Quel gioco suona bene

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A quale genitore non è capitato di osservare il proprio figlio spedire con destrezza da lanciatore di coltelli il cucchiaio carico di minestrina verso persone, pareti e cose? Il gesto, inutile nasconderselo, risulta carico di potenziale esplorativo: non solo per il sorprendente risultato "esplosivo" dato dalla povera pastina sparpagliata in ogni dove (compresa magari la faccia del lanciatore provetto), ma anche, e soprattutto, per il "suono" che il cucchiaio, colpendo qualcosa (o, peggio, qualcuno), magicamente provoca. Questo tipo di "esplorazione" risulta ossessivamente praticata quando, pastina a parte, è il solo oggetto afferrato saldamente dalla manina ad essere scagliato al pavimento. L`adulto di solito, indulgentemente, asseconda per un poco questo gioco le cui dinamiche assomigliano un po` a quelle che si instaurano tra il padrone che lancia il bastone e il suo fedele cane che corre a riprenderglielo. Nel dubbio di chi in realtà, tra padrone e cane, stia davvero servendo l`altro per farlo divertire, proviamo a capire meglio cosa avvinca tanto il bambino nella sua esplorazione sonora e motoria.

Raramente l`adulto riflette sul risultato davvero sorprendente celato in questo semplice lancio: il fatto che il suono giunga leggermente in ritardo rispetto al gesto del lanciare. Questo ritardo sospende per un istante la risposta acustica offerta dall`interazione con l`ambiente. Con quell`atto, in realtà, il bambino sta prendendo le misure con ciò che lo circonda: nella dimensione di spazio e tempo. Ma perché quell`istante che separa il gesto dal suono dovrebbe essere così importante? Va anzitutto detto che nella sua prima fase esplorativa il bambino vive il suono con una specie di ombra del gesto da egli prodotto: in sostanza il suono è recepito come componente propria del gesto – quale sua naturale estensione - e non tanto come qualcosa che appartiene all`oggetto, come ombra della materia. Il passaggio dal lanciare gli oggetti, per attenderne il risultato in termini di risposta sonora (eco), all`esplorazione mirata delle diverse sorgenti sonore, non è per nulla netto. Nonostante il bambino impari ben presto che a materia diversa risponde suono diverso, le proprietà sonore dell`oggetto (anzitutto il suo timbro) si presentano all`inizio fortemente "attaccate" al gesto che le produce, anche perché, solitamente, la maggior parte dei gesti sono di tipo percussivo, ossia movimenti finalizzati in cui l`avambraccio e la mano che impugna sembrano divenire tutt`uno con l`oggetto usato come battente. Si può, infatti, osservare come spesso, nella sua attività esplorativa, il bambino utilizzi il cucchiaio (piuttosto che una ciabatta, una bottiglia o altro) come un prolungamento della mano che va a percuotere diversi tipi di superficie (il pavimento, il tavolinetto del seggiolone, una pentola, un altro oggetto). Così facendo il bambino finisce con il confondere il suono dell`oggetto usato per percuotere con quello della superficie incontrata e percossa. In questa azione, gesto, oggetto percuotente e oggetto/superficie percossa restituiscono un unico risultato che il bambino potrà comprendere appieno solo dopo un certo tempo.

In questa attività di gioco di fondamentale scoperta per il bambino, il ruolo dell`oggetto promosso poco a poco a strumento sonoro, ossia a strumento di esplorazione e di misurazione del proprio rapporto con il mondo, pare essere centrale e, quindi, degno della massima attenzione da parte non solo degli educatori - in particolar al nido - ma anche degli stessi genitori.
Il suono, nel fornire una risposta ambientale estremamente gratificante e significativa ai tentativi operati dal bambino nella misurazione dello spazio-tempo e, in essi, dello stato della propria sfera emotivo/sensoriale, costituisce una "azione specchiante" e dunque di rinforzo dell`attività esplorativa. Il suono, con le sue onde acustiche increspate, diviene un sorta di feed-back raffinatissimo capace di restituire importantissime informazioni sul mondo circostante e sul nostro modo di abitarlo. Come una piccola puntina posata delicatamente nel microsolco di un vecchio disco in vinile in cui sono inscritti i suoni del mondo, le orecchie dei bambini sono in grado di leggere e interpretare (significare) in modo eccezionale ogni più piccola increspatura, variazione e microscopica differenza sonora. Ecco che allora la varietà e la ricchezza delle sorgenti sonore, e in particolare la varietà del loro modo di essere poste in eccitazione per produrre suono, risulta di estrema importanza per la crescita dell`orecchio musicale del bambino.
Sarà infatti proprio l`orecchio a guidare sapientemente quella manina che, da lanciatrice di cucchiai, saprà evolvere verso abilità sempre più raffinate, fino ad apprendere ad accarezzare musicalmente lo stesso orecchio con suoni carichi di desiderio comunicativo e di capacità espressive.


UNA RICERCA DI QUALCHE ANNO FA
In una sezione di lattanti in un nido di Reggio Emilia si è tentato di evidenziare la portata conoscitiva degli oggetti in prospettiva espressivo/sonora. Molti degli oggetti presenti nella sezione mettevano in luce la predominanza assunta da alcune gestualità più grossolane (il percuotere e lo scuotere) a discapito di altre più fini (il pizzicare o il soffiare). Ma l`osservazione sistematica ha permesso anche di dimostrare come, introducendo nella sezione determinati strumenti sonori (o veri propri strumenti musicali) le potenzialità esplorative e manipolative dei bambini si siano rapidamente moltiplicate raffinandosi in modo sorprendente.

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