Medicina

E se a “pungere” è una medusa?

Le meduse possono rappresentare un fastidioso pericolo per i bagnanti ma, soprattutto, per i bambini. Ecco qualche consiglio pratico su cosa fare in caso di contatto

di Simona Bursi - Pediatra, Modena

medusa

Si presenta con una forma gelatinosa, è elegante e sinuosa, ha colori scintillanti e filamenti fluorescenti. Eppure, nonostante l’aspetto affascinante, la medusa può rappresentare un fastidioso pericolo per i nostri bambini. Ecco qualche consiglio su cosa fare in caso di contatto con questi animali marini, composti per lo più da acqua ma capaci di irritare la nostra pelle.

Focus sul problema

L’estate 2017 si è aperta con una grande proliferazione di meduse nel Mediterraneo. Da vari dati raccolti, basati su centinaia di segnalazioni dei bagnanti, è emerso che negli ultimi sette anni, dal 2009 al 2016, gli avvistamenti sono aumentati di oltre 10 volte.

Una vera e propria invasione causata da molteplici fattori, come la pesca indiscriminata (che riduce il numero di pesci che competono con le meduse per l’alimentazione), e l’effetto serra, che riscalda le nostre acque rendendole ambienti favorevoli per le specie tropicali.

Gli avvelenamenti da medusa rappresentano un problema emergente di salute ambientale che interessa in primo piano i bagnanti più sensibili, ovvero i bambini e, tra questi, i più piccoli. Sono, infatti, tra i motivi più comuni di richiesta di assistenza medica nel periodo estivo, soprattutto nelle strutture di primo soccorso presenti sulle coste ad alto impatto turistico.

Tutte le meduse sono pericolose?

No. Nei nostri mari esistono diverse specie di meduse, di cui solo alcune urticanti. Tra queste, la più comune è la Pelagia noctiluca, detta anche “medusa luminosa”, che ha piccole dimensioni ma tentacoli sottili e molto lunghi i quali, sotto stimoli fisici o chimici, liberano un veleno caratterizzato da una varietà di componenti che hanno delle proprietà urticanti per la nostra pelle.

Quali sono i sintomi che insorgono in seguito al contatto con una medusa?

La maggior parte dei sintomi sono limitati a reazioni locali e cutanee, ma in circa l’8,7% dei casi si possono avere delle complicazioni, principalmente legate a reazioni allergiche. Gli effetti locali in seguito al contatto con una medusa includono dolore e prurito intensi, dermatite con rossore cutaneo, presenza di pomfi e vescicole, gonfiore e, più raramente, danni cutanei irreversibili.

Sintomi meno comuni, possono essere: malessere, debolezza, febbre, brividi, spasmi muscolari, nausea, vomito, lacrimazione, vertigini e difficoltà respiratoria. Sono stati descritti anche rari casi di morte per shock anafilattico in seguito a contatto esteso.

Cosa fare in caso di contatto?

Il dibattito su come attenuare i sintomi tipici dell’urticazione da medusa non è solo uno dei tormentoni che caratterizzano le conversazioni sotto l’ombrellone, ma una vera e propria discussione nata dalla mancanza di un protocollo di trattamento standard relativo al contatto con meduse tipicamente presenti nei nostri mari.

Sulla base degli studi e delle evidenze più recenti, si può riassumere il trattamento di prima linea di queste lesioni in pochi semplici punti:

  • Tranquillizzare il bambino e farlo respirare normalmente. Se si è vicini alla riva, farlo uscire dall’acqua. Se ci si trova al largo, sorreggere il bambino e richiamare l’attenzione per farsi aiutare, specie se anche l’accompagnatore è venuto a contatto con la medusa
  • verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani (o passando sulla cute una tessera di plastica)
  • lavare abbondantemente la zona interessata con acqua di mare per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata (non utilizzare acqua corrente in quanto l’acqua dolce può contribuire a diffondere le neurotossine)
  • applicare gel astringente al cloruro di alluminio, che si trova tranquillamente in farmacia, che ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine (in alternativa si può usare una crema a base di cortisone, anche se ha un effetto più ritardato)
  • se subito dopo il contatto la reazione cutanea si diffonde e compaiono altri sintomi come difficoltà respiratoria, sudorazione, pallore, mal di testa, nausea, vomito, vertigini, confusione, chiamare immediatamente il 118
  • nei giorni successivi, per circa due settimane, utilizzare protezione solare totale nella zona colpita, in quanto essa rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente.

Cosa “non” fare in caso di contatto?

In seguito a contatto con una medusa non bisogna:

  • Grattare l’area interessata, anche se è la prima reazione istintiva, in quanto si rischia di liberare ulteriore veleno
  • applicare un bendaggio, perché incrementerebbe la quantità di veleno che viene iniettata
  • lavare con soluzioni alcoliche, succo di limone, aceto o urina che sono ritenuti inutili o addirittura dannosi
  • strofinare la zona colpita con sabbia o con una pietra tiepida, perché, nonostante le tossine vengono inattivate dal calore, affinché ciò avvenga, bisogna raggiungere una temperatura di circa 50°C. Meglio, quindi, non rischiare un’ustione.