Corsi per neomamme: troppo spesso inutili

I genitori sanno già comunicare con il bambino: basta che si lascino guidare dal proprio istinto senza seguire nessuna tecnica speciale

Paolo Sarti, pediatra
Primo piano della pancia di una donna in gravidanza

È più forte di noi, chiunque veda un piccolo lattante istintivamente sente subito il desiderio di toccarlo, accarezzarlo, prenderlo in braccio.
Per il neonato i massaggi, le carezze, i movimenti hanno grande valore e significato formativo. Questo è vero, però, quando si tratta di uno scambio reciproco, quando questi scambi affettivi sono finalizzati, ricercati e restituiti dal bambino, quando sono cioè legati a reali esigenze del piccolo e a momenti esistenziali e relazionali veri; perdono invece gran parte del loro valore se vengono incasellati e codificati, se si mettono in pratica perché si è programmato di farli e c’è quindi “l’ora delle carezze”, “l’ora della ginnastica”, “l’ora del massaggio”.

Tutto questo lo sanno bene coloro che si occupano di riabilitazione e hanno ormai verificato da tempo quanto sia più produttivo, per il recupero funzionale del corpo, fare un determinato esercizio o movimento quando questo risulti legato a un bisogno e a una volontà precisa del paziente, piuttosto che fatto a vuoto e senza reciprocità.

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Questa dissociazione fra attività quotidiane e uso del corpo viene oggi continuamente presentata ai neo-genitori sotto forma di “ginnastica per neonati”, “corsi di acquaticità”, “massaggio del neonato”, “attività psicomotorie” e così via: in definitiva una serie di sgambate, carezze e toccamenti a orario (e di solito anche a pagamento), come se tutto questo lavoro di cui certamente il neonato e il bambino piccolo hanno bisogno non fosse già previsto e contenuto abbondantemente nel suo vivere normale.

La ginnastica di tutti i giorni

In altri termini: cambiare il pannolino al bambino, lavandolo e asciugandolo (e quindi inevitabilmente carezzandolo), parlandogli con lo sguardo e con la voce, come normalmente da sempre si è fatto (e quante volte durante la giornata quando il bambino è piccolo) non è forse il più bel massaggio, con tanto di ginnastica, che si possa immaginare per un neonato? E questo senza prenderlo in giro con la recita dell’apposito olietto e di quei gesti puntigliosamente ripetuti, uguali a quelli del docente o del manuale per neomamme (magari acquistato anche in internet)?

Ma c’è anche un altro aspetto negativo in questa lunga serie di pratiche proposte oggi, quella che chiamerei la tecnicizzazione della normalità. È di gran moda dare un nome e un’apparenza che potremmo chiamare tecnologico-scientifica a tutto ciò che riguarda il settore della salute, un po’ perché questo vende meglio, un po’ perché la gente, che oggi dimentica le parole comuni e le tradizioni di sempre, preferisce, per pigrizia o ingenuità, affidarsi senza pensarci due volte alle cose che vengono spettacolarizzate.

Ecco allora che le piccole, umili, a volte invisibili ma efficacissime esperienze della vita di tutti i giorni, che noi tutti abbiamo, gratuitamente, nel nostro patrimonio culturale, vengono via via espropriate, travestite da scoperte scientifiche, da pratiche filosofico-pedagogiche, con nomi altisonanti come jogging, fitness, manipolazione, acquaticità, psicomotricità, e rese appetibili oggetti di vendita.

Neomamme: carezze senza specializzazione

Questo travestimento fa male al portafoglio e ancor più alla possibilità di essere autonomi nella gestione della propria salute. Costringe alla ricerca e alla dipendenza dalle prescrizioni degli specialisti,  anche quando vogliamo carezzare un neonato, col timore di non saperlo fare altrimenti. Ai genitori si dovrebbe ricordare che ciò che conta non è la tecnica della carezza ma il contenuto del messaggio che vi si accompagna, e che quando si applicano, da neofiti, fascinose tecniche di massaggi apprese in corsi speciali, c’è il rischio di non comunicare assolutamente nulla, o peggio di comunicare solo ulteriori timori, imbarazzi, insicurezze.

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L’unico aspetto positivo che riesco a vedere in queste tecniche così di moda è che richiamano l’attenzione sul nostro bisogno di relazionarci col corpo in termini di contatto, tono muscolare, esperienze posturali, soprattutto all’inizio della nostra vita. Tutto questo si può ricordare ai genitori, ma spiegando loro che non c’è bisogno di alcuna specializzazione.

I genitori possono e sanno già essere intensi nella comunicazione: basta che si lascino guidare dal proprio istinto nella relazione fisica col bambino, senza tecniche speciali, ma semplicemente accudendolo con affetto e disponibilità nei suoi tanti bisogni quotidiani; essendo consapevoli di agire, così, non in modo banale e vuoto ma estremamente ricco di valori e produttivo. Vuotezza e banalità lasciamole invece al corso di massaggio.

Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 11/12/2019

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