Sempre più donne in età fertile stanno valutando, anche in Italia, il social freezing per preservare la possibilità di avere figli in futuro. La crioconservazione degli ovociti, offerta da alcune strutture private di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), permette alle donne che al momento non desiderano o non possono avere figli di congelare i propri ovociti per poterli eventualmente utilizzare in futuro.
Nell’ultimo decennio si è diffusa sempre di più la crioconservazione degli ovociti, una tecnica che consente di congelare e conservare a temperature molto basse gli ovociti per un eventuale utilizzo futuro. L’obiettivo è conservare ovociti prelevati in un determinato momento della vita della donna, così da poterli utilizzare successivamente nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA).
Nell’ambito della medicina della riproduzione è possibile crioconservare anche altri tipi di cellule o tessuti, come gli spermatozoi e il tessuto ovarico, oppure embrioni già formati.
Si parla di crioconservazione per indicazione medica quando esiste una condizione clinica che può compromettere la fertilità futura, ad esempio una malattia o un trattamento medico. Si parla invece di crioconservazione elettiva degli ovociti, o social freezing, quando non esiste un’indicazione medica e la donna sceglie di conservare i propri ovociti per poter valutare la possibilità di una gravidanza in un momento successivo.
Sono diverse le condizioni cliniche nelle quali può essere presa in considerazione la crioconservazione degli ovociti:
Ma esistono dei campanelli d’allarme da tenere in considerazione? Un elemento importante è la storia familiare, soprattutto in presenza di casi di menopausa precoce. La riserva ovarica può inoltre essere valutata attraverso alcuni esami, tra cui il dosaggio dell’AMH (ormone antimülleriano), la cui interpretazione deve però essere effettuata dal professionista sanitario tenendo conto dell’età e del quadro complessivo della donna.
Nel centro di PMA dove lavoro si presentano sempre più donne per chiedere informazioni su tempi, costi e modalità della crioconservazione degli ovociti. Negli ultimi anni, infatti, il ricorso al social freezing è aumentato significativamente.
Anche a livello istituzionale qualcosa sta cambiando: alcune Regioni italiane hanno iniziato a prevedere forme di sostegno economico, destinate alle donne che possiedono specifici requisiti e scelgono di ricorrere alla crioconservazione degli ovociti. Tra queste ci sono la Puglia e, più recentemente, la Toscana.
Come già accennato, il termine social freezing indica la scelta di crioconservare gli ovociti per motivi non medici ed è spesso utilizzato come sinonimo di crioconservazione elettiva degli ovociti.
La decisione può essere legata a ragioni personali, lavorative o economiche, all’assenza di un partner o semplicemente al desiderio di rimandare la ricerca di una gravidanza. In alcuni casi può dipendere anche da motivazioni etiche o religiose legate alla crioconservazione degli embrioni.
Per questa procedura non esiste, al momento, un limite di età unico stabilito dalla legge: l’opportunità di procedere deve quindi essere valutata insieme allo specialista sulla base della situazione individuale. In generale, la crioconservazione degli ovociti offre maggiori possibilità di successo quando viene effettuata in giovane età, preferibilmente prima dei 35 anni, poiché con l’avanzare dell’età diminuiscono progressivamente sia il numero sia la qualità degli ovociti.
Il primo passo è il confronto con il proprio professionista di fiducia o con il centro di riferimento. Il percorso inizia generalmente con un colloquio ginecologico, durante il quale vengono raccolte informazioni sulla storia personale e familiare della donna e valutati gli eventuali esami già effettuati.
Si procede quindi alla valutazione della riserva ovarica, attraverso esami ormonali e un’ecografia transvaginale per la conta dei follicoli antrali. Queste informazioni, insieme all’età e alla situazione individuale della donna, permettono allo specialista di fornire un counselling personalizzato sulle possibilità e sui limiti della crioconservazione degli ovociti.
Se non sono già stati effettuati, vengono poi prescritti gli esami necessari per procedere al prelievo degli ovociti, tra cui gli screening per alcune malattie infettive e gli accertamenti richiesti in vista della procedura e della valutazione anestesiologica.
Prima di iniziare il percorso viene inoltre fornito e sottoscritto il consenso informato, dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie e aver avuto la possibilità di chiarire eventuali dubbi. Nel caso del social freezing vengono infine illustrati i costi della procedura e della conservazione degli ovociti, che possono variare da una struttura all’altra.
Dopo la conferma della procedura e la firma del consenso informato, il ginecologo, sulla base delle caratteristiche della donna e del suo profilo ormonale, stabilisce un piano terapeutico per la stimolazione ovarica. Questa stimolazione ormonale, che la donna può effettuare in autonomia attraverso farmaci generalmente somministrati per via sottocutanea, ha la finalità di favorire la crescita contemporanea di più follicoli ovarici, all’interno dei quali maturano gli ovociti, così da aumentare il numero di quelli che potranno essere prelevati e crioconservati.
Durante la stimolazione ormonale, che dura in media 10-14 giorni, vengono eseguite ecografie transvaginali seriate e dosaggi ormonali nel sangue per monitorare la risposta alla terapia e stabilire il momento più adatto per il prelievo ovocitario. L’ultima iniezione serve a indurre la maturazione finale degli ovociti e deve essere effettuata a un orario ben preciso, generalmente circa 36 ore prima del prelievo.
Il secondo importante step della crioconservazione degli ovociti è il prelievo ovocitario, chiamato anche pick-up, che viene eseguito quando i follicoli hanno raggiunto la maturazione adeguata. Il prelievo avviene attraverso un’agoaspirazione per via transvaginale sotto guida ecografica, generalmente in sedazione o anestesia, in modo che la donna non percepisca dolore durante la procedura.
Quando è prevista la sedazione, prima del pick-up viene effettuata una visita anestesiologica per valutarne la fattibilità. La procedura dura generalmente circa 10-20 minuti, anche in base al numero di follicoli da aspirare. Il pick-up viene effettuato in regime di day surgery: la dimissione avviene quindi generalmente dopo alcune ore e il recupero nelle ore successive.
L’ultimo step avviene nel laboratorio di PMA, dove i biologi esaminano il liquido follicolare prelevato per individuare gli ovociti recuperati. Ne valutano quindi le caratteristiche e il grado di maturazione prima della crioconservazione, che avviene mediante una tecnica di congelamento ultrarapido chiamata vitrificazione. Gli ovociti vengono poi conservati in appositi contenitori con azoto liquido a una temperatura di circa -196 °C, in ambienti controllati.
Grazie alla crioconservazione in azoto liquido a bassissime temperature, la conservazione degli ovociti può protrarsi per molti anni. Nel momento in cui la donna desidera utilizzarli, può rivolgersi al centro di riferimento e, dopo il consulto medico e la valutazione degli esami necessari, procedere al loro utilizzo.
Gli ovociti vengono scongelati, valutati e successivamente fecondati attraverso tecniche di fecondazione in vitro, in particolare tramite iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI). Gli embrioni così ottenuti potranno poi essere trasferiti in utero. In Italia, infatti, la Legge 40 del 2004 stabilisce specifici requisiti per l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Gli ovociti, come gli spermatozoi, sono gameti e la loro conservazione è distinta da quella degli embrioni. Se in futuro la donna decide di non utilizzarli, può richiederne lo smaltimento secondo le procedure previste oppure, laddove consentito e secondo le modalità stabilite dalla normativa, destinarli alla ricerca scientifica. In altri Paesi è inoltre prevista la possibilità di donare gli ovociti; anche in Italia è possibile ricorrere alla PMA con gameti donati.
Le percentuali di successo della crioconservazione degli ovociti sono molto variabili e dipendono da diversi fattori. Tra i più importanti ci sono l’età della donna al momento della stimolazione ovarica, la sua riserva ovarica e il numero e la qualità degli ovociti raccolti e congelati.
In generale, riuscire a crioconservare un numero adeguato di ovociti aumenta le probabilità di ottenere una gravidanza in futuro: spesso si indica come obiettivo orientativo un numero di circa 15-20 ovociti, ma questa stima varia soprattutto in base all’età della donna e alle sue caratteristiche individuali. Nessuna clinica può quindi garantire che la crioconservazione porti a una gravidanza.
Il risultato dipende infatti anche da altri fattori, tra cui il numero di ovociti che sopravvivono allo scongelamento, la loro capacità di essere fecondati, la qualità del liquido seminale e le condizioni dell’utero in cui verrà trasferito l’embrione.
I rischi e gli effetti collaterali correlati alla crioconservazione degli ovociti sono gli stessi che possono presentarsi durante un percorso di PMA che preveda la stimolazione ovarica e il prelievo degli ovociti. Tra questi c’è la sindrome da iperstimolazione ovarica, dovuta a un’eccessiva risposta delle ovaie alla terapia ormonale. Esistono inoltre possibili complicanze legate al prelievo ovocitario, come sanguinamenti, infezioni o, più raramente, lesioni agli organi circostanti, oltre ai rischi legati alla sedazione o all’anestesia.
La probabilità che si verifichino questi effetti collaterali o complicanze varia anche in base alle caratteristiche della donna. Ad esempio, il rischio di iperstimolazione ovarica può essere maggiore nelle donne con un’elevata riserva ovarica o con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).
La crioconservazione dei gameti, sia ovociti sia spermatozoi, è disciplinata in Italia nell’ambito della normativa sulla procreazione medicalmente assistita (PMA), a partire dalla Legge 40 del 2004 e dalle successive modifiche e pronunce intervenute in materia.
Come detto, la crioconservazione può essere effettuata per motivi medici, ad esempio prima di sottoporsi a trattamenti oncologici che potrebbero compromettere la fertilità, ma anche per scelta personale, nel caso del cosiddetto social freezing. Nel primo caso, in presenza di determinate indicazioni mediche, il percorso può essere effettuato nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale; il social freezing, invece, è generalmente effettuato a carico della donna.
Il costo del social freezing in Italia può variare da una struttura all’altra. I pacchetti possono comprendere le ecografie di monitoraggio, il prelievo ovocitario con la relativa sedazione o anestesia e un primo periodo di conservazione degli ovociti. Successivamente può essere previsto un costo periodico per continuare a mantenerli crioconservati. A queste spese può aggiungersi il costo dei farmaci necessari per la stimolazione ovarica.
Quale centro di PMA scegliere? La risposta dipende da diversi fattori. Può essere utile confrontare più strutture, valutando l’équipe, i servizi offerti e i costi. È inoltre possibile consultare il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità, che raccoglie informazioni sui centri autorizzati e sull’attività svolta.