Ecolalia: perché i bambini ripetono frasi e parole?

Perché alcuni bambini ripetono a pappagallo tutto quello che dicono gli altri? A volte per imparare, a volte per tranquillizzarsi, a volte per nutrire la relazione. Scopriamo cos’è l’ecolalia e perché si manifesta

Federica Gatti , logopedista
Bambina sorride all'obiettivo

I miti e le leggende antiche spesso nascono per spiegare fenomeni naturali sorprendenti. È ciò che accade anche nella storia di Eco, una ninfa amante del pettegolezzo e condannata pertanto da Giove, il re degli dei, a parlare solo ripetendo le ultime parole dette da altri. Questa storia viene raccontata da diversi autori (il più celebre è Ovidio) per dare un senso al fenomeno dell’eco che si può ascoltare in grotte e strette valli.

L’unione di due parole greche, eco (ripeto) e lalia (parlata, discorso), dà origine al termine “ecolalia”, letteralmente un “discorso ripetuto” o “parlare ripetendo”. L’ecolalia è infatti una ripetizione automatica di parole o frasi altrui, un po’ come fa un pappagallo. Quando la ripetizione riguarda invece parole o frasi del parlante stesso si definisce tecnicamente “autoecolalia” oppure “palilalia” (dal greco palin, ovvero “di nuovo”).

Il linguaggio ecolalico può essere talvolta confuso con difficoltà del linguaggio, come ad esempio la balbuzie. Anche nella balbuzie sono infatti presenti ripetizioni, che riguardano però solitamente solo parti di parola o singoli suoni mentre li si sta articolando. La balbuzie è un disturbo della fluenza del linguaggio con caratteristiche peculiari non presenti nell’ecolalia, come blocchi, pause tese, allungamenti di suoni, compresenza di tic e tensioni muscolari.

Tipologie di ecolalia

La principale distinzione tra i tipi di ecolalia è tra immediata e differita.

Ecco un esempio di ecolalia immediata: papà e mamma stanno parlando tra loro mentre il figlio gioca lì vicino a portata di orecchio e il papà dice«Domani dobbiamo ricordarci di spedire il pacco per Giulia»; il piccolo ripete poco dopo: «Pacco per Giulia». Se il giorno dopo all’asilo lo stesso bimbo esclama senza motivo: «Pacco per Giulia!», stiamo invece registrando un episodio di ecolalia differita.

Come si può intuire, la differenza sta nella distanza di tempo che passa dallo stimolo alla ripetizione, ma non solo. Gli esperti, infatti, sanno che la differenza tra le due tipologie sta anche nelle motivazioni della ripetizione, importanti perché guidano in maniera diversificata il trattamento.

Esiste poi l’ecolalia attenuata, quando cioè la ripetizione non è proprio uguale allo stimolo, ma avvengono piccole modifiche, spesso per garantire un uso corretto dei pronomi personali: dico al mio bimbo «Metti le scarpe» e lui ripete «Metto le scarpe».

Forse la distinzione più importante però è quella tra l’ecolalia che possiamo ritenere “normale” (fisiologica nello sviluppo del bambino) e quella patologica, che può rappresentare un campanello d’allarme per un genitore. Cerchiamo di chiarire la differenza nei prossimi paragrafi, poiché non sempre l’ecolalia è segnale di autismo.

Ecolalia nello sviluppo del linguaggio del bambino

L’ecolalia nei bambini rappresenta una normale strategia di acquisizione linguistica in alcune fasi della crescita, soprattutto nei primi 3 anni. Ripetere le parole ascoltate può avere infatti un’utilità nell’ampliare il vocabolario, accrescere la varietà di suoni e affinare le capacità comunicative in generale. Pensiamo ad esempio a quando impariamo una nuova lingua e incontriamo una nuova parola: la ripetiamo ad alta voce per fissarla meglio in memoria, per sentire come ci suona e capire se la pronunciamo correttamente. Ma non è l’unica funzione!

Nel 1946, lo psichiatra austriaco-statunitense Leo Kanner iniziò a osservare che i bambini utilizzavano la risposta ecolalica a una domanda come risposta affermativa: il bambino piccolo ha infatti nella sua “cassetta degli attrezzi” linguistica pochi strumenti per comunicare ed esprimere i propri bisogni, per cui potrebbe utilizzare la ripetizione per confermare una scelta. Ad esempio, la mamma chiede «Vuoi lo yogurt alla fragola o alla banana?» e il bimbo risponde «banana».

Nei bambini di 4 o 5 anni l’ecolalia dovrebbe presentarsi invece in percentuali molto ridotte, proprio perché a questa età solitamente hanno già raggiunto uno sviluppo del linguaggio che permette di veicolare messaggi in tanti modi diversi oltre alla ripetizione.

Un’altra funzione interessante che l’ecolalia sembra avere è quella di prolungare lo scambio comunicativo. William H. Fay nel 1973 osservò come l’ecolalia servisse al bambino per allungare i momenti di interazione con l’adulto di riferimento, fonte preziosa per l’apprendimento e l’attaccamento.

A volte però l’ecolalia potrebbe rimanere l’unica modalità di comunicazione del bambino, il suo unico strumento a disposizione: è allora che bisogna approfondire, con l’aiuto del pediatra e degli specialisti, per evitare frustrazione da parte del bambino e ricadute sul suo sviluppo in generale.

Funzioni comunicative dell’ecolalia

Già nei primi anni ’80, Barry M. Prizant e Judith F. Duchan ebbero un’intuizione: se l’ecolalia nei bambini con autismo, fino a quel momento ritenuta solo un comportamento-problema da estinguere, avesse in realtà una funzione? Analizzarono il linguaggio di un gruppo di bambini nello spettro e individuarono ben sette diverse funzioni dell’ecolalia:

  • dialogica: il bambino ripete le parole dell’interlocutore per mantenere il suo turno di parola (l’adulto dice: «Adesso andiamo a scuola»; il bambino ripete: «adesso andiamo a scuola»; l’adulto continua: «Sì, a scuola con i tuoi amici»).
  • dichiarativa: serve al bambino per denominare a suo modo un oggetto o un’azione ed è spesso accompagnata da gesti di indicazione (il bimbo dice «Arrivo Bing!», prime parole della sigla del cartone animato Bing, per denominare il suo pupazzo di Bing).
  • affermativa: il bambino ripete quanto detto dall’interlocutore per rispondere affermativamente (l’adulto chiede: «Vuoi il succo?»; il bambino risponde: «il succo»).
  • richiestiva: c’è intenzione di chiedere un oggetto o di compiere un’azione (il bambino ripete «Vuoi un biscotto?» per chiedere che gli venga dato il biscotto).
  • reiterativa: il bambino ripete per poter rielaborare l’informazione e comprenderla meglio (l’adulto dice: «Prima mettiamo le scarpe e poi usciamo»; il bambino ripete: «Scarpe… poi usciamo»).
  • autoregolatoria: non è rivolta all’interlocutore ma serve al bambino per regolare la propria percezione e accompagnare un’azione (il bambino ripete «Piano piano» mentre costruisce una torre)
  • non finalizzata: non serve all’interazione con l’altro e si verifica spesso durante un’elevata attivazione emozionale (durante un momento di agitazione o eccitazione, il bambino ripete più volte una frase sentita in un cartone animato, senza rivolgersi a nessuno).

Non sempre è semplice stabilire quale sia la funzione di una specifica ripetizione, anche perché la distinzione si basa sull’analisi minuziosa dei comportamenti che accompagnano il linguaggio, come il tono della voce, le espressioni facciali, i gesti, l’intenzione, e anche questi comportamenti paralinguistici possono talvolta essere alterati.

Il dato rivoluzionario che però emerge dagli studi è che solo il 4% delle ripetizioni ecolaliche è privo di funzione. Negli anni è sempre più condivisa quindi dagli specialisti l’idea che l’ecolalia rappresenti una strategia di compenso per favorire l’interazione sociale.

Ecolalia e disturbo dello spettro autistico (ASD)

L’ecolalia è molto comune nei disturbi dello spettro autistico, infatti è presente all’incirca nel 75% dei casi e spesso rappresenta la prima forma di linguaggio verbale che emerge nei bambini con autismo. Non è però considerata patognomica, ovvero segno di malattia in sé per sé.

Quindi se osserviamo la presenza di linguaggio ecolalico in un bambino non significa automaticamente che siamo in presenza di una forma di autismo. È sempre necessaria una diagnosi medica, che deve andare a verificare la presenza dei criteri previsti dal DSM V, il manuale diagnostico di riferimento.

In particolare, devono essere presenti:

  • disturbi della comunicazione e nell’interazione sociale;
  • pattern di comportamenti, interessi o attività limitati e ripetitivi.

I sintomi devono inoltre essere presenti già nella prima infanzia (anche se possono manifestarsi pienamente solo più tardi) e persistenti, ovvero causare una compromissione nei diversi contesti di vita della persona.

Tradizionalmente l’ecolalia veniva annoverata tra quei comportamenti ripetitivi e stereotipati che caratterizzano il bambino con autismo e quindi considerati “problematici” e con effetti negativi sull’apprendimento. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, il linguaggio ecolalico assolve invece diverse funzioni, ad esempio può essere una strategia auto-calmante o di auto-stimolazione, e può rappresentare un canale per elaborare il linguaggio e apprendere nuove parole e nuove frasi (insomma, un vero e proprio trampolino di lancio verso un linguaggio più strutturato).

Alcuni studi hanno cercato un legame tra il livello dello sviluppo linguistico e le caratteristiche dell’ecolalia; si ipotizzava infatti che con il progredire dello sviluppo del linguaggio l’ecolalia diminuisse. Non è esattamente così. In effetti, con lo sviluppo del linguaggio funzionale diminuisce progressivamente la percentuale di parole ripetute. Tuttavia, la frequenza dell’ecolalia e la varietà delle sue funzioni non seguono un andamento lineare: aumentano nelle fasi intermedie dello sviluppo linguistico e diminuiscono nuovamente ai livelli più avanzati. In altre parole, i bambini con competenze linguistiche molto basse o molto alte mostrano meno ecolalia e con minore varietà funzionale, mentre quelli con uno sviluppo linguistico intermedio la utilizzano più spesso e per funzioni differenti.

Curiosità: studi inglesi condotti su bambini sordi con autismo hanno riscontrato che anche loro manifestano una sorta di ecolalia, ripetendo i gesti della lingua dei segni (in questo caso la “British Sign Language” – BSL).

Ecolalia e ADHD

Talvolta l’ecolalia è presente anche nel Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), con una ampia variabilità da persona a persona nella frequenza e nella tipologia delle ripetizioni. Generalmente, l’ecolalia nell’ADHD può avere una funzione:

  • comunicativa, per veicolare messaggi ed esprimere pensieri o emozioni;
  • di autoregolazione, come strategia di coping per fronteggiare situazioni di stress o di ansia;
  • di stimming, per regolare emozioni e risorse attentive similmente all’uso di oggetti tattili antistress.

Come detto in precedenza riguardo allo sviluppo fisiologico e al disturbo dello spettro autistico, l’ecolalia può avere ricadute positive. Infatti può influire positivamente sullo sviluppo del linguaggio e delle abilità di memoria e favorire l’acquisizione di nuove strategie per esprimere emozioni e sentimenti. Tuttavia la sua presenza può comportare difficoltà nelle relazioni sociali e scarsa autostima.

Ecolalia in altre condizioni e nell’adulto

L’ecolalia può presentarsi anche nell’adulto, in particolare in condizioni patologiche. Spesso è presente nella Sindrome di Tourette, nell’afasia (in particolare nella forma sensoriale transcorticale), nel disturbo neurocognitivo maggiore (un tempo chiamato “demenza”), nella schizofrenia e in alcune forme di epilessia.

Gli studi su queste popolazioni di pazienti, soprattutto quelli che presentano l’ecolalia dopo un danno neurologico, sono particolarmente importanti perché cercano di trovare una correlazione anatomica tra il “sintomo” e la sede del danno a livello del cervello, anche se al momento, sulla questione, non vi sono certezze in ambito scientifico.

Diagnosi

Se l’ecolalia rimane l’unica modalità comunicativa del bambino, potrebbe rappresentare una barriera nello sviluppo linguistico e comunicativo. In questo caso, l’aiuto dei professionisti è fondamentale.

Il primo specialista da consultare è il pediatra, il quale si avvarrà delle valutazioni del neuropsichiatra infantile, del logopedista e del terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva. A seconda dei casi verranno consultate una o più di queste figure, per garantire uno sguardo multidisciplinare, senza dimenticare, ovviamente, il coinvolgimento attivo di educatori e insegnanti.

La valutazione degli specialisti raccoglierà informazioni sulla storia di vita del bambino, integrata poi da osservazioni strutturate e test (quando ritenuto necessario e possibile). Lo scopo non è solo quello di giungere a una diagnosi definendo quale causa si nasconda dietro l’ecolalia, ma capire che caratteristiche ha, che funzioni assolve e, se possibile, usarla come base per progettare l’intervento personalizzato.

Trattamento

Non esiste una ricetta che spieghi come curare l’ecolalia, anche perchè, come detto, l’intento non è quello di eliminare le ripetizioni dal linguaggio del bambino ma piuttosto scovare le funzioni nascoste di questo fenomeno e utilizzarle come “traghetto” verso un linguaggio più funzionale.

Come detto per la diagnosi, anche nel trattamento è fondamentale una gestione multidisciplinare. L’ecolalia è una manifestazione comunicativo-linguistica, motivo per cui è fondamentale prevedere l’intervento del logopedista, affidandosi a uno specialista con formazione ed esperienza specifica. Infatti, il trattamento dell’ecolalia può includere diversi approcci, spesso combinati tra loro al fine di personalizzare la presa in carico, ed è essenziale che il logopedista sia in grado di valutare quali strumenti siano utili di volta in volta.

La terapia logopedica aiuterà il bambino a sviluppare modalità di comunicazione più funzionali, lavorando sulla comprensione del linguaggio, sull’uso spontaneo delle parole e sulla capacità di dare significato alle espressioni ripetute. In alcuni casi può essere utile anche una terapia comportamentale, che supporta il bambino nell’apprendere strategie comunicative più efficaci e nel gestire eventuali difficoltà relazionali o comportamentali associate.

Quando il linguaggio verbale è maggiormente compromesso sarà utile adottare la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), un insieme di strumenti che aiuta il bambino a comprendere e/o a esprimere messaggi attraverso immagini o supporti visivi, come ad esempio il PECS (Picture Exchange Communication System). Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia da Covid 19, si è diffusa anche la teleriabilitazione, che permette di svolgere percorsi terapeutici a distanza, offrendo continuità di intervento e maggiore accessibilità per molte famiglie. 

Il trattamento farmacologico, invece, non agisce direttamente sull’ecolalia, ma può essere preso in considerazione dal medico quando sono presenti condizioni associate come ansia, impulsività o disturbi del sonno. 

Il piano di trattamento deve però tener conto di un tassello centrale: la famiglia. Solo con il coinvolgimento attivo dei genitori e delle figure di riferimento sarà possibile attuare un supporto quotidiano alla comunicazione del bambino e favorire la generalizzazione delle competenze comunicative in via di acquisizione.

Strategie pratiche per genitori ed educatori

Fino a poco tempo fa (e tutt’oggi) erano diffusi approcci che raccomandavano ai familiari di ignorare, se non addirittura bloccare, le ripetizioni ecolaliche perché si credeva che ostacolassero l’apprendimento e l’utilizzo del linguaggio funzionale. Come abbiamo visto, invece, quasi sempre dietro l’ecolalia è presente un tentativo di comunicazione che va accolto, compreso e modellato

Teniamo conto che se abbiamo a che fare con l’ecolalia immediata, spesso il bambino si aggancia a quello che diciamo senza un accesso funzionale al linguaggio, quindi è essenziale fornire un modello corretto. Ecco cosa può fare concretamente un genitore nel caso di un’ecolalia immediata:

  • Modificare il proprio linguaggio staccando le parole e fornendo un modello dal punto di vista del bambino: invece di dire «Vuoi il succo?» è corretto dire «Voglio / il / succo».
  • Proporre attività di scelta tra qualcosa che gli piace molto e qualcosa che non gli piace per niente: «Voglio / il / succo / o / il / finocchio?». Se ripeterà «Voglio il finocchio» e glielo daremo, probabilmente sperimenterà le conseguenze della ripetizione “a pappagallo”.

Per quanto riguarda l’ecolalia differita è necessario invece fare un passo in più e prenderci qualche settimana per osservare il nostro bambino e appuntarci in un diario le ecolalie: cosa dice, il contesto, le emozioni che forse sta provando, se sono auto-stimolatorie o se possono essere riferite a qualcosa in particolare. Meglio ancora se questa analisi viene condivisa con altre figure, come le insegnanti e gli educatori per una visione a 360°.

Dopodiché ci si potrà dedicare al modellamento del proprio linguaggio: quando il bambino usa una ecolalia, l’adulto la ripete e poi fornisce un modello funzionale, sempre dal punto di vista del bambino e riferendosi a sé stesso in terza persona. Ad esempio, il bambino ogni tanto ripete «solo un pizzico», e i genitori nel tempo sono riusciti a capire che quando lo fa sta associando la stessa sensazione, la stessa paura, del giorno del vaccino (quando il medico gli disse «Sentirai solo un pizzico». Un modellamento corretto in questo caso potrebbe essere: «Solo un pizzico. Sono spaventato. La mamma è qui. La mamma ha capito.».

Impatto psicologico e sulla vita quotidiana

Abbiamo aperto questo articolo raccontando il mito della ninfa Eco; per lei la condanna di Giove fu una disgrazia, soprattutto perché in questo modo non potè mai rivelare il suo amore al bellissimo Narciso. La sua storia ci suggerisce la sensazione di blocco e di impotenza comunicativa che può insorgere nei bambini il cui linguaggio è caratterizzato da queste ripetizioni.

Molto spesso, infatti, la presenza di ecolalia può creare disagio, frustrazione e senso di inadeguatezza. Il bambino potrebbe quindi limitare la sua partecipazione in classe o nei gruppi di gioco perché si sente inadeguato e incompreso, ridurre al minimo le interazioni sociali, evitare di coltivare passioni, talenti, attitudini.

Bibliografia
  • McFayden TC, Kennison SM, Bowers JM, “Echolalia from a transdiagnostic perspective”, Autism Dev Lang Impair, novembre 2022.
  • Patra KP, De Jesus O., “Echolalia”, StatPearls, agosto 2023.
  • Williams JH, Whiten A, Suddendorf T, Perrett DI., “Imitation, mirror neurons and autism”, Neurosci Biobehav Rev, gennaio 2001.
  • AA.VV., “Symptom Network Analysis in a Large Sample of Children and Adults with a Chronic Tic Disorder”, Mov Disord Clin Pract, ottobre 2024.
  • AA.VV., “A systematic review of interventions for echolalia in autistic children”, J Lang Commun Disord, novembre-dicembre 2023.
Articolo pubblicato il 19/05/2026 e aggiornato il 19/05/2026
Immagine in apertura tirc83 / iStock

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