei genitori e degli insegnanti) nessun problema?
L'altro quesito riguarda Gabriele, 2 anni e mezzo. Da quando aveva 4 mesi succhia il pollice, solo per addormentarsi e, suppongo, talvolta mentre dorme. Ho letto nelle vostre risposte che fino ai 2 anni non è un problema; i 2 anni li ha superati, è opportuno cercare di "togliergli" il dito? Come si può fare?
Maddalena

Risposta

Carissima,
di solito è il pediatra di libera scelta che durante i bilanci di salute effettua dei test specifici che lo possono indirizzare a richiedere una visita dallo specialista. Se non c'è una forte famigliarità per problemi visivi o no ci sono segni particolari di allarme, non è necessario sottoporre
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Se il bambino rifiuta il biberon

Domanda

Aiuto! Amici Dottori ho bisogno del conforto che solo voi potete darmi!il mio secondogenito, 5 mesi, allattato esclusivamente al seno, non ne vuole assolutamente sapere del latte artificiale. Non dovrebbe essere un problema di biberon, dal momento che il mio latte lo ha accettato (dopo una strenua resistenza, in effetti). Il fatto è che a inizio novembre tornerò al lavoro: a quel punto spero di aver giá avviato un corretto auto svezzamento, ma saremo solo nella fase iniziale (quella, per intenderci, in cui solo un pasto sará diverso dal latte) e per ragioni logistiche e organizzative escludo che potrò tirarmi il latte. Il fatto è che il nostro bambino sembra proprio convinto delle proprie ragioni: lui, solitamente pacifico e sorridente, diventa un piccolo isterico se solo avvista il famigerato biberon, urla, piange e si divincola, nemmeno tenta di deglutire. Ci sono differenze di gusto tra le diverse marche di latte? E tra quello in polvere e quello liquido? Devo semplicemente aspettare e senza ulteriori tentativi preliminari, mettere il piccolo davanti a una scelta obbligata tra la fame e un indegnissimo sostituto del suo adorato latte di mamma?

Risposta

Gentile signora,
penso che per prima cosa lei debba avere fiducia del suo bambino e rispondere ai suoi segnali, che possono essere di fame o di rifiuto; se lei risponde appropriatamente alle sue risposte alle offerte di cibo, qualsiasi esso sia, lui sarà sereno perché si rende conto che la

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Gocce di ferro: quando servono

Domanda

La mia bimba ha 10 mesi e mezzo, 72 cm per 9 kg, in salute, vivace, reattiva e sveglia. Allattata al seno ancora oggi a richiesta, mangia di tutto. La pediatra mi ha consigliato di darle delle goccine di ferro, 10 al giorno per un paio di mesi perché la vede pallida e perché le do poca carne (2/3 volte a settimana e preferibilmente bianca). Premetto che anche io sono molto pallida da sempre senza avere carenze di ferro (non l'ho mai preso in vita mia) e anche mio marito non ha una carnagione molto colorita. Sono molto dubbiosa…cosa mi consigliate?

Risposta

La carne due-tre volte alla settimana basta e avanza comunque. Per sospettare una carenza di ferro si devono esaminare le mucose (congiuntiva, bocca, unghie, etc) e non la pelle. Prima di dare il ferro è opportuno confermare il sospetto con dosaggio almeno dell'emoglobina.

Sergio Conti Nibali, pediatra
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Bambini al nido, ma morti di sonno

Domanda

Sono mamma di un bambino di quasi 3 anni che ha appena iniziato a frequentare la scuola del'infanzia. Ho molte perplessità in merito al'assenza di un tempo e di uno spazio di riposo dedicato ai più piccoli. Per quello che so, 30 anni fa i bambini dopo il pranzo dormivano insieme, l'orario di frequenza era fino le 16 circa. Oggi nelle scuole non è più previsto il "riposino" dopo pranzo. Alle famiglie viene richiesto, o almeno caldamente consigliato, di andare a prendere i bambini alle ore 13. Mi chiedo, quali sono, se ci sono, delle motivazioni valide che io, da "esterna", ignoro? Quello a cui assisto in questa "nuova" scuola del'infanzia, è di fatto una disuguaglianza nel reale rispetto dei bambini. Quelli più fortunati, i cui genitori possono permettersi una babysitter o un orario di lavoro ridotto, quelli che hanno dei nonni disponibili, in gamba, già in pensione, torneranno a casa subito dopo il pranzo, stanchi ma con un lettino che li aspetta. Altri meno fortunati, con genitori che non possono spendere follie in baby sitter, che pur richiedendolo non si sono visti concedere un part-time, che vivono lontani dai nonni, saranno costretti a rimanere a scuola nonostante la stanchezza, ad addormentarsi con la testa appoggiata ad un tavolino, non vedranno rispettato il loro bisogno di riposo. Tutto ciò mi sembra paradossale in un mondo in cui si dovrebbe guardare prima di tutto l'interesse dei bambini; in cui si sottolinea l'importanza per le donne di lavorare (vedi anche il vostro articolo dell'ultimo numero).
Perché cambiare qualcosa che funzionava? Il mio bambino rientra tra quelli fortunati e mentre scrivo è nel suo letto a recuperare le forze dopo una mattinata di grosso impegno per lui. E' fortunato perché sono in maternità e mi chiedo "Come avremmo fatto altrimenti?". L'opzione baby sitter è fuori budget, una nonna vive lontano, l'altra lavora tutto il giorno. Insomma a malincuore l'unica opzione fattibile sarebbe stata lasciarlo a scuola fino le 16? Quello che mi dico è che a pagare il prezzo di ciò sarebbe stato lui. Lui che non ha neanche 3 anni.
Giovanna Cavan

Risposta

Anche io penso che bisognerebbe offrire la possibilità ai bambini che frequentano i primi anni della scuola dell'infanzia e che lo desiderino di dormire a scuola. 
Tanti anni fa facevo il "medico scolastico" (una figura fortunatamente scomparsa) nelle scuole di un piccolo comune in provincia di Siena: in tutti questi…
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Integratori: sono utili davvero?

Domanda

Ho bisogno di avere una opinione spassionata sugli integratori per aumentare le difese immunitarie. Sono la mamma di un bambino di due anni e mezzo, che frequenta il nido. Sono davvero efficaci? Tra le mamme (o per meglio dire tra i piccoli) del nido vanno tanto di moda. E' utile fare questo investimento?

Risposta

Temo che un investimento in "integratori" per sviluppare le difese immunitarie non sia dei più produttivi.
Lo so che vanno di moda: la gente ha bisogno di "fare qualcosa", riesce difficile pensare che forse si può semplicemente aspettare che la natura faccia il suo lavoro e le difese immunitarie crescano…
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Le mamme non sbagliano mai

Domanda

Sono una neo mamma di un bimbo di quasi 3 mesi. Il primo mese è andato benissimo, il bambino mangiava e dormiva. Il secondo invece e stato catastrofico perché ha sofferto molto con le colichette e, visto che piangeva cosi forte, cercavo di dargli solievo tenendolo in braccio e ninnandolo. Ora le colichette sono passate e lui non ne vuole sapere di dormire da solo (tra l'altro ha anche il sonno leggerissimo appena vola una mosca si sveglia). Quando gli viene sonno incomincia a piangere forte finché non lo ninno e, se non lo faccio, piange finché va in apnea. Ora comincia a pesare e la mia schiena ne risente. Ma ciò che più mi dispiace è vedere che debba soffrire cosi tanto ogni volta che deve dormire quando vedo gli altri bimbi che dormono da soli. La colpa è soltanto mia perche da quando è nato sono stata iperprotetiva con lui. Non l'ho mai lasciato piangere, l'ho sempre preso in braccio e soffro quando vedo che lo vuole prendere qualcun altro della famiglia perché mi sembra che nessuno sia in grado di tenerlo come me, di ninnarlo come me e penso che anche lui lo senta perché si calma solo con me. Il risultato è che devo stare sempre con lui in braccio e non riesco a fare niente, nemmeno da mangiare. Il rapporto con mio marito è in crisi da quando abbiamo avuto lui, proprio perché tutto il mio tempo lo dedico al bimbo. Ho fatto un grosso sbaglio a dare questi vizi al bimbo (tra l'altro dorme anche nel lettone per sentirmi vicina altrimenti non dorme) e non possiamo nemmeno girarci nel letto. Come posso rimediare, se c'è rimedio a quello che ho fatto, senza fare soffrire il bimbo.
Vi prego aiutatemi sono disperata.

Risposta

Carissima, non pensare di aver sbagliato! Hai fatto tutto ciò che una mamma (e soprattutto tutto ciò che un qualsiasi mammifero) avrebbe fatto. L'alto contatto, l'accudimento, le coccole portano solo benefici al tuo piccolo, il problema è che le necessità di un neonato spesso non collimano con il nostro stile…
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Allattamento: il sostegno necessario

Domanda

Sono papà di una bimba di 20 giorni che alla nascita pesava 2980 e ora pesa 2850. La mamma vuole darle solo il suo latte ma la bimba ha sempre fame e la vedo più magra. Ho paura che la poca nutrizione determini qualcosa di grave. Quanto tempo dobbiamo attendere ancora prima che il latte della madre sia sufficiente a nutrirla bene?

Risposta

Deve necessariamente consultare un operatore competente in allattamento; potrebbe essere il suo pediatra (che, comunque, deve visitare la sua bimba) o una consulente in allattamento della sua zona. Può fare riferimento al MAMI (http://www.mami.org/), all’AICPAM (http://www.aicpam.org/) o alla Leche League (http://lllitalia.org/)

Sergio Conti Nibali,…
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