Gravidanza e vaccini. Quali fare? E quando?

Dalla varicella alla pertosse, dalla rosolia all’influenza: ecco tutto quello che c’è da sapere sui vaccini da fare prima e durante la gravidanza, per ridurre al minimo i rischi sia per la mamma sia per il bambino

Antonio Clavenna,
farmacologo clinico
e Rosario Cavallo,
pediatra
Gravidanza e vaccini. Quali fare? E quando?

Le vaccinazioni sono un importante strumento di prevenzione da gravi malattie infettive in ogni fase della vita, e se parliamo di salute femminile nell’età fertile – in previsione della gravidanza e durante il suo corso – vaccinarsi è un modo per proteggere la mamma e il nascituro da alcune specifiche malattie che potrebbero provocare malformazioni o avere conseguenze sulla gravidanza stessa. Vediamo allora nel dettaglio quali sono le vaccinazioni indicate se si sta programmando una gravidanza e durante i nove mesi di gestazione.

Prima della gravidanza: rosolia e varicella

In previsione di una gravidanza, le donne che non sono già immuni nei confronti della rosolia o della varicella (cioè non vaccinate e che non hanno già avuto la malattia) dovrebbero proteggersi contro questi virus. Queste infezioni, infatti, se vengono contratte durante la gravidanza, possono causare malformazioni e alterazioni dello sviluppo del feto, e aumentare il rischio di complicazioni per l’andamento della gravidanza stessa. Vediamo in sintesi di cosa si tratta.

  • La rosolia è una “banale” infezione caratterizzata da alcuni sintomi di lieve entità – puntini rossi sulla pelle, ingrandimento di alcuni linfonodi, un po’ di febbre e dolori articolari –, eppure, nonostante il virus che provoca la malattia sia in genere poco aggressivo nei confronti dei bambini e degli adulti, nei primi mesi di gravidanza può causare problemi anche molto seri all’embrione e al feto (danni permanenti alla vista, all’udito, al cuore e al cervello), arrivando a provocare aborti o gravi malformazioni congenite a carico di organi e apparati.
  • La varicella, invece, è una malattia infettiva particolarmente contagiosa che si diffonde attraverso contatti diretti tra le persone e/o tramite colpi di tosse o starnuti, e che si manifesta con un’eruzione cutanea caratterizzata da puntini rossi pruriginosi. Anche in questo caso, se la malattia viene contratta in gravidanza, il rischio è di complicazioni che riguardano sia la mamma (polmonite) sia il bambino (da un basso peso alla nascita allo sviluppo di malformazioni).
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Vaccinarsi contro rosolia e varicella

È importante sottolineare che le vaccinazioni contro la rosolia e la varicella (che contengono virus vivi attenuati, cioè ottenuti da microrganismi vivi, ma resi incapaci di provocare malattia) sono controindicate se la gravidanza è già iniziata, tuttavia è possibile effettuarle in sala parto o subito dopo il parto.
Il vaccino contro la rosolia non è disponibile “isolato”, ma è contenuto in quello anti morbillo-parotite-rosolia (MPR): se una donna ha già avuto in passato il morbillo o la parotite, ma non la rosolia, può comunque effettuare la vaccinazione, perché il rischio di effetti collaterali non aumenta.
I vaccini anti morbillo-parotite-rosolia e quello anti-varicella possono essere assunti separatamente o insieme (come vaccino combinato tetravalente, vaccino MPR-V), e devono essere somministrati in due dosi a distanza di un mese l’una dall’altra. Inoltre, deve trascorrere almeno un mese tra l’ultima dose e il momento del concepimento.
I vaccini non devono essere acquistati perché sono offerti gratuitamente dai centri vaccinali; non esiste alcuna controindicazione per l’allattamento al seno e l’unica precauzione da rispettare, nei rari casi in cui dopo la vaccinazione anti-varicella compaia un’eruzione cutanea, è di coprire le lesioni.

Durante la gravidanza: pertosse e influenza

Nel corso della gravidanza le vaccinazioni raccomandate sono quella contro la pertosse  (contenuta nel vaccino anti difterite-tetano-pertosse, dTpa), e quella antinfluenzale (se la gestazione si verifica durante una stagione influenzale, indicativamente tra novembre e marzo). Entrambi i vaccini vanno ripetuti a ogni nuova gravidanza.
Perché proteggersi da pertosse e influenza?

  • La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, che può causare dei sintomi gravi (polmonite, encefalite) o addirittura letali se colpisce un neonato nei primi mesi di vita. Il batterio della pertosse causa infezioni delle vie respiratorie (che possono anche non dare sintomi visibili), e provoca una tosse persistente.
  • L’influenza è una tra le malattie più comuni e solitamente non provoca particolari disturbi. Con il progredire della gravidanza, però, l’organismo va incontro a modifiche che riguardano, tra l’altro, la circolazione sanguigna e l’apparato respiratorio; pertanto le donne in gravidanza si trovano in una situazione di maggiore fragilità e l’influenza contratta nel secondo e terzo trimestre comporta un maggior rischio di avere complicanze che richiedono il ricovero in ospedale.
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Il vaccino anti difterite-tetano-pertosse

Il vaccino anti difterite-tetano-pertosse è raccomandato e offerto gratuitamente a tutte le donne nel terzo trimestre di gravidanza; andrebbe effettuato tra la ventisettesima e la trentesima settimana e in ogni caso prima della trentaseiesima settimana, per consentire la produzione degli anticorpi prima del parto.
La vaccinazione è raccomandata anche a chi in passato ha già effettuato il vaccino o si è ammalato di pertosse, dal momento che la protezione contro questa infezione, garantita dal vaccino o dalla malattia naturale, tende a ridursi nel tempo.
Gli studi non hanno osservato un aumento del rischio di malformazioni o di rischi per il feto associato al vaccino dTpa in gravidanza, né di effetti negativi a lungo termine sulla salute del neonato.

Il vaccino antinfluenzale

Come abbiamo visto, oltre al vaccino contro difterite-tetano-pertosse, le istituzioni sanitarie nazionali e internazionali raccomandano alle donne che si trovano nel secondo o terzo trimestre di gravidanza durante la stagione influenzale di vaccinarsi contro l’influenza. L’influenza, infatti, può essere particolarmente aggressiva per le gestanti e la vaccinazione della madre, oltre a proteggerla da questi rischi, riduce in modo significativo anche le interruzioni di gravidanza, le nascite pretermine e quelle con basso peso del bambino, estendendo la protezione fino ai primi mesi di vita del neonato.
Secondo gli studi disponibili, il vaccino potrebbe ridurre del 50% il rischio per la madre di ammalarsi di influenza (un beneficio che, però, può variare a seconda della stagione influenzale e del virus circolante). Anche il neonato potrebbe beneficiare della vaccinazione materna, con un minor rischio di ammalarsi di influenza, ma a questo riguardo gli studi non hanno prodotto risultati conclusivi.
Non è stato rilevato nessun rischio a carico della gestante e del feto con l’uso dei vaccini antinfluenzali inattivati attualmente disponibili in Italia (cioè prodotti usando virus o batteri resi inattivi).
Anche questa vaccinazione è offerta gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. Se la donna non ha effettuato il vaccino durante la gravidanza è raccomandato, qualora il parto avvenga nel corso della stagione influenzale, che lo faccia al più presto per evitare di essere l’eventuale fonte di contagio per il neonato.

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Pubblicato il 18.12.2018 e aggiornato il 13.09.2019
Immagine in apertura Jovanmandic / iStock