Educazione sessuale: che cosa significa?

Educare vuol dire fare in modo che i figli si attrezzino ad affrontare la vita per realizzare interamente sé stessi, anche quando si tratta di sessualità

Paolo Roccato, psicoanalista
La sessualità rappresentata nella statua di Amore e Psiche

Spesso i genitori chiedono indicazioni su problemi riguardanti i loro figli di fronte alla sessualità e, altrettanto, spesso si deve constatare che quei problemi nascono perché i genitori hanno una certa confusione su che cosa sia l’educazione sessuale.
I bambini hanno una preziosa risorsa anche in questo campo: una vivace curiosità verso ogni cosa. Vogliono sapere tutto: come fanno gli uccelli a volare, cosa vuol dire il gatto quando miagola, come fanno le zanzare a pungere e perché lo fanno, perché la corrente elettrica dà la scossa, perché ci si deve lavare le mani e i denti, perché di giorno c’è il sole e di notte non c’è, perché certi fratellini e sorelline ci sono già e altri invece arrivano a un certo momento. È per loro normale e del tutto naturale chiedersi come sono nati, o perché mamma e papà dormono nelle stesso letto, o cosa vuol dire sposarsi, o perché esistono i maschi e le femmine.

Chi ha paura di parlare di sessualità?

Se osserviamo quello che accade tra i bambini e i genitori, ci accorgiamo che sono gli adulti, e non i bambini, quelli che hanno problemi nel parlare di sessualità. È soltanto a partire dalla preadolescenza che usualmente i figli hanno una certa difficoltà, generalmente legata un poco al pudore (che in quegli anni aumenta e si va precisando) e molto al timore di esporsi al rischio di fare la figura o di imbranati (che non sanno ancora cose “da grandi”) o di impertinenti (che pretendono di sapere cose “da grandi” senza esserlo). Ma anche allora, se i ragazzi trovano adulti che parlano loro con franchezza e li ascoltano con rispettosa apertura, diventano subito sufficientemente disinvolti.

Ci sono bambini che si presentano evasivi, schivi, timorosi di parlare o di sentir parlare di sessualità. Non crediate che non siano interessati alle questioni della nascita, della procreazione, dell’amore e del sesso: anche loro, come tutti gli altri, hanno una naturale, grande curiosità in proposito; ma, sulla base della loro personale esperienza, hanno capito che i genitori non vogliono che si parli di cose sessuali; e questo anche se, magari, i genitori non hanno mai fatto questa proibizione in modo esplicito e diretto. L’hanno capito in modo trasversale, da segnali spesso irrilevanti per gli adulti, ma estremamente significativi per i bambini, quali sentire che i grandi abbassano la voce o cambiano improvvisamente discorso o mostrano un certo imbarazzo e una certa evasività quando si accorgono, mentre stanno parlando di sesso, che i bambini sono nei paraggi.

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Segretamente, si costruiscono anche delle personalissime idee sul perché i grandi non vogliono: forse perché sono cose così pericolose che anche loro ne hanno paura; o forse perché si tratta di cose tanto cattive e colpevoli, che bisogna evitarle; o forse perché sono cose troppo goduriose e piacevoli che i grandi vogliono tenere tutte per loro, e hanno paura che i bambini gliele portino via; o forse perché sono “cose di cacca e piscia”, così sporche e schifose, che è meglio lasciarle stare. Comunque sia, hanno capito che l’aspettativa dei grandi nei loro confronti è: “Tu, di quelle cose, non ti devi occupare. Tu quelle cose non le devi sapere!”.

Fantasie bizzarre (e patogene)

Allora i bambini (che tendono a pensare in termini assoluti e generalizzanti) si adeguano, almeno esteriormente, a quella che sentono come una tassativa ingiunzione da parte dei grandi. Faranno come se non fossero curiosi. Nei casi più pesanti, potranno arrivare a inibire la loro curiosità in tutti i campi, anche al di là delle pure e semplici cose sessuali, talvolta perfino con danni rilevanti sul piano dell’apprendimento cognitivo (vanno male a scuola).

Di solito, invece, tenderanno a nascondere e a mimetizzare la loro curiosità specifica sui temi sessuali. Curiosità che, ovviamente, continuerà a covare dentro di loro, però non più in modo solare e sereno, come sarebbe naturale e auspicabile, ma in modi torvi e sbiechi. Cercando di non farsi scoprire, drizzeranno sistematicamente le orecchie per afferrare tutte le informazioni possibili nei discorsi che sull’argomento i grandi fanno tra loro, senza saper distinguere, però, le informazioni scientifiche, o anche soltanto realistiche, dalle espressioni scherzose delle innumerevoli battute di argomento sessuale. Le informazioni così assunte saranno inevitabilmente del tutto casuali e frammentarie, quindi lacunose. Le incongruenze verranno da loro appianate e le lacune colmate con fantasie, anche bizzarre, spesso inventate di sana pianta. I bambini, poi, confronteranno le informazioni così assemblate con quelle, della stessa forza, in possesso dei coetanei, col risultato di arrivare a costruzioni stravaganti e inverosimili, magari spaventose, spesso inimmaginabili da parte degli adulti.
Ricordo un ragazzino di terza elementare (già grande, dunque), figlio di genitori molto colti ma parecchio maldestri, che aveva saputo dai compagni che i bambini nascevano così: il papà prende a cazzotti la pancia della mamma, che si apre con un buco che si chiama con un nome che è una parolaccia, e fa uscire un bambino tutto avvolto in una membrana viscida e sanguinolenta come un uovo senza guscio. Una donna tutta vestita di bianco, che si chiama “ostrica”, prende il bambino fra le mani, lo lava con l’acqua calda, perché se no farebbe troppo schifo, lo asciuga e lo dà alla mamma, che lo attacca alla mammella destra per dargli il latte.
Queste idee bizzarre (che sovente vengono dimenticate e che magari verranno riscoperte poi per caso nel corso di un trattamento psicoanalitico, arrivando talvolta inaspettate attraverso un sogno) non sono innocue. Col passare del tempo, queste idee vengono in apparenza dimenticate, rimanendo invece nascoste alla consapevolezza del soggetto: isolate in un angolino della mente, ma inavvertitamente attive, possono influenzare anche pesantemente gli atteggiamenti verso la vita amorosa e sessuale perfino quando i bambini saranno diventati adulti. Il danno potrà così essere grande, perché si esplicherà in un’area fra le più importanti per quel che riguarda la qualità della vita, propria e dei partner.

Come possiamo noi genitori prevenire tali distorsioni nelle menti dei nostri figli, piccoli o grandi che siano? In fondo, è abbastanza semplice. Basta parlare loro chiaro, dicendo – tanto per cambiare! – la verità. Sempre. In modi per loro comprensibili, beninteso!
L’educazione sessuale è, quindi, indispensabile, e non solo per prevenire dei guasti, ma anche e soprattutto per facilitare una vita amorosa buona, sana e soddisfacente nei futuri adulti e nei loro partner.

Non può esserci educazione sessuale senza informazione sessuale. Come non posso educare, per fare un esempio, alla guida sicura e ai piaceri che ne derivano senza fornire le necessarie informazioni, così non posso educare alla sessualità sicura e ai piaceri a essa connessi (compresi quelli legati alla genitorialità) senza fornire adeguate informazioni.
Il livello di base dell’educazione sessuale, dunque, è e deve sempre essere l’informazione sessuale.

Che cosa significa “educazione sessuale”?

Nella nostra cultura, i genitori troppo spesso fraintendono i propri compiti fondamentali: pensano di dover rendere i figli felici momento per momento e di doverli preservare da ogni dispiacere. È chiaro che in questa prospettiva non possono rientrare funzioni educative.
“Educare” sembra una parola obsoleta, se non addirittura cattiva. In questo modo, i genitori rischiano di allevare degli esseri estremamente fragili, incapaci di affrontare le difficoltà della vita e di cogliere e poi conquistare le opportunità positive che la vita stessa presenta.
Lo specifico compito dei genitori, invece, è proprio quello di educare i figli.
Educare vuol dire favorire che i figli si attrezzino ad affrontare la vita per realizzare interamente sé stessi: sviluppando le capacità di sopportare i dolori e le frustrazioni inevitabili e di tollerare l’attesa e le fatiche necessarie per realizzare desideri e progetti; accettando di dover compiere dei percorsi, che esigono tempo, sia per crescere sia per arrivare alle mete agognate. Per questo noi genitori insegniamo loro a parlare, a camminare, ad allacciarsi le scarpe, a osservare, a leggere, a scrivere, a fare i conti, a guidare la bicicletta, a usare il computer, a nuotare, ecc., favorendo lo sviluppo di tutte le loro capacità e l’acquisizione di numerose, differenziate abilità. Per questo insegniamo loro anche a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri; a cercare delle mediazioni fra le proprie esigenze e quelle degli altri; a trovare e a praticare molteplici modi di procurarsi piacere (non solo cartoni animati e merendine…); a riconoscere, sopportare e modulare il proprio dolore; a saper aspettare il momento opportuno, tollerando la frustrazione dell’attesa; a reggere le delusioni, cogliendo ciò che di buono la vita consente; e così via, nello sviluppo della loro intelligenza emotiva e delle loro capacità e abilità relazionali e sociali.

Sarebbe ben bizzarro che noi prestassimo attenzione a tutte queste cose, ma che poi pensassimo invece che no, l’educazione sessuale non è importante.
I bambini sono immersi in un mare di messaggi sessuali frammentari, episodici, del tutto scoordinati, spesso decontestualizzati, difficili quindi da integrare nella mente in modo sensato. Sono continuamente bombardati, specialmente dalla TV e da certe pubblicità, da messaggi su stili e su modelli di vita sessuale, talvolta scomposti, talvolta vuoti, talvolta molto brutti, spesso anche violenti o perversi. Sesso spesso svilito, più al servizio della maniacalità che non dello scambio relazionale e del piacere. Tutto questo senza nessuna valutazione, senza nessuna critica, senza contestualizzazione, soprattutto senza che le immagini e le situazioni cui si è preso parte attraverso la vista e l’udito possano fare riferimento a un tessuto di conoscenze sicuro e ben strutturato nel quale integrarsi.
Non possono essere lasciati soli a tirare le fila di tutta questa enorme matassa, amorfa e confusa, di informazioni e suggestioni sessuali.

L’educazione sessuale ha quindi una indispensabile funzione di orientamento, non solo in vista del comportamento (attuale e futuro) dei bambini e dei ragazzi, ma anche e soprattutto nel favorire che essi si facciano un’idea sensata della sessualità.
Solo se riusciamo a dar loro un solido orientamento di base potremo progressivamente arrivare a un’educazione sessuale che prepari alla gestione responsabile della sessualità.
Conoscenza, rispetto, integrazione. L’educazione sessuale non è (né ha da essere) un’educazione a sé stante: fa parte integrante dell’educazione intera. Comprende, quindi, conoscenza, rispetto e integrazione. Come l’intera educazione, serve a facilitare che i nostri figli si attrezzino ad affrontare adeguatamente la loro vita, realizzando sé stessi al meglio, nei tempi e nei modi giusti.
Conviene, dunque, che l’educazione sessuale miri, sì, a evitare i guai, ma più ancora a favorire il benessere fisico, psichico e relazionale, attuale e futuro.

Quando iniziare l’educazione sessuale?

A ben guardare, è una domanda curiosa. Sarebbe come chiedere, per esempio: “A quale età bisogna cominciare l’educazione all’esplorazione e al rispetto dell’ambiente?”. È del tutto ovvio che si comincia subito, e che, nel corso di tutta la vita, ogni occasione è buona.
È vero che la sessualità verrà esercitata pienamente molti anni dopo. Ma anche la guida nel traffico, per esempio, verrà esercitata pienamente molti anni dopo, ma ai bambini, già all’asilo, si insegna, per esempio:

“Col rosso non si passa,
col giallo fa’ attenzione,
col verde c’è via libera
per la circolazione”

e nessuno si pone problemi sulla precocità del messaggio. (Il quale messaggio, sia detto tra parentesi, parla giocosamente di regolamentazione sensata, e non di cieca permissività ideologica, né di ideologico cieco permissivismo).

Tutta l’educazione, su ogni aspetto della vita, che lo vogliamo o no, di fatto inizia subito, fin dalla nascita. Quando prendo in braccio un lattante che piange, per esempio, o quando gli faccio le feste all’incontrarsi dei nostri sguardi, io – di fatto, anche se non ne sono consapevole – lo sto educando alla solidarietà nel dolore e alla condivisione nel piacere.

Si tratta di esercitare l’educazione sempre in modi adeguati all’età e alle capacità di comprensione. A due bambini che si litigano un giocattolo non parlerò certo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ma cercherò di far arrivare in qualche modo il messaggio che il sostegno di sé è un valore, ma che lo è anche il cercare di mettersi d’accordo. Come? Me lo dovrò inventare di volta in volta, è ovvio.
Ogni nostro atto interattivo coi nostri figli è, di fatto, un intervento educativo. Non c’è scampo: anche se non facciamo niente, quella che verrà fuori sarà un’educazione omissiva.

Sembrerebbe tutto così evidente

Perché, allora, i grandi si fanno tanti problemi a chiarire le cose ai bambini e a educarli, quando si tratta di sesso? Credo che i motivi siano molti.
Preoccupazioni e perplessità dei genitori. Uno dei motivi per cui i genitori stentano a parlare della sessualità ai figli – certamente il più importante e certissimamente il più misconosciuto – risiede nell’invidia degli adulti verso i bambini, gli adolescenti e i giovani, se questi si preparano a godere meglio e in modi meno conflittuali i piaceri del proprio corpo e dell’incontro con i corpi altrui.

Sotterraneamente connessa all’invidia è la preoccupazione che i figli accedano troppo precocemente ai piaceri del sesso e che ne vengano irretiti, col temuto (totalmente irrealistico) rischio di esserne così assorbiti da non avere disponibilità per niente altro (studio, lavoro, impegno sociale). È, in effetti, un sogno di tutti quello di trovare un amore così pieno e travolgente da farci dimenticare ogni altra cosa. Ed è ben strano che quello che per tutti è un sogno (che, come tale, è ovviamente irrealistico) sia considerato un pericolo per i figli. L’invidia attizza la brace di queste preoccupazioni.
Un’altra preoccupazione, sempre sotterraneamente collegata a movimenti invidiosi, è la fantasia che i ragazzi, se troppo precocemente informati sulle cose del sesso, arrivino a una gestione irresponsabile della propria sessualità, magari esponendosi a rischi (gravidanze non cercate, malattie veneree, legami scriteriati…). Come si vede, si va di bizzarria in bizzarria, giacché è più probabile che i ragazzi arrivino alla gestione responsabile della sessualità (così come di qualunque altra risorsa) se sanno di che cosa si tratta e come essa si esplica. Non è mai l’ignoranza quella che favorisce atteggiamenti responsabili. Anzi!
Un vero terrore, poi, è quello che riguarda il pericolo che il bambino si metta incoscientemente in situazioni di pericolo di abuso sessuale. Quanto più è sprovveduto e quanto più sente la propria curiosità sessuale come impresentabile, tanto più il bambino corre il rischio di non saper valutare le situazioni e di inibirsi nel richiedere eventualmente aiuto. Gli abusi sessuali sono estremamente più frequenti in famiglia che fuori. Se in famiglia vige un clima di fiduciosa sincerità in generale e di apertura schietta verso la conoscenza critica di qualsiasi realtà, il clima sarà di per sé stesso tale da prevenire questo tipo di guai, sia dentro sia fuori dal contesto famigliare.
Sempre collegata all’invidia è la preoccupazione (del tutto immaginaria) che, se i ragazzi hanno dimestichezza con le informazioni intorno alla sessualità, corrano il rischio di vivere la sessualità scissa dall’amore. È vero il contrario. Non si possono, infatti, integrare tra loro cose sconosciute.

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Uno dei timori più diffusi, simile al precedente, è che, se i ragazzini sanno già troppo precocemente di sesso, corrano il rischio di viverlo in modo banalizzato, senza rispetto verso sé stessi e verso gli altri. Qui si vede con chiarezza quanto sia importante che l’educazione sessuale si inserisca nell’insieme dell’educazione alla vita. Fin da quando sono ancora bambini bisogna abituare i futuri giovani e adulti a considerare un valore il pensare con la propria mente e il sentire col proprio cuore, rimanendo aperti e curiosi di sapere come altri pensano e sentono. Se questo atteggiamento fondamentale aperto e critico verrà interiorizzato, possiamo stare tranquilli che il rispetto di sé stessi e degli altri verrà perseguito sistematicamente come qualcosa di assolutamente naturale e ovvio in ogni situazione, quindi anche per la sessualità e l’amore.
Un analogo timore, particolarmente diffuso in ambienti dove si punta ad alti ideali, può essere quello che i figli troppo edotti sui piaceri del sesso crescano in modo disordinato, esposti al vizio, senza riconoscere l’importanza della virtù.

Sull’ignoranza non s’è mai strutturata alcuna virtù. Anzi: l’ignoranza espone a situazioni di pericolo, di confusione e di maggiore difficoltà nella gestione delle situazioni di vita. Il silenzio non trasmette altri valori se non l’insipienza e l’ignoranza. Non è “educazione” quella che non trasmette valori. Il primo e forse il più importante fra i valori è l’integrazione. Sesso, amore, desiderio, piacere, procreazione responsabile, senso della vita, rispetto di sé stessi e degli altri, gioia per l’incontro, piacere della condivisione, innamoramento, amore maturo… di tutto questo ha da occuparsi l’educazione sessuale, per favorirne, appunto, l’integrazione. Ma alla base ha da essere posta l’informazione sessuale, perché non è possibile integrare ciò che non si conosce.

Pure connessa con l’invidia, ma concepita nella direzione opposta, è la preoccupazione di poter suscitare invidia nei bambini, svelando che mamma e papà hanno tra loro una relazione esclusiva bella e appassionata che ai bambini è ancora preclusa. Nella vita è importante, fin da quando siamo bambini, accettare di essere “in divenire”. È sano e giusto, perché è vero, che i bambini sappiano che quando saranno grandi potranno fare cose che ora non possono. Dà una grande tristezza vedere ai giardinetti qualche bambino rincitrullito che guida annoiato per i vialetti una macchinina elettrica, mentre gli altri giocano, saltano e corrono. La macchina la potrà guidare quando sarà grande.
Molto del disagio dei grandi nasce dal timore di essere, per così dire, osceni, quasi che spiegare amore, procreazione e sesso fosse un istigare i figli a immaginare i genitori impegnati nelle loro appassionate effusioni. Temono che il parlare di sessualità ai bambini sia equivalente al far sesso davanti a loro. È bene, in effetti, che i genitori siano rispettosi del pudore dei figli, e che evitino promiscuità con loro. Che non si mostrino nudi né facciano l’amore in loro presenza. Può essere davvero traumatico assistere ai rapporti sessuali dei genitori o comunque dei grandi. Immaginare che cosa succede quando si farà l’amore è differente dal vedere con la crudezza della realtà quello che accade. I sospiri di piacere, per esempio, potrebbero essere presi per straziati lamenti di dolore, suscitando terrore e avversione.
Diffusissima tra gli adulti è l’illusione che i bambini siano asessuati, innocenti, come se la sessualità dei bambini non esistesse. Il timore di fare educazione sessuale, allora, è quello di rompere precocemente quello stato (inesistente!) di innocenza.
La vita amorosa e sessuale dei bambini esiste, però è differente da quella degli adulti. I bambini si innamorano e amano appassionatamente, ma in modi differenti da quelli degli adulti. Può essere lesivo deriderli per i loro amori, o sciocco e irrispettoso trattarli alla stregua degli amori dei grandi.

Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 04/12/2019

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