Geni e comportamento: la forza del destino

Lo sviluppo del carattere tra genetica comportamentale e influenza dell'ambiente. Tutto si eredita?

Franco Panizon,
pediatra e docente
Geni e comportamento: la forza del destino

Prendiamo ad esempio i gemelli, i gemelli-gemelli, i cosiddetti “omozigoti”. Sono identici perché hanno un patrimonio genetico identico: sono in realtà una sola persona, raddoppiata. Eppure (qualche coppia di gemelli ciascuno la conosce) neanche i gemelli identici sono veramente identici, e dopo un po’ si possono distinguere uno dall’altro. Più passa il tempo più è facile distinguerli, anche se si continua a confonderli, perché la vita incide su ciascuna storia. Così, i due gemelli possono mostrare un’ombra diversa nello sguardo, continueranno a pensare in modo simile ma non identico, le loro scelte di vita si distanzieranno, uno avrà delle malattie che l’altro non avrà, uno potrà diventare un atleta e l’altro un uomo politico, i loro gusti si differenzieranno sulla base di due culture diverse, eccetera.

Differenze che sembrano di poco conto, dette così: ma per ogni carattere che venga preso in considerazione, si troverà che i gemelli omozigoti presentano una concordanza che non è del 100%, ma del 90%, del 80%, del 70%. La somma di queste concordanze o discordanze porterà alla conclusione che in moltissime variabili, l’uomo adulto è per metà quello che ha “voluto” il suo genoma e per metà quello che ha “voluto” la sua storia, la sua vita.

La fisionomia

Anche la fisionomia e l’espressione sono fatte di mille particolari, e dei rapporti tra questi particolari. I fratelli sono diversi uno dall’altro; e uno potrà assomigliare alla mamma tra i 5 e i 10 anni, e al papà tra i 10 e i 15, e poi ricordare piuttosto lo zio, o il nonno, via via che la fisionomia subirà il rimaneggiamento delle varie parti del viso; e un sorriso rivelerà una parentela, e una smorfia un’altra, e un’espressione di tristezza una terza. Ma un’aria di famiglia resterà sempre: che sarà l’aria di quella famiglia, del mescolamento di quelle due fisionomie, imprevedibile, eppure guidato dalle regole ferree della natura.

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Il mistero del carattere

Qui andiamo molto più sul difficile, perché il carattere di ciascuno di noi dipende da una combinazione di infiniti fattori, è imprevedibile. Un noto proverbio ci dice che il frutto non cadrà molto lontano dall’albero. Tutto si eredita. Come per i gemelli, il modo di pensare, le principali scelte di vita, i gusti, l’orientamento politico, restano molto simili, quali che siano state le esperienze vissute: dunque è certo che noi ereditiamo le qualità mentali e gli elementi materiali del nostro carattere.

È certo che l’educazione, le esperienze, le sofferenze, le circostanze faranno il resto, plasmando l’argilla del nostro sistema nervoso. Ma l’argilla è quella che il papà e la mamma ci hanno dato. Solo che gli elementi che costituiscono questa argilla sono molti, moltissimi, molecole di richiamo, molecole di trasporto, molecole strutturali, molecole che stimolano lo sviluppo e la proliferazione dei neuroni e delle loro diramazioni. Molecole che le limitano, molecole recettoriali, molecole trasmettitoriali, ormoni. Tutto questo si eredita per metà (quale metà?) dal padre e per metà dalla madre.

Tutta questa parte è oggetto di studio, anzi di una branca dello studio della genetica, detta genetica comportamentale. Osservando il modo di fare, di parlare, di proporsi, di scegliere, di avere o non avere successo, molto spesso a ciascuno di noi sarà accaduto di dire «quello è tutto suo padre» oppure «è tutta sua madre». Non dimentichiamo però che ciascuno eredita, oltre alle molecole con cui è fatto il suo cervello, anche l’ambiente che lo plasma nei primi anni di vita.

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Pubblicato il 17.11.2015 e aggiornato il 17.03.2018