Rimanere incinta non è un evento sempre immediato e molte coppie si chiedono come favorire una gravidanza e quali siano i fattori che influenzano la fertilità. Il concepimento dipende dall’incontro tra ovulo e spermatozoo nel periodo fertile del ciclo mestruale, ma entrano in gioco anche età, stile di vita e condizioni di salute.
Di seguito analizziamo come rimanere incinta, come individuare i giorni fertili del ciclo, quanto tempo può essere necessario per ottenere una gravidanza e quali abitudini possono sostenere la fertilità femminile e maschile. Nel testo che segue affrontiamo anche alcuni dubbi frequenti: ogni quanto avere rapporti per concepire, quali comportamenti non hanno reali basi scientifiche e quando può essere utile rivolgersi a uno specialista per una valutazione della fertilità.
La realizzazione del sogno di maternità di una donna può essere un evento del tutto naturale e spontaneo, ma in alcuni casi si configura come un percorso articolato, sul quale, spesso, fioccano dicerie e fantomatiche “raccomandazioni” senza alcuna base scientifica. In questo articolo risponderemo alle domande più frequenti su questo tema e ci concentreremo su come favorire il concepimento.
Sebbene non esistano delle vere e proprie “istruzioni per l’uso” su come rimanere incinta velocemente e facilmente, bisogna considerare che ci sono dei fattori che possono aumentare la probabilità di avere un bambino:
Data di inizio dell'ultimo ciclo mestruale
Durata media del tuo ciclo
Come aumentare quindi le probabilità di rimanere incinta? Il primo e più importante suggerimento per aumentare le possibilità di andare incontro a una gravidanza è rappresentato da un’adeguata conoscenza del proprio ciclo mestruale. Ciò consente infatti di calcolare in maniera più o meno precisa i giorni dell’ovulazione e quindi di concentrare i rapporti in quei giorni che costituiscono la cosiddetta “finestra fertile”.
Altri importanti suggerimenti per rimanere incinta consistono nell’evitare o correggere tutti quei fattori che possono interferire con la fertilità, come lo stile di vita sedentario, l’abuso di alcol, l’eccesso di peso o l’eccessiva magrezza, il fumo di sigaretta, eccetera.
I giorni del periodo mestruale di solito rappresentano il momento meno fertile del mese, tuttavia esistono dei casi in cui è possibile rimanere incinta anche subito dopo il ciclo. Questa possibilità è maggiore nelle donne che hanno un ciclo piuttosto breve, nelle quali l’ovulazione può verificarsi anche a distanza di soli cinque giorni dall’inizio del ciclo e quindi il periodo fertile coincide con i giorni immediatamente successivi alla comparsa del flusso mestruale.
Come abbiamo già detto, il calcolo dei giorni fertili è un passo fondamentale nella pianificazione della gravidanza. Il periodo fertile rappresenta infatti quella finestra temporale della durata di circa cinque giorni durante la quale la possibilità di concepimento è massima.
Nelle donne con un ciclo mestruale della durata di 28 giorni il periodo fertile coincide con i giorni dell’ovulazione, che normalmente si verifica fra il 14° e il 15° giorno dopo l’inizio della precedente mestruazione.
Questo calcolo è abbastanza attendibile se il ciclo mestruale è regolare, molto meno nel caso in cui si debba fare il calcolo del periodo fertile in una donna che abbia un ciclo irregolare.
Un ciclo irregolare può sembrare un problema insormontabile se si sta pianificando una gravidanza.
L’irregolarità del ciclo mestruale può essere legata a diversi fattori: stress, dimagrimenti eccessivi, interruzione improvvisa dell’assunzione della pillola anticoncezionale, problemi ormonali.
Il primo, fondamentale passo da compiere è escludere, con l’aiuto di un ginecologo, che questa irregolarità sia dovuta a condizioni patologiche. Una volta fatto ciò, sarà necessario imparare a riconoscere i cambiamenti che l’organismo subisce in prossimità dell’ovulazione al fine di individuare i giorni fertili: ad esempio l’aumento della temperatura corporea, le modifiche del muco cervicale (che diventa più fluido), la comparsa di fitte al basso ventre.
Se nonostante questi accorgimenti dovesse risultare difficile individuare il momento dell’ovulazione, è possibile ricorrere ai kit commerciali che misurano, attraverso l’urina, il picco più alto dell’ormone LH (ormone luteinizzante), che viene secreto tra le 24 e le 36 ore precedenti l’ovulazione.
Ci scrive Anna Maria, che da diversi mesi avverte un forte desiderio di maternità e vorrebbe avere un bambino: «Ne ho parlato più volte con il mio compagno, ma lui non vuole. Come faccio?».
La sintonia con il proprio partner e la condivisione della scelta di avere un bambino sono elementi fondamentali nella pianificazione della gravidanza, così come il mantenimento di un completo stato di benessere psicofisico da parte della futura mamma. Lo stress psicologico e l’ansia da concepimento giocano infatti un ruolo sfavorevole.
Per questo motivo, se l’obiettivo è la ricerca di un bambino, diventa estremamente improbabile rimanere incinta se «lui non vuole» o se il partner non supporta adeguatamente questa scelta.
Da sempre circolano diversi miti e credenze popolari su posizioni che, durante il rapporto sessuale, faciliterebbero l’accesso degli spermatozoi al muco cervicale protettivo e dunque favorirebbero il concepimento. Nonostante siano stati chiamati in causa le leggi di gravità e altri principi fisici, è bene sottolineare che queste indicazioni non hanno alcun fondamento scientifico.
La raccomandazione utile è invece concentrare e intensificare i rapporti durante la fase fertile del ciclo.
Non esistono dei fattori che possano favorire il concepimento di una femminuccia piuttosto che di un maschietto.
Il sesso del bambino è stabilito dal cromosoma che si eredita dal padre: se l’ovulo materno, che contiene sempre un cromosoma X (femminile), viene fecondato da uno spermatozoo che contiene un cromosoma Y, viene concepito un maschio; se, invece, lo spermatozoo fecondante contiene un cromosoma X, verrà concepita una femminuccia.
Nonostante in passato fosse circolata la teoria del Dr. Shettles, che suggeriva di avere rapporti in una determinata fase del ciclo per aumentare la possibilità di avere un figlio di sesso femminile, ad oggi non esiste alcun metodo per “scegliere” il sesso del nascituro.
Allo stesso modo, non si conoscono dei metodi che indichino come rimanere incinta di gemelli, anche se esistono dei fattori che possono aumentare la possibilità di concepirli:
La fertilità di una donna diminuisce progressivamente dopo i 30 anni di età e di conseguenza anche la possibilità di avere un bambino si riduce. Ciò è legato sia alle alterazioni ormonali tipiche di questa fascia d’età, che influiscono sull’ovulazione, sia all’aumentata incidenza di aborti spontanei.
E dunque, come rimanere incinta a 40 anni o dopo? La prima cosa da fare nell’ottica di una pianificazione di una gravidanza è un “bilancio della propria fertilità”: se dopo 6 mesi di tentativi la cicogna tarda ad arrivare, è bene parlarne con il proprio ginecologo, che saprà consigliare eventuali esami finalizzati a misurare la capacità ovulatoria della donna e studiare da vicino la sua possibilità di procreare. In questa fascia d’età è altrettanto importante l’assunzione giornaliera di integratori a base di acido folico, raccomandata in tutte le donne in età fertile, ma ancor più importante nelle future mamme di età superiore a 40 anni, che hanno un maggior rischio di avere dei bambini affetti da malformazioni come la spina bifida o l’anencefalia, chiamate anche difetti del tubo neurale. La dose giornaliera raccomandata è di 400 mcg al giorno e va proseguita per tutto il primo trimestre di gravidanza.
Come si riconoscono i giorni più fertili del ciclo?
I giorni più fertili sono quelli che precedono e comprendono l’ovulazione, cioè il momento in cui l’ovaio rilascia un ovulo. In genere questo avviene circa a metà ciclo, ma può variare da donna a donna e anche da un ciclo all’altro. Poiché gli spermatozoi possono sopravvivere nell’apparato riproduttivo femminile per alcuni giorni, la finestra fertile comprende di solito i 4–5 giorni prima dell’ovulazione e il giorno stesso. Alcuni segnali del corpo, come cambiamenti nel muco cervicale o nella temperatura basale, possono aiutare a riconoscere questo periodo, anche se non sempre sono facili da interpretare.
Quanto tempo è normale impiegare per rimanere incinta?
Anche nelle coppie senza problemi di fertilità può essere necessario un po’ di tempo. Molte gravidanze arrivano entro i primi mesi di tentativi, ma può essere normale impiegare fino a un anno di rapporti regolari senza contraccezione. La probabilità di concepimento in un singolo ciclo non è del 100%, anche quando i rapporti avvengono nei giorni fertili. Se dopo circa 12 mesi di tentativi la gravidanza non arriva (o dopo 6 mesi se la donna ha più di 35 anni), può essere utile parlarne con il proprio medico o con uno specialista.
Quando è opportuno chiedere una valutazione per difficoltà a concepire?
Una consulenza medica può essere utile quando la gravidanza non arriva dopo un periodo di tentativi considerato adeguato, oppure se sono presenti condizioni che potrebbero influenzare la fertilità. Cicli mestruali molto irregolari, precedenti infezioni genitali, interventi chirurgici dell’apparato riproduttivo o alcune patologie croniche sono esempi di situazioni in cui può essere utile un confronto anticipato con il medico. Anche l’età della donna è un fattore da considerare nella valutazione dei tempi.
Lo stile di vita può influenzare la fertilità?
Alcuni aspetti dello stile di vita possono avere un ruolo nella fertilità sia femminile sia maschile. Il fumo, l’eccesso di alcol, un peso corporeo molto basso o molto alto e livelli elevati di stress possono influenzare il funzionamento dell’apparato riproduttivo. Anche l’attività fisica, l’alimentazione equilibrata e il sonno regolare contribuiscono al benessere generale dell’organismo. Prendersi cura della propria salute prima del concepimento è quindi un modo per favorire le condizioni più favorevoli all’inizio di una gravidanza.

calabrese, dopo la laurea in Medicina e chirurgia, conseguita presso l’Università di Messina, inizia il proprio percorso di formazione specialistica in Pediatria presso lo stesso Ateneo. Durante gli anni della scuola di specializzazione approfondisce le proprie conoscenze nel settore delle malattie endocrine dell’età infantile frequentando il Centro di Endocrinologia pediatrica del Policlinico Universitario di Messina. È autrice di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dal 2019 scrive per Uppa.