Il primo trimestre di gravidanza: cambiamento e adattamento

I primi tre mesi della gravidanza sono un periodo importante in cui il corpo e la mente della donna cominciano ad adattarsi ai cambiamenti in arrivo, non sempre semplici da gestire. Essere consapevoli di ciò che succede aiuta a vivere questo momento con più serenità

Rita Breschi, ostetrica
Donna durante il terzo trimestre di gravidanza

La vita si prepara a sbocciare quando, in genere quattordici giorni dopo l’inizio della mestruazione (a tal proposito, leggi il nostro articolo in cui spieghiamo la differenza tra “età concezionale” ed “età gestionale”), nel segreto del corpo materno fluttua una cellula uovo proveniente da una delle due ovaie. Il suo scopo evoluzionistico è di essere fecondata e raggiungere l’utero attraverso la tuba. Sono passate circa 24 ore da quando l’ovulo è stato espulso, e improvvisamente viene investito dagli spermatozoi che risalgono dalla vagina, nel tentativo frenetico di penetrarlo. Nella norma, uno solo ci riuscirà.

Lo zigote – questo è il nome della cellula uovo fecondata, che contiene in sé il patrimonio genetico di entrambi i genitori – inizia immediatamente a moltiplicarsi continuando il suo viaggio verso la cavità uterina, che deve raggiungere entro il ventunesimo giorno del ciclo. Questo è indispensabile per avere una buona probabilità di annidarsi con successo, e cominciare ad abitare il corpo della madre.

Emozioni contrastanti

La grande maggioranza delle gravidanze, nella nostra società, è programmata; il figlio è voluto e pensato ben prima che si realizzi la sua forma concreta. È un bene che le gravidanze siano pianificate, perché questo limita la fatica di adattamento della donna, che è sempre presente anche se in misura diversa da caso a caso. Ogni donna conosce l’alternanza fra gioia e smarrimento, paura ed esaltazione suscitata dalla notizia della nuova avventura che attraverserà la sua vita. A questo proposito, si può immaginare l’agitazione in cui potevano cadere le donne quando ancora non esisteva il concetto di pianificazione delle nascite, quando non c’erano metodi sicuri di contraccezione e l’interruzione della gravidanza era illegale. O lo stress al quale ancora oggi molte lavoratrici sono sottoposte, consapevoli delle discriminazioni che potrebbero subire quando dovranno comunicare il loro stato sul luogo di lavoro.

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Dobbiamo ricordare che in Italia quasi la metà delle donne con figli minori non ha lavoro, e che la discriminazione di genere può arrivare alla pratica odiosa e illegale della firma di dimissioni preventive in caso di gravidanza, all’atto dell’assunzione. Al di là di tutti gli stereotipi sulla maternità, il primo trimestre è anche questo.

I primi sintomi

Con grande trepidazione le donne si mettono subito in ascolto del proprio corpo, a caccia di ogni più piccolo sintomo che sveli loro la presenza di quello che sentono già come “il bambino”, e che nel linguaggio scientifico si chiama embrione. A volte, purtroppo, succede che le cose non vadano nella giusta direzione: l’aborto precoce è un fenomeno abbastanza frequente (in media due aborti su dieci gravidanze); il rischio cresce con l’aumentare dell’età materna e diminuisce man mano che la gravidanza procede. È bene anche sapere che la fuoriuscita di una modesta quantità di sangue dalla vagina è un fenomeno non raro nelle prime settimane di gravidanza e può assumere un andamento ripetitivo, anche ritmico. Non è la tanto temuta “minaccia di aborto” ma un fatto innocuo, dovuto all’annidamento dell’embrione nell’utero e alle oscillazioni ormonali tipiche delle prime fasi della gravidanza, e quindi non necessita di trattamento, ricovero, o riposo forzato.

Il primo periodo della gravidanza è in genere accompagnato da sintomi molto generici, come tensione mammaria e crampi addominali, del tutto sovrapponibili a quelli dell’imminente arrivo delle mestruazioni: l’utero “reagisce” all’annidamento dell’ovulo. Sono sintomi precoci anche la sonnolenza e la stanchezza, alle quali bisognerebbe concedersi il lusso di cedere (sono bisogni nuovi, segni di salute, non di malattia, e quindi da ascoltare). È utile assecondare l’esigenza di rallentare i ritmi, dedicandosi a uno stile di vita attivo e sano, abolendo alcol e fumo. Nel corso del primo incontro con la futura mamma, l’ostetrica ascolterà i turbamenti, risponderà a ogni domanda e raccoglierà l’anamnesi, fondamentale per inquadrare la gravidanza nel corretto profilo di rischio: il primo trimestre è importantissimo per intercettare eventuali patologie che possono minacciare la gravidanza e la salute stessa della donna.

Cambiamento e adattamento

Cambiamento e adattamento sono le due parole chiave del primo trimestre, perché in genere la gravidanza si fa sentire, nel corpo e nella mente: c’è un grande cambiamento in arrivo, al quale è necessario adattarsi. L’aspetto clinico ci aiuta a riflettere. Il fenomeno più importante che avviene nell’organismo materno durante il primo trimestre è conosciuto fra gli addetti ai lavori come “adeguamento”. Molto precocemente il volume del sangue materno aumenta, e così la concentrazione di globuli rossi e piastrine diminuisce: il sangue si diluisce e la gestante diventa anemica; un fenomeno normale che viene controllato attraverso l’emocromo, un esame del sangue. Contemporaneamente i vasi uterini e tutto l’albero dei vasi che si sta formando nella placenta si preparano a ricevere un flusso molto maggiore di sangue, diventando meno resistenti, più elastici, e la pressione sanguigna si abbassa.

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Anche le resistenze dei vasi possono essere misurate; al bisogno, si può eseguire la flussimetria tramite un’ecografia. Quindi l’anemia gravidica entro certi limiti è fisiologica, così come l’abbassamento della pressione del sangue: sono segni di salute e di adattamento che predispongono a scambi ottimali tra il feto e la madre attraverso la placenta. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’adeguamento avviene senza problemi, ma se così non fosse, il medico può consigliare ulteriori indagini per selezionare le gravidanze da sottoporre a sorveglianza più stretta. Lo scopo è intervenire tempestivamente per scongiurare o limitare il rischio di patologie che compariranno magari nel terzo trimestre, quali la preeclampsia (comunemente conosciuta come gestosi) e il ritardo della crescita fetale, dovuti ad anomalie della placenta.

L’importanza del primo trimestre

Dunque alla fine del primo trimestre di gravidanza, periodo entro cui la coppia avrà preso una decisione in merito alle indagini genetiche, la donna (anche la più convinta) si sarà chiesta mille volte se è proprio questo ciò che voleva; l’utero sarà grande quanto un pompelmo, il feto misurerà meno di dieci centimetri e peserà meno di trenta grammi, saranno già successe molte cose importantissime che determineranno il destino della gravidanza e la salute futura della mamma. Il primo trimestre è il capitolo iniziale del “romanzo della nascita”: ogni settimana è un paragrafo, ogni giorno una pagina. Sfogliamo questo libro consapevolmente per arrivare bene al gran finale!

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Immagine per l'autore: Rita Breschi
Rita Breschi

ostetrica, ha avuto una lunga esperienza lavorativa nel servizio pubblico, sia sul campo sia come ostetrica dirigente. In questa veste ha aperto il Centro nascita Margherita, struttura dedicata al parto naturale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, e lo ha diretto dal 2007 al 2014. È autrice di numerose pubblicazioni su riviste di settore, e del libro Partorirai con amore. È in pensione dal 2017.

Bibliografia:
Articolo pubblicato il 23/04/2020 e aggiornato il 10/06/2020
Immagine in apertura SanyaSM / iStock

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