Cultura

Andiamo a giocare… in cortile

Riappropriarsi di marciapiedi, piazze, piazzali e cortili con i giochi tradizionali che hanno cresciuto i genitori di oggi

di Maria Cristina Stasi - Pedagogista, Torino

Cortili e marciapiedi, piazze e piazzali, da secoli, in tutto il mondo, hanno ospitato il gioco dei bambini prima di essere invasi da macchine e tavolini dei bar. Sarebbe bello e utile per i nostri figli restituire loro questi spazi. Per esempio ritornando ai giochi tradizionali. In questo articolo vi proponiamo il gioco della campana o settimana. La sua origine è sconosciuta e si perde nella notte dei tempi; persino sulla pavimentazione del Foro Romano sono state trovate tracce di percorsi disegnati sul selciato. Poiché il gioco è diffuso dappertutto, non si sa se le strade imperiali siano servite a esportarlo o importarlo.

La campana

Ci sono infinite varianti di questo gioco. Tutti con le stesse regole di base, in cui viene messa alla prova l’abilità del giocatore nel compiere un percorso in equilibrio, insieme ad altre difficoltà. Si può giocare in due o più, ma anche da soli, allenandosi. Si può giocare ovunque si possa disegnare per terra con un bastoncino, un gesso o un pezzo di mattone, un percorso composto da caselle (normalmente da sette, come i giorni della settimana) di 40×60 cm di lato. Già il disegno del campo è un gioco nel gioco nel quale sbizzarrirsi. Si trova poi una pietra piatta o un pezzo di piastrella adatta a essere lanciata sulle caselle senza rotolare; le regole devono essere ben definite prima di iniziare.

Le regole del gioco

Stabilito l’ordine dei giocatori, il primo, dalla casella “terra” lancia la pietra nella casella 1, poi saltellando su un piede compie il percorso fino a “cielo” e ritorno, raccogliendo la pietra e passando sulla casella in cui questa si trova sempre senza mettere giù l’altro piede. Sulle caselle 2-3 e 5-6 si passa mettendo giù tutti e due i piedi a gambe divaricate. Rientrando su “terra”, il giocatore lancia la pietra su due e così via fino a che non sbaglia il lancio (la pietra finisce nella casella sbagliata, sul bordo o fuori). Tocca allora al secondo giocatore, via via fino a ricominciare il giro ritornando al primo che riparte da dove ha sbagliato. Finito il percorso normale, si continua aumentando la difficoltà, per esempio spingendo la pietra con la punta del piede, oppure saltando con la pietra su un piede o sul palmo della mano o sulla spalla. Da qui avanti la fantasia, la creatività e anche l’abilità dei giocatori possono contribuire a trasformare il gioco.

Per divertirsi di più

Nella fase finale il percorso si può fare bendati o con la testa rivolta verso l’alto, mentre gli altri giocatori danno indicazioni come “caldo” se si sta andando bene, “freddo” se si rischia di mettere il piede nel posto sbagliato. Si può conquistare una casella personale lanciando la pietra di spalle e scrivendo il proprio nome nella casella in cui finisce; su questa casella si potrà riposare mettendo giù tutti e due piedi, mentre gli altri dovranno chiedere il permesso per passarci su. Mira, capacità di coordinamento motorio, ma anche buone attitudini nel negoziare le regole sono le abilità principali richieste ai partecipanti del gioco che farà rivivere a molti genitori momenti della propria infanzia in cui buona parte del tempo era dedicato ai giochi da cortile.


Immagine in apertura Nadezhda1906 / iStock / Getty Images Plus