Asma: una patologia multifattoriale

Perché viene l'asma? Quali sono le cause ambientali e cosa possiamo fare per prevenirla? Esiste una correlazione tra asma e allergia?

Silvia Placidi,
pediatra

C’è un termine che i medici usano per definire malattie come l’asma: malattia multifattoriale, cioè dipendente da una predisposizione di tipo genetico, ma scatenata da fattori ambientali. Perciò un bambino figlio di due genitori asmatici avrà una probabilità di sviluppare la malattia molto maggiore di chi ha un solo genitore affetto o nessuno, ma perché si ammali davvero deve esserci sempre e comunque uno stimolo ambientale, che rappresenta il fattore scatenante, la miccia che fa esplodere l’attacco di asma.

Nei bambini, i più comuni fattori scatenanti sono l’esposizione ad allergeni perenni (l’acaro, il pelo di gatto, le muffe) o stagionali (come i pollini), l’inquinamento atmosferico, il fumo di sigaretta, gli stress fisici ed emozionali e, soprattutto nei più piccoli, le infezioni respiratorie virali. Va da sé che il principale intervento a favore dei bambini con asma bronchiale, o a rischio di malattia, è l’eliminazione o il controllo di questi fattori.

Solo per citare un esempio: numerosi studi hanno confermato che l’esposizione al fumo di sigaretta aumenta notevolmente il rischio di soffrire di asma e, nel caso di bambino allergico, la sua eliminazione migliora il controllo della malattia e riduce drasticamente il bisogno di farmaci.

Cosa succede quando si comincia a “fischiare”?

Possiamo immaginare il nostro apparato respiratorio (naso, vie aeree superiori, bronchi principali, bronchioli e alveoli polmonari) come i rami di un albero che partono dal tronco e si ramificano verso la chioma sempre più piccoli fino ad arrivare alle foglie, che nei polmoni si chiamano “alveoli polmonari”, dove avviene lo scambio tra l’ossigeno, che viene captato e portato in circolo, e l’anidride carbonica, prodotto di scarto di cui ci liberiamo nell’espirazione.

Questo meccanismo perfetto e delicato si inceppa durante una crisi asmatica. A causa di uno stato di infiammazione cronica, i bronchi di un asmatico hanno una reattività aumentata, cioè cominciano a contrarsi in modo esagerato quando sono esposte ai fattori ambientali scatenanti detti sopra (fumo, allergeni, ecc.), intrappolando l’aria nei polmoni e provocando la tosse e il caratteristico “fischio” espiratorio.

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L’infiammazione peggiora, la parete dei bronchi diventa ancora più gonfia, si forma del muco denso e così si crea un circolo vizioso che si interrompe solo quando l’organismo reagisce con le sue difese, ma che noi possiamo bloccare efficacemente con la terapia. Tuttavia lo stato infiammatorio, che è alla base di questa malattia, persiste anche fra un attacco e l’altro. L’obiettivo della terapia quindi, non è soltanto la risoluzione dell’attacco acuto, ma anche e soprattutto il controllo della malattia di base.

Due aspetti fondamentali: quanto numerosi e forti sono gli attacchi

Anche se l’asma può esprimere segni e sintomi variabili da soggetto a soggetto, due sono gli aspetti da considerare: quanto numerosi e quanto forti sono gli attacchi acuti e se sono presenti sintomi respiratori (fondamentalmente la tosse) tra un attacco e l’altro. Nel bambino asmatico infatti i sintomi tendono a essere presenti anche fra una crisi e l’altra, mantenendo un’infiammazione bronchiale di fondo, che la terapia farmacologica e i provvedimenti per migliorare la situazione ambientale possono eliminare.

Per esempio se c’è un’allergia ai cosiddetti allergeni perenni (per esempio gli acari della polvere), la presenza costante dello stimolo nell’ambiente tenderà a mantenere un’infiammazione cronica delle vie aeree e gli stimoli irritativi di altro tipo, come l’esercizio fisico o una forte emozione, potranno scatenare un nuovo attacco. In questi casi possiamo fare molto: una terapia di base, quando è necessaria, insieme alle corrette abitudini di vita, e la collaborazione fra il medico, il bambino e la famiglia permetteranno a questi bambini di condurre una vita normale.

Il primo episodio asmatico

Molto spesso l’attacco d’asma inizia con una tosse secca e stizzosa, segue il fischio e il senso di soffocamento: naturalmente l’intensità di questi sintomi dipende dal livello di ostruzione bronchiale e dal grado di percezione da parte del bambino e dei suoi genitori.

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Un discorso a parte meritano i bambini piccoli (sotto i tre anni): non tutti sono dei veri asmatici, anzi. Più il bambino è piccolo e maggiore è la possibilità che si tratti soltanto di una reattività dei bronchi esagerata, ma transitoria: esposto alle infezioni virali stagionali, il bambino comincerà con il naso che cola, la tosse secca e insistente, poi il “fischietto ai polmoni”. Questi bambini vanno curati a ogni episodio come asmatici, cioè con il broncodilatatore, ma non sono dei veri asmatici; fra un episodio e l’altro stanno benissimo e crescendo queste crisi, definite spesso come bronchiti asmatiformi, andranno piano piano a scomparire.

Pubblicato il 11.05.2015 e aggiornato il 25.10.2019
Immagine in apertura RyanKing999 / iStock / Getty Images Plus