Il ciclo mestruale e il suo calcolo generano spesso domande e dubbi nelle adolescenti, nelle donne in cerca di una gravidanza e in quelle in età perimenopausale. Conoscerne le caratteristiche e imparare a calcolarlo può aiutare a comprendere meglio il proprio corpo, ma può essere anche fonte di ansie e preoccupazioni.
In questo articolo vedremo nel dettaglio come funziona il ciclo mestruale, perché può essere utile tenerne traccia e quali metodi e strumenti si possono utilizzare per farlo.
Nel linguaggio quotidiano si parla spesso di ciclo e mestruazioni come se fossero sinonimi, ma i due termini indicano cose diverse. Il ciclo mestruale è l’insieme dei cambiamenti che avvengono periodicamente nell’organismo femminile e che lo preparano a una possibile gravidanza. Questi cambiamenti sono regolati da diversi ormoni e, sebbene si faccia spesso riferimento a una durata di 28 giorni, l’effettiva durata del ciclo può variare. La mestruazione, invece, è soltanto una delle fasi del ciclo ed è caratterizzata dalla perdita di sangue attraverso la vagina.
Il ciclo mestruale accompagna la vita fertile della donna a partire dalla prima mestruazione, chiamata menarca, che si verifica generalmente durante l’adolescenza, fino alla menopausa.
Le caratteristiche del ciclo possono variare non solo da donna a donna, ma anche nella stessa persona nelle diverse fasi della vita. Anche l’età del menarca e quella della menopausa possono essere diverse: entrano infatti in gioco numerosi fattori, tra cui caratteristiche individuali, fattori genetici e ormonali e stili di vita.
Qualche settimana fa, durante l’ambulatorio ostetrico, ho conosciuto Serena, una donna che cerca una gravidanza da alcuni mesi e che si era recata al poliambulatorio per il Pap test periodico. Durante il colloquio prima dell’esame le ho chiesto la data dell’ultima mestruazione, ma Serena non ha saputo indicarmela. Aveva un’app per monitorare il ciclo, ma si era dimenticata di registrare proprio l’ultimo flusso.
Il Pap test è stato comunque eseguito, ma, dal momento che Serena stava cercando una gravidanza e non ricordava quando avesse avuto l’ultima mestruazione, le ho consigliato di fare un test di gravidanza. Le ho suggerito inoltre di prendere l’abitudine di annotare almeno il primo giorno di ogni mestruazione: un dato semplice, che può essere utile durante le visite ginecologiche e che, in caso di gravidanza, servirà anche per calcolare inizialmente le settimane di gestazione.
Come detto, il ciclo mestruale dura in media 28 giorni: il range di normalità, però, oscilla tra i 21 e i 35 giorni, arrivando anche a 45 giorni nelle giovani adulte. La variabilità della durata, appunto, può essere influenzata da diversi fattori:
Tutti questi fattori possono influenzare sia la durata del ciclo mestruale, che quindi può essere più breve o più lungo di 28 giorni, ma anche la sua irregolarità.
Indipendentemente dalla durata del ciclo mestruale, le fasi neuroendocrine e fisiche che riguardano l’utero e le ovaie durante queste settimane sono le stesse, così suddivise:
Il flusso mestruale è costituito da sangue, tessuto endometriale, muco e altre secrezioni. Contiene inoltre sostanze ed enzimi che contribuiscono a mantenerlo fluido, anche se talvolta possono essere presenti piccoli coaguli.
Le caratteristiche delle mestruazioni possono variare da donna a donna e anche da un ciclo all’altro. In genere, la perdita complessiva di sangue durante una mestruazione è di circa 30-80 millilitri. Il flusso tende a essere più abbondante e di colore rosso vivo nei primi giorni, per poi diminuire e assumere una colorazione più scura verso la fine delle mestruazioni, quando il sangue rimane più a lungo prima di essere espulso e va incontro a ossidazione.
Alcune donne possono inoltre presentare, nei giorni che precedono la mestruazione vera e propria, piccole perdite di sangue, più o meno scure: si parla in questo caso di spotting premestruale. Lo spotting può essere associato a diversi fattori, tra cui variazioni ormonali, uso di contraccettivi ormonali o alcune condizioni ginecologiche, come la presenza di polipi uterini.
Esistono diverse alterazioni che riguardano la quantità e le caratteristiche del flusso mestruale. Si parla di ipomenorrea quando le mestruazioni sono particolarmente scarse e, spesso, di breve durata; al contrario, un flusso particolarmente abbondante viene definito sanguinamento mestruale abbondante (tradizionalmente indicato anche come ipermenorrea). In presenza di cambiamenti significativi o persistenti rispetto alle proprie mestruazioni abituali, è consigliabile parlarne con il proprio professionista sanitario di fiducia.
Oggi molte donne utilizzano soprattutto applicazioni sullo smartphone per tenere traccia delle mestruazioni, annotando informazioni che fino a qualche anno fa venivano segnate sul calendario o sull’agenda. Ma perché è utile segnare l’arrivo e la durata delle mestruazioni?
Tenere traccia del ciclo e delle sue caratteristiche può fornire informazioni utili durante le visite mediche, in particolare quelle ginecologiche. Non serve soltanto a chi cerca una gravidanza: può essere utile, ad esempio, anche durante la perimenopausa, per osservare eventuali cambiamenti del ciclo, o più semplicemente per organizzare attività e impegni quotidiani.
Le applicazioni dedicate al ciclo utilizzano generalmente i dati dei mesi precedenti per stimare l’arrivo della mestruazione successiva e, in alcuni casi, il periodo dell’ovulazione e la finestra fertile. Si tratta, però, di previsioni basate sulla durata dei cicli precedenti e non della certezza che l’ovulazione avvenga nei giorni indicati.
Esistono anche siti che offrono strumenti simili: inserendo alcune informazioni, come la data di inizio delle ultime mestruazioni e la durata abituale del ciclo, è possibile ottenere una stima delle mestruazioni successive e della finestra fertile.
Inserisci le informazioni sul tuo ciclo per ottenere una stima delle prossime mestruazioni.
Le date indicate sono stime basate sulla durata media del ciclo. L’ovulazione può variare anche nei cicli regolari. Questo strumento non è un metodo contraccettivo affidabile.
Il periodo fertile è la finestra di circa 5-6 giorni che comprende il giorno dell’ovulazione e quelli che la precedono. L’ovulazione consiste nel rilascio di un ovocita maturo da parte dell’ovaio e, in un ciclo di 28 giorni, avviene generalmente intorno al 14° giorno, anche se il momento può variare da donna a donna e da un ciclo all’altro.
Perché il periodo fertile dura diversi giorni se l’ovocita, una volta rilasciato, rimane vitale soltanto per circa 12-24 ore? Perché gli spermatozoi possono sopravvivere nell’apparato genitale femminile fino a circa 5 giorni. Per questo anche un rapporto avvenuto nei giorni precedenti l’ovulazione può portare alla fecondazione.
Ogni donna può imparare a osservare i cambiamenti del proprio corpo durante il ciclo mestruale. In prossimità dell’ovulazione possono comparire alcuni segnali, che variano da persona a persona: il muco cervicale tende a diventare più abbondante, trasparente, fluido ed elastico; alcune donne possono avvertire dolore pelvico, tensione mammaria, lievi perdite di sangue (spotting) o un aumento del desiderio sessuale.
Per individuare il periodo dell’ovulazione esistono inoltre diversi strumenti. I test di ovulazione possono essere utilizzati a casa e rilevano nelle urine l’aumento dell’LH (ormone luteinizzante), che generalmente precede l’ovulazione. Possono essere utilizzati anche dalle donne con ciclo irregolare, anche se in questi casi può essere più difficile stabilire quando iniziare a effettuare i test.
Un altro metodo consiste nella misurazione della temperatura basale, da effettuare ogni giorno, al risveglio e prima di alzarsi, nelle stesse condizioni. Dopo l’ovulazione, l’aumento del progesterone determina infatti un lieve innalzamento della temperatura corporea: questo metodo permette quindi soprattutto di riconoscere a posteriori che l’ovulazione è probabilmente avvenuta.
Esistono infine metodi basati sull’osservazione del ciclo, come il metodo Ogino-Knaus, che stima il periodo fertile sulla base della durata dei cicli precedenti, e il metodo Billings, basato invece sull’osservazione delle modificazioni del muco cervicale, che in prossimità dell’ovulazione diventa generalmente più abbondante, trasparente ed elastico.
Che cos’è la sindrome premestruale? Si tratta di un insieme di sintomi fisici e psicologici che possono comparire nella fase che precede le mestruazioni e che variano per tipo e intensità da donna a donna. Sono legati alle variazioni ormonali che caratterizzano la fase luteale del ciclo e tendono a migliorare con l’arrivo delle mestruazioni.
Tra i sintomi più comuni ci sono tensione al seno, variazioni dell’appetito, sbalzi d’umore e irritabilità, ma anche crampi al basso ventre, mal di testa e disturbi gastrointestinali, come stitichezza o diarrea.
Non tutte le donne sperimentano gli stessi sintomi premestruali e questi possono cambiare anche da un ciclo all’altro. Imparare a riconoscerli e a osservare quando compaiono può aiutare a conoscere meglio il proprio corpo e, in alcuni casi, a riconoscere l’avvicinarsi delle mestruazioni anche senza ricorrere alle applicazioni per il monitoraggio del ciclo.
Nel corso della vita fertile può capitare che le mestruazioni arrivino in ritardo rispetto al solito. Un ritardo non indica necessariamente l’inizio di una gravidanza: sono diversi, infatti, i fattori che possono modificare la durata e la regolarità del ciclo mestruale.
Nelle donne che hanno abitualmente cicli irregolari può essere più difficile parlare di un vero e proprio “ritardo”, proprio perché l’intervallo tra una mestruazione e l’altra può variare. Se invece le mestruazioni sono generalmente regolari e tardano ad arrivare, in presenza della possibilità di una gravidanza è opportuno effettuare un test di gravidanza, generalmente a partire dal primo giorno di ritardo, seguendo le indicazioni riportate sul test.
È consigliabile rivolgersi al proprio professionista sanitario di fiducia se le irregolarità diventano frequenti o persistenti, se le mestruazioni scompaiono per un periodo prolungato oppure se cambiano significativamente per frequenza, durata o quantità del flusso. In questi casi, il professionista potrà valutare se siano necessari ulteriori accertamenti per individuarne la causa.
Segnare la data di inizio dell’ultima mestruazione è sempre utile, come abbiamo visto, ma lo diventa ancora di più per le donne in cerca di una gravidanza. In caso di gravidanza, infatti, il professionista sanitario calcolerà inizialmente le settimane di gestazione a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione, un’informazione utile anche per programmare i primi controlli.
Le donne che assumono contraccettivi ormonali, invece, possono avere sanguinamenti che non corrispondono a una vera mestruazione. Con alcuni contraccettivi può comparire, ad esempio, un sanguinamento da sospensione durante i giorni di pausa o di assunzione del placebo; con altri, invece, le perdite possono diventare molto scarse o scomparire del tutto.