COVID-19 e scuola: ambientamento sì o no?

Le misure di prevenzione del contagio da COVID-19 hanno fatto temere a molti genitori l’impossibilità di un ambientamento accompagnato alla scuola dell’infanzia. Ma cosa dicono le disposizioni ministeriali?

Chiara Borgia, pedagogista
Papà e figlia di spalle davanti alla scuola per cominciare l'ambientamento

«Sin dai primi anni di scolarizzazione è importante che i docenti definiscano le loro proposte in una relazione costante con i bisogni fondamentali e i desideri dei bambini e degli adolescenti. È altrettanto importante valorizzare simbolicamente i momenti di passaggio che segnano le tappe principali di apprendimento e di crescita di ogni studente» (dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione Miur).

In questi giorni i servizi educativi per l’infanzia e le scuole stanno riaprendo dopo la chiusura per l’emergenza COVID-19. La nostra redazione ha ricevuto segnalazioni e domande da parte di tanti genitori che stanno cercando di capire come funzionerà questo nuovo anno scolastico, e soprattutto che impatto avranno sulla salute e l’educazione dei bambini le misure per la prevenzione del contagio a scuola.

Sentiamo l’urgenza, allora, di riflettere sul modo in cui bambini e famiglie vivranno i primi giorni di frequenza al nido o alla scuola dell’infanzia, a partire dai racconti di molti genitori che ci dicono come diversi istituti scolastici, quest’anno, non offrirebbero la possibilità di un periodo di ambientamento in presenza di un genitore. Sembrerebbe quindi che i bambini, anche alla primissima esperienza, dovranno essere salutati sulla porta. Cerchiamo di capirne di più.

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Cos’è l’ambientamento

Con il termine “ambientamento” ci riferiamo all’insieme di buone pratiche di relazione tra famiglia e servizi educativi scolastici, che inizia dalle prime visite alla struttura e dai primi contatti tra educatori e genitori, e prosegue con la frequenza iniziale e graduale del bambino a scuola, accompagnato dalla modulata presenza di un adulto di riferimento, fino alla sua completa presa in carico da parte degli educatori e insegnanti.

L’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia è un momento importante nella vita del bambino e dei genitori: rappresenta la prima esperienza di distacco prolungato dalla famiglia e una delle prime tappe nel cammino verso la reciproca autonomia.

Come abbiamo scritto più volte su Uppa, parlare di “ambientamento” e non di “inserimento” significa scegliere di evidenziare il ruolo attivo del bambino, di valorizzare le sue competenze nell’esplorare un nuovo ambiente e di riconoscere la sua capacità di entrare a farne parte in modo positivo. Agli adulti, genitori e personale educativo della struttura, spetta il compito di accompagnarlo e mediare la sua esperienza, avendo cura di predisporre un ambiente – fisico e relazionale – accogliente verso i suoi bisogni.

Cosa cambia con la COVID-19?

Le linee guida del Miur del 3 agosto 2020 esprimono in diversi passaggi la necessità di tutelare, insieme all’aspetto sanitario, la qualità pedagogica del servizio scolastico e i bisogni di crescita dei piccoli.

Per quanto riguarda l’ambientamento, suggeriscono che potrebbe realizzarsi in gruppi, comprendendo il genitore e, ove possibile, preferendo spazi esterni: «Nei servizi educativi, per la fascia 0-3 anni, nel rispetto dei criteri pedagogici consolidati, qualora si ritenga necessario prevedere un periodo di ambientamento accompagnato da un genitore o un altro adulto accompagnatore, si suggerisce un ambientamento che potrebbe realizzarsi sempre in gruppi, comprendendo il genitore o l’adulto accompagnatore. Ove possibile, occorre preferire spazi esterni o diversi da quelli frequentati dai bambini, sempre nel rispetto delle misure adottate per il contenimento del contagio».

Nel testo del Decreto, per quanto riguarda l’ambientamento da realizzarsi con la presenza di un genitore, si fa riferimento solo alla fascia 0-3 anni. Eppure, la necessità di prevedere l’ambientamento anche per la fascia 3-6 anni è evidenziata in un altro documento del Miur di pochi giorni successivo (6 agosto 2020), il Protocollo di sicurezza per la ripresa a settembre (testo approvato, tra gli altri, anche dal Ministero della Salute), in cui leggiamo che «è opportuno in ogni servizio educativo e scuola dell’infanzia prevedere tempi e spazi per l’accoglienza e l’inserimento delle bambine e dei bambini, con l’accompagnamento e la permanenza in struttura di un genitore o di altro adulto delegato, in riferimento ai bambini neo-iscritti e nei casi in cui gli educatori/insegnanti ne rilevino la necessità». 

Andando a ritroso, troviamo come altro riferimento il Decreto ministeriale 39 del 26 giugno 2020 – Piano scuola 2020-2021, linee guida per settembre, che nel paragrafo Educazione e cura per i piccoli, riferendosi esplicitamente ai bambini di età inferiore ai 6 anni, scrive: «Un’attenzione particolare va data ai bambini che per la prima volta risultano iscritti, prevedendo per essi (e per i loro genitori) momenti riservati di ascolto e di primo ambientamento. Questa avvertenza è importante per tutti i bambini frequentanti, per i quali vanno riannodate esperienze bruscamente interrotte e che vanno preparati al nuovo incontro, coinvolgendoli gradualmente – considerata la loro tenera età – nella assunzione delle nuove regole di sicurezza e di rispetto»

Visto il moltiplicarsi, in questi giorni, di esperienze e indicazioni diverse tra le scuole italiane in merito alla gestione dell’ambientamento, sarebbe utile e urgente che arrivasse, da parte del ministero, un chiarimento indirizzato alle istituzioni scolastiche, ormai pronte a iniziare le attività annuali.

Fondamentale è il diritto del bambino, sia nella fascia 0-3 che in quella 3-6 anni, a un graduale ambientamento a scuola, accompagnato dall’adulto di riferimento. In questo senso va contemplata anche la possibile necessità di re-ambientamento per i bambini frequentanti lo scorso anno scolastico e i cui percorsi sono stati bruscamente interrotti dall’emergenza sanitaria.

Per approfondire

La necessità di garantire l’ambientamento per i bambini

Ogni bambino entra a scuola portando con sé la propria storia: la crescita all’interno della famiglia con il suo sistema culturale, educativo, valoriale; i suoi equilibri e le sue fragilità; il tipo di legame di attaccamento costruito con i genitori; le esperienze di distacco precedenti; le relazioni sociali con altri adulti e bambini. Ogni bambino è diverso e unico, per temperamento, caratteristiche, competenze, sogni, interessi, talenti. Tutti i bambini che muovono i primi passi a scuola hanno bisogno di trovare dei punti di riferimento e di creare dei legami affettivi; cercano sicurezza e conferme ma al tempo stesso sono avidi di conoscenza, scoperte, nuovi stimoli emotivi, cognitivi, sociali, culturali.

La necessità di garantire l’ambientamento per i genitori

Durante il periodo di ambientamento i genitori hanno diverse aspettative su come il bambino reagirà alla nuova situazione e vivono spesso emozioni ambivalenti: orgoglio e felicità di vedere crescere il proprio piccolo, paura per i potenziali pericoli e le difficoltà che potrebbe dover affrontare, gioia per le nuove scoperte del bambino, nostalgia o gelosia dovute al distacco e alla presenza di figure “estranee”. 

Mamme e papà hanno bisogno di sentire che quella scuola è il luogo “giusto” per il loro bambino, e dentro questa parola mettono tutti i propri desideri e preoccupazioni. 

Le famiglie sono chiamate a partecipare alla vita scolastica assumendosi nuove responsabilità e aprendosi a relazioni diverse sia con gli insegnanti sia con le altre famiglie. 

La presenza del genitore è davvero così importante?

Ogni bambino vive diversamente la fase di ingresso a scuola; genitori e insegnanti sanno bene che c’è chi saluta subito i genitori scappando a giocare con i compagnetti; chi stringe timoroso la mano di papà; chi sembra spavaldo i primi giorni e poi inaspettatamente scoppia in un pianto disperato quando la mamma si allontana… 

Ogni bimbo, così come ogni genitore e ogni famiglia, è unico e avrà il suo modo e il suo tempo per ambientarsi nella nuova realtà. Questo processo viene facilitato dalla presenza del genitore, che, modulata secondo le indicazioni pedagogiche provenienti dalla struttura scolastica, ha una funzione mediatrice e rassicurante. 

Il legame di attaccamento che unisce il bambino alla figura di riferimento è ciò che garantisce al piccolo protezione e sicurezza, ponendosi a fondamento del suo successivo sviluppo socio-emotivo. Più il bambino si sente sicuro, meno avrà paura del nuovo ambiente e potrà cominciare a esplorarlo con serenità (i bambini, per natura, desiderano essere indipendenti), sapendo che nella fase di ambientamento può utilizzare il genitore come “base sicura” cui rivolgersi. 

Anche la costruzione della relazione di fiducia tra bambino e educatrici/insegnanti è facilitata dalla presenza iniziale del genitore: sappiamo che il piccolo è capace di leggere le emozioni dell’altro per decidere come agire (“riferimento sociale”); il modo in cui il bambino interpreta una situazione, e di conseguenza l’emozione che prova, viene quindi influenzata dal modo in cui la interpreta la persona per lui più significativa. 

È evidente, quindi, che la possibilità di avere accanto il genitore durante l’ambientamento, vederlo interagire in maniera positiva con le educatrici, leggerne le espressioni, aiuta il bambino a decodificare la nuova realtà e ad aprirsi con fiducia alle nuove relazioni.

Infine, la presenza del genitore durante l’ambientamento risulta ancora più importante in un momento come questo, in cui i bambini hanno bisogno di essere accompagnati nella comprensione e acquisizione delle procedure scolastiche legate alla prevenzione del contagio da COVID-19, in modo che le percepiscano non come elementi che spaventano, ma come routine da apprendere con serenità.

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Immagine per l'autore: Chiara Borgia
Chiara Borgia

pedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione e accompagnamento alla morte e all’esperienza della perdita, si occupa di famiglie adottive e lavora come formatrice per gli operatori di nidi e scuole dell’infanzia nella provincia di Messina. Dal 2018 è vicedirettrice di UPPA.

Articolo pubblicato il 11/09/2020 e aggiornato il 11/09/2020
Immagine in apertura Nadezhda1906 / iStock

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