Parlare di mestruazioni senza pregiudizi: intervista a Giorgia Vezzoli

Le mestruazioni sono un importante evento fisiologico. Parlarne senza stereotipi serve a viverle con serenità

Anna Rita Longo, Science writer
assorbenti per le mestruazioni di vario tipo su sfondo azzurro

Parlare di mestruazioni, nel nostro Paese e non solo, è spesso fonte di imbarazzo. Anzi, in effetti, di mestruazioni molte volte non si parla neppure, perché il nome viene coperto da un tabù che è chiaro segno della permanenza di retaggi patriarcali. Quindi si cerca la perifrasi o si parla, genericamente, di “ciclo”, contribuendo a fare disinformazione, perché le mestruazioni non sono il ciclo ma una sua specifica fase.

L’imbarazzo appreso

Molte bambine imparano presto, per imitazione, a considerare quest’aspetto della fisiologia femminile come qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi, così come molti bambini vengono indirettamente portati, in questo modo, a provare nei suoi riguardi repulsione e imbarazzo.

Si riflette poco sui messaggi indiretti, ma chiarissimi, che passano attraverso il tabù legato alle mestruazioni: di fatto si tratta di una delle maniere per ammantare di un’aura negativa tutto ciò che riguarda le donne e la fisiologia femminile, rafforzando l’idea che ciò che le caratterizza non possa essere positivo. Ed ecco allora le tante leggende popolari legate alle mestruazioni, che vedono le donne come sempre influenzate dai propri ormoni, incapaci di affrontare problemi e situazioni complesse con razionalità, o, addirittura, come si diceva un tempo, in grado di far seccare i fiori e inacidire il sugo. La repulsione per il femminile si estende anche alla menopausa, oggetto di un vero e proprio stigma.

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La letteratura contro gli stereotipi

Il percorso verso il superamento di queste idee può passare anche dalla letteratura: è l’idea di Giorgia Vezzoli, che ha già affrontato il tema dello smantellamento degli stereotipi di genere nelle sue opere precedenti (tra le quali Mi piace Spiderman… e allora?, da cui è stato tratto un cortometraggio di successo) e che nel suo ultimo romanzo ha deciso di soffermarsi proprio sul tabù mestruale.

Nel suo libro Period Girl, edito da Settenove, si propone infatti di rovesciare totalmente questa narrazione stereotipata attraverso la storia della protagonista, Robin, che, con l’arrivo del menarca, scopre che le mestruazioni le donano un superpotere, che le consente tra l’altro di aiutare la natura messa in difficoltà dal cambiamento climatico, frutto delle scelte irresponsabili degli esseri umani. Con il suo percorso di vita, accompagnato da personaggi di tutte le età e con ruoli differenti – che ribaltano anche molti degli stereotipi collegati, per esempio, alla famiglia – Robin avrà modo di aiutare lettori e lettrici a liberarsi di sovrastrutture inutili o dannose, per guardare in modo positivo a tutte le fasi della vita, sottolineando inoltre l’importanza della solidarietà sociale e intergenerazionale.

Perché un romanzo

Ma per quale ragione scegliere la forma del romanzo e non, per esempio, del saggio per affrontare questi argomenti? Chiediamolo direttamente all’autrice, che ha accettato di approfondire con noi alcuni aspetti del suo lavoro.

«Intanto perché sono una scrittrice e non un’esperta», ci ha detto. «Quello che io cerco di fare, in particolare, è scrivere storie che possano disfare pregiudizi. Credo molto nel potere delle storie come strumento per rivoluzionare l’immaginario collettivo e creare nuovi scenari possibili. Attraverso la vita dei personaggi noi viviamo cose che magari non avremmo mai pensato di sperimentare e attraverso le loro (e le nostre) emozioni possiamo comprendere cose che magari non avremmo mai pensato di accettare», aggiunge Vezzoli.

Riappropriarsi delle cose attraverso le parole

In quest’ottica, perché è importante restituire alle mestruazioni il loro nome e, in generale, porre attenzione all’uso del linguaggio? Sottolinea Vezzoli: «Perché le cose, se non vengono nominate, non esistono. Quello che secondo me è molto importante fare per togliere tabù e pregiudizi dalle mestruazioni è cominciare a nominarle correttamente, senza timori e senza vergogna. Una cosa che mi sono ripromessa di fare nel libro, infatti, è stata quella di cercare di non usare la tanto abusata parola “ciclo” come sinonimo improprio di mestruazione».

La riflessione sul linguaggio è il primo passo per scardinare la narrazione tradizionale. Poi è fondamentale cominciare a rovesciare tutti i luoghi comuni sul tema. Aggiunge Vezzoli: «Si tratta di un percorso importantissimo: superare i pregiudizi sulle mestruazioni aiuta a compiere, di conseguenza, un passo importante nella realizzazione concreta della parità di genere. I pregiudizi sulle mestruazioni, infatti, hanno condizionato e tuttora spesso condizionano la vita delle donne.

Prendiamo, per esempio, la convinzione che durante le mestruazioni le donne abbiano una capacità di giudizio “offuscata”, per usare un eufemismo. Questo potrebbe svantaggiarle nella loro autorevolezza, magari anche in ambito lavorativo. Continuare a non parlare apertamente di mestruazioni significa di fatto mantenere una società che non riconosce le esigenze di chi le ha e che continua a gestire le cose a misura di uomo». È quello che accade in diversi Paesi, Italia compresa, nei quali, per esempio, ai prodotti per le mestruazioni (assorbenti, tamponi, coppetta mestruale, eccetera) si applica, in molti casi, l’IVA prevista per i beni di lusso e non per i beni di prima necessità, come se si trattasse di strumenti non necessari alla vita quotidiana.

L’importanza della collaborazione 

Protagonisti del libro sono, come dicevamo, anche temi come l’ecologia, la convivenza delle differenze, la solidarietà sociale e intergenerazionale. Perché è importante soffermarvisi? «Perché sono temi vitali, e anzi direi imprescindibili, per creare una società migliore», afferma Vezzoli. «Sono quelli su cui si gioca il nostro futuro, in particolare quello delle ragazze e dei ragazzi a cui è rivolto il romanzo, che sono i cittadini e le cittadine di domani. Sono tutti temi a cui sono particolarmente legata e che spesso fanno parte anche del mio lavoro di comunicatrice nell’ambito del sociale», continua l’autrice.

È quello che possiamo vedere, per esempio, nel rapporto tra Robin e le altre figure della storia. «Forse la cosa più importante che questi intrecci esprimono (più che insegnano) è il valore della condivisione e della sorellanza. È grazie all’anziana amica Flora che Robin riesce a “sbloccare” i suoi superpoteri. È grazie all’amicizia con Matilde che Robin può avere un sostegno emotivo durante questa scoperta. È grazie alla mamma che arriva preparata alla sua prima mestruazione. È grazie alla sorella che impara ad affrontare il conflitto. È grazie, infine, a tutte le donne iscritte all’app Segui il flusso che può ricreare intere foreste. Robin è, a tutti gli effetti, un’eroina collaborativa che ci dimostra che per affrontare la complessità delle sfide globali occorre unire le forze, le competenze e le differenze».

Il ruolo dei genitori

Abbiamo, infine, chiesto all’autrice quali consigli darebbe ai genitori per affrontare serenamente questi temi con le figlie e con i figli. Come dicevamo, una parte del superamento degli stereotipi passa attraverso la possibilità di parlare liberamente del tema anche con i maschi.

Sottolinea Vezzoli: «Ho scritto un romanzo proprio per cercare di interessare anche i maschi all’argomento mestruazioni e, a giudicare da alcuni feedback che sto ricevendo, sembra che la storia piaccia anche a loro. Io credo che per affrontare serenamente il tema in famiglia una cosa molto utile possa essere l’esempio. Se i genitori stessi sono i primi a parlare di mestruazioni con tranquillità e non come qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi, allora sarà più semplice per le figlie e i figli fare altrettanto.

Ci sono poi diverse iniziative a cui si potrebbe partecipare, come gli eventi organizzati da figure professionali per accompagnare le ragazzine in questa delicata fase di crescita. Ci sono bellissimi libri e manuali sull’argomento per informarsi con semplicità e infine ci sono le storie come la mia che possono aiutare ad affrontare meglio le mestruazioni da un punto di vista più emotivo».

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Anna Rita Longo

Divulgatrice scientifica, è socia effettiva e presidente della sezione pugliese del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e membro del direttivo dell’associazione professionale di comunicatori della scienza SWIM. Scrive per diverse riviste cartacee e online, tra le quali Le Scienze, Mind, Uppa, Focus Scuola, Wired.it, Wonder Why, Scientificast.

Articolo pubblicato il 16/06/2021 e aggiornato il 16/06/2021
Immagine in apertura FabrikaCr / iStock

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