Parto naturale: le cose essenziali da sapere

Come avviene un parto naturale? Come ci si prepara e quali cose è importante sapere rispetto al suo svolgimento e alla ripresa delle normali attività? Vediamolo insieme

Rita Breschi,
ostetrica
Parto naturale: le cose essenziali da sapere

Che differenza c’è fra parto naturale, parto vaginale, parto fisiologico e parto spontaneo, definizioni che vengono talvolta utilizzate come sinonimi?
Innanzitutto il parto naturale non deve essere provocato o accelerato, perché segue i tempi e i ritmi dettati dalla madre e dal bambino: la donna e le sue scelte sono al centro della cura.
Il concetto di parto naturale, inoltre, contiene aspetti che le altre situazioni non considerano, poiché si basa sul presupposto che la riproduzione umana non sia solo materia medica, ma soprattutto un fenomeno biologico, psicologico e sociale, che le donne, libere di muoversi e opportunamente sorvegliate e sostenute, sono in grado di affrontare con le proprie forze.
Il parto naturale è, quindi, un parto vaginale, fisiologico e spontaneo, che una donna sceglie consapevolmente di sperimentare, durante il quale può accedere anche a metodi naturali per stimolare le contrazioni e controllare il dolore, che non condizionano il travaglio e sono privi di rischi.
Il mondo scientifico, rispetto a questo argomento, ha fatto autocritica, poiché un’eccessiva e indiscriminata “medicalizzazione” delle cure ostetriche può portare, come in Italia, a un’epidemia di tagli cesarei ingiustificati.

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A chi è riservato

Già nel 1996 l’Organizzazione Mondiale della Sanità affermava che «la gravidanza, il parto, il neonato normali devono essere tenuti al minimo di tecnologia compatibile con la sicurezza».
La sicurezza, nel parto naturale, è garantita dalla sorveglianza attenta delle ostetriche, che seguendo precisi protocolli comuni e sostanzialmente uguali per tutti, hanno il compito di ascoltare e sostenere la madre con continuità. La maggioranza delle donne può scegliere di avere un parto naturale: le condizioni fondamentali sono essere in buona salute, che la gravidanza abbia avuto un decorso regolare e che il rischio legato al parto sia basso. Per questo il parto naturale non è indicato dopo un taglio cesareo quando il parto è gemellare, podalico, indotto con farmaci, o in analgesia (epidurale).
La posizione podalica e alcune condizioni relative alla gravidanza gemellare normalmente richiedono un taglio cesareo prima del travaglio; altre condizioni, fra le quali l’analgesia epidurale, pur ammesse al travaglio, necessitano della presenza di un’équipe di professionisti (ostetrica, ginecologo, anestesista, neonatologo) e di sorveglianza intensiva, che comporta ad esempio la registrazione del battito cardiaco del feto durante la dilatazione e l’espulsione.
Tali misure, fondamentali per garantire la sicurezza e migliorare gli esiti nelle situazioni di alto rischio, non apportano alcun beneficio e non cambiano in meglio i risultati se applicate nelle condizioni di rischio basso. In ogni caso, l’équipe ha ugualmente il dovere di conciliare sorveglianza intensiva, richieste materne, e buone pratiche di umanizzazione delle cure. Bisogna anche aggiungere che il parto naturale non è una strada senza ritorno: in caso di bisogno deve essere garantito l’accesso a farmaci o interventi necessari.

Il parto naturale è più doloroso?

Il dolore del parto è presente quasi sempre, ma in misura molto soggettiva e con intensità diversa anche nella stessa donna che partorisce più volte (per esempio generalmente il secondo parto è meno impegnativo e doloroso del primo).
Molte donne descrivono la paura del parto naturale come paura di non essere capaci di sopportare il dolore, ma anche nel parto naturale il dolore si può trattare e gli operatori devono saper aiutare la mamma a sopportarlo (anche perché in qualche modo il dolore contribuisce a garantire che tutto proceda per il meglio).
Ecco le prime misure da prendere per controllare il dolore, misure che non costano nulla: aiutare la donna a muoversi, ad assumere le posizioni che riducono le sensazioni dolorose, offrire piccoli pasti leggeri e bevande, mantenere l’ambiente protetto da influenze stressanti esterne, favorire la presenza del partner o di un’altra persona di fiducia, proporsi come una presenza attenta, discreta e rassicurante. Anche l’immersione in acqua ha una grande efficacia: tutte le donne con un travaglio a basso rischio dovrebbero avere una vasca a disposizione in cui galleggiare, o almeno una doccia per i momenti più impegnativi della dilatazione.

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Come prepararsi al parto naturale?

Il parto naturale non necessita di preparazioni speciali: occorre informarsi bene su quello che offre il punto nascita che si è scelto (inutile farsi illusioni, molto dipende dall’ambiente), frequentare un corso di accompagnamento alla nascita, ed essere convinte di volerci provare.
Una donna che sceglie il parto naturale non viene “abbandonata” al suo destino. Certo  non si può parlare di induzione del travaglio, termine con il quale si definisce un intervento strumentale o farmacologico, però esistono metodi naturali per stimolare l’inizio del travaglio, e svariate tecniche (che le ostetriche conoscono) per facilitare, favorire e mantenere una buona attività contrattile dell’utero. Volendo citarne alcune: lassativi e tisane, manovre sul collo dell’utero (dette scollamento delle membrane) e stimolazioni dei capezzoli. Però attenzione: il “fai da te” non è opportuno in questo campo, con l’eccezione dell’attività sessuale, efficace e raccomandata, quando gradita.
Il ruolo del partner o della persona di fiducia che accompagna la mamma in questo cammino è cruciale, e il valore del suo contributo nel parto naturale è massimo. Quindi fate un patto con chi vi accompagna, dividete in due la fatica, lui è parte del vostro coraggio, e sarà lì ad accogliere i vostri umanissimi e possibili momenti di sconforto.
Fate una vita attiva fino all’ultimo momento, e allenatevi a pensarvi attive anche durante il travaglio: le braccia del vostro partner saranno un sostegno fisico insostituibile. E alla fine anche lui sarà stanco, per aver partecipato attivamente alla nascita.

Com’è la ripresa dopo il parto naturale?

I dati ci dicono che la maggioranza delle donne che ha partorito naturalmente è soddisfatta della sua esperienza, che il rischio di complicanze del parto non aumenta, anzi per certi aspetti si riduce (ad esempio la probabilità di una episiotomia o una lacerazione importante).
Non avere il dolore ai punti favorisce il ripristino delle normali attività dopo il parto, cosa che aiuta i muscoli del perineo e dell’addome a riprendere il loro normale tono (altro che pancere dopo il parto, sono dannose!) e la ripresa dei rapporti sessuali.
Non dobbiamo dimenticare i vantaggi per il bambino, che derivano dal rispetto dei suoi tempi per adattarsi alla vita extrauterina, e i benefici che può trarre dal contatto pelle a pelle con la mamma. Queste pratiche, in ogni caso, non sono riservate al parto naturale, e spesso sono incoraggiate a prescindere da come avviene il parto (ma gli studi ci dicono che la ricaduta positiva sull’allattamento è maggiore se si rispettano i tempi naturali della nascita).

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Immagine per l'autore: Rita Breschi

Rita Breschi, ostetrica, ha avuto una lunga esperienza lavorativa nel servizio pubblico, sia sul campo sia come ostetrica dirigente. In questa veste ha aperto il Centro nascita Margherita, struttura dedicata al parto naturale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, e lo ha diretto dal 2007 al 2014. È autrice di numerose pubblicazioni su riviste di settore, e del libro Partorirai con amore. È in pensione dal 2017.

Pubblicato il 15.02.2019 e aggiornato il 16.09.2019
Immagine in apertura stevanovicigor / iStock