Quando i bambini dicono le bugie | UPPA.it

Quando i bambini dicono le bugie

Paolo Roccato,
psicoanalista
Quando i bambini dicono le bugie

Quella delle bugie, nella relazione fra bambini e adulti, è una questione importante. Bisogna dire subito che riguarda, in primo luogo, i grandi. Di solito, infatti, sono loro quelli che per primi dicono sistematicamente bugie ai bambini, e non viceversa. Magari pensando di far bene, talvolta per proteggerli da qualcosa di troppo penoso, talvolta per leggerezza, o per cavarsela a buon mercato, o perché temono di non saper tradurre in termini comprensibili un pensiero o un’esperienza difficili. Quasi sempre perché non si accorgono di quanta sia la fame di verità che i bambini hanno.

Le nostre bugie

Ai bambini bisogna dire la verità sempre, soprattutto su quello che li riguarda. Questo non vuol dire che i genitori debbano “confessarsi” con i figli, o confidar loro le proprie difficoltà di coppia, o dire a quanto ammontano i debiti con la banca. C’è una differenza sostanziale fra riservatezza e falsità. Non è opportuno l’uso dei bambini, contrabbandato come “sincerità”, per ottenere un appoggio emotivo per i propri problemi di adulti. Inevitabilmente i bambini si sentirebbero caricati di un compito per loro sproporzionato: sostenere emotivamente i genitori, anziché usufruire del loro sostegno affettivo, com’è nella natura delle cose.

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È buona cosa, infatti, che sia netta la separazione fra cose che riguardano i genitori, su cui è sacrosanta una buona dose di riservatezza, e cose che riguardano i figli, su cui assoluta ha da essere la sincerità, così come sulle cose che riguardano tutti gli esseri umani e i vari aspetti della realtà.

Le bugie che gli adulti gli dicono, prima o poi, vengono dal bambino riconosciute come tali, e questo accade molto più spesso e più estesamente di quanto i grandi non credano, anche perché il bambino, non fidandosi più, potrà cercare di nascondere di aver capito di essere stato ingannato. La conseguenza principale delle bugie dei grandi è dunque la perdita di fiducia verso di loro, che a volte può comportare anche più pesanti sentimenti di sospettosità o di incertezza verso la realtà. Non è poi molto educativo insegnare, col proprio esempio, a dir bugie…

Le bugie dei bambini

Tutti i bambini dicono bugie. O almeno qualche volta ci provano. Ma perché? A quali esigenze risponde il loro dire bugie?
Generalmente si pensa che il bambino dica bugie per ottenere dei vantaggi, che altrimenti teme gli siano preclusi. Effettivamente questo può succedere. Per esempio: “Non fai merenda se prima non ti lavi le mani” – “Ma io le ho già lavate!”.
Ma il bambino dice bugie soprattutto per “salvare la faccia”, cioè per assicurarsi (o per non perdere) la stima delle persone per lui importanti, così da garantirsi la loro considerazione, il loro affetto e il loro amore, anche quando sa di non corrispondere alle loro aspettative.

Le bugie, dunque, quasi sempre nascono dall’impatto con aspettative verso di lui che egli sente (in quel momento almeno) troppo elevate, o da elargizioni di vantaggi che egli sente troppo ristrette o troppo severamente condizionate a comportamenti che gli vengono richiesti e che gli appaiono troppo onerosi. Le bugie, quelle dei bambini soprattutto, si inseriscono all’interno di una relazione che, in quel momento, per qualche motivo, appare come troppo angusta rispetto alle proprie aspettative in confronto con le aspettative degli altri. Bisogna tenerne conto, non per non pretendere nulla dai nostri bambini (anzi!), ma per comprendere cosa sta succedendo e per poter indicare altri modi di far fronte al divario fra aspettative proprie e altrui.

Non tutte le bugie sono protettive di sé (salvare la faccia, ottenere vantaggi, evitare punizioni): possono essere anche protettive di altri (amici, compagni, adulti), per evitar loro danni reali o immaginari. In questo tipo di bugie rientrano quelle che il bambino dice ai grandi, perché li percepisce come troppo fragili: temendo di dar loro un dolore insopportabile, li protegge, nascondendo la cosa che li addolorerebbe. Anche in questi casi è opportuno capire quel che sta succedendo, e facilitare che il bambino trovi altri modi di gestire il rapporto.

Un tipo particolare, infine, è quello delle bugie compiacenti. Il bambino “bene educato”, per esempio, dice che la minestra della zia è buona, anche se lo disgusta, per cercare di farla contenta. Il rischio è quello di confondere rapporto buono con rapporto falso, amore con compiacenza. Se questo diventa il prevalente dei modi, si può aprire un destino di infelicità.

Il bambino ha bisogno di dire bugie

Ma vi è un altro motivo, ancora più importante (e dai grandi quasi sempre misconosciuto) per cui il bambino, in certi momenti, ha bisogno di dire le bugie. È il bisogno di sperimentare che la sua mente non è trasparente; che i grandi non vi leggono dentro a sua insaputa; che essi non sono come Dio che tutto vede e tutto sa, ma sono fallibili; che ci si conosce solo attraverso la comunicazione. Anche per questa via il bambino completa la percezione di se stesso come di un’entità individuale, separata, distinta dai genitori e da ogni altro essere umano. Un’entità che ha aree differenziate all’interno di sé: alcune più intime e personalissime, che può tenere riservate solo per se stesso; altre un po’ più periferiche, ma sempre molto intime, che può condividere con le persone più amiche; altre più esterne, cui può far accedere molte più persone; e altre molto più periferiche, sociali, che può condividere pressoché con tutti. E questa è la base per scoprire tante cose, fra cui, per esempio, il valore di sé, la capacità di trattare differentemente le persone e i rapporti, l’importanza della cooperazione.

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Tutte le bugie nascono, in definitiva, da sfiducia in se stessi (sentiti come incapaci di affrontare la verità e le conseguenze personali, relazionali e sociali di essa), sfiducia nell’interlocutore (sentito come uno o che pretende troppo, o che non sopporta il vero per fragilità o per preconcetto), e sfiducia nella relazione (sentita come troppo fragile, come non potesse contenere le cose come stanno). È quindi giusto pretendere che i nostri figli siano sinceri e leali (a meno che non li si voglia far diventare presidenti del consiglio dei ministri…), ed è giusto passar loro l’amore per la verità come uno dei massimi valori, ed è giusto, quindi, sanzionare le bugie come qualcosa di negativo; ma è anche essenziale, di volta in volta, comprendere i significati delle singole bugie nel contesto in cui fioriscono, per riuscire a facilitare altre vie, più adeguate, per salvaguardare il senso di sé e i rapporti con gli altri.

Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 18.10.2018
Immagine in apertura chuckcollier / iStock