I vantaggi delle intelligenze multiple

Ogni bambino, in base ai propri interessi e alle proprie inclinazioni, svilupperà diversi tipi di intelligenza. L’importante è sostenerlo sempre nella sua ricerca e garantirgli le condizioni per concentrarsi ed esercitarsi

Immagine per l'autore: Annalisa Perino
Annalisa Perino , pedagogista montessoriana
Bambini che giocano con le costruzioni in un asilo

Per Howard Gardner l’intelligenza è la capacità di risoluzione di un problema all’interno di un certo campo del sapere: si diventa competenti imparando a usare le conoscenze e abilità che si possiedono

Secondo il suo parere, inoltre, non si può parlare al singolare di intelligenza: tale competenza va declinata al plurale, parlando quindi di intelligenze. Cosa significa?

Le intelligenze multiple 

Lo psicologo apre alla differenziazione dell’intelligenza, e presenta uno scenario di pluralità che vede nascere l’intelligenza linguistica (ovvero la capacità di espressione scritta e orale), l’intelligenza musicale (ovvero la padronanza dei suoni, delle scale musicali, il riconosciamo e la riproduzione di melodie, la composizione), l’intelligenza logico-matematica (la capacità di schematizzazione e ragionamento logico-deduttivo), l’intelligenza corporea (l’abilità di esprimersi attraverso il linguaggio del corpo), l’intelligenza spaziale (la capacità di orientarsi, di comporre e ricostruire le immagini, di lavorare sulle tre dimensioni in modo armonico), l’intelligenza naturalistica (che si manifesta nel rapporto con il mondo naturale e nella cura di piante e animali rispettando i loro ritmi), l’intelligenza interpersonale (empatia e capacità di relazionarsi con gli altri), l’intelligenza intrapersonale (conoscersi e convivere bene con sé stessi), l’intelligenza esistenziale (saper riflettere sui grandi temi che riguardano l’umanità e i suoi valori).

Ciascuno di noi possiede in misura minore o maggiore ognuna di queste intelligenze, che verranno sviluppate in maniera diversa a seconda delle proprie inclinazioni e delle esperienze vissute.

L’intelligenza secondo Maria Montessori

Partendo da questo presupposto è quindi importante, durante l’infanzia, offrire ai bambini nell’età dello sviluppo un ambiente ricco e stimolante che dia la possibilità di indagare ogni ambito del sapere, in modo che i piccoli possano manifestare i propri interessi e applicarvisi al meglio.

Maria Montessori, nel suo testo L’autoeducazione, invita a riflettere sulla definizione di intelligenza, sottolineando come alla base di ogni atto intellettuale ci sia un’opera di distinzione: la costruzione intellettiva si fonda sulla raccolta dei dati e sulla capacità di saperli distinguere. Per facilitare tali operazioni (raccolta dati e distinzione) occorrono l’esplorazione e la scoperta, unite all’ordine che facilita tale lavoro consentendo al bambino di procedere con rapidità.

A partire da tale convinzione, Montessori ritiene che l’ambiente educativo e l’adulto che conduce il bambino nel percorso di apprendimento debbano garantire un processo di conoscenza ordinato e chiaro: il piccolo non deve essere costretto a orientarsi tra esperienze caotiche, in cui l’eccesso di stimoli e informazioni può distrarre e quindi rallentare l’apprendimento.

A questo scopo, ogni materiale esposto nell’ambiente educativo sarà pensato e scelto con cura, e l’adulto deve aver chiaro l’insegnamento che quel materiale offrirà al bambino. Sarà inoltre sua premura sottolineare e amplificare quell’insegnamento, eliminando ogni eventuale fonte di distrazione (colori, suoni o dettagli inutili). 

Gli angoli di interesse

L’ambiente educativo montessoriano viene allestito per “angoli di interesse”. Cosa sono? Si tratta di zone specifiche dello spazio in cui è possibile soddisfare tutti gli interrogativi che sorgono nella mente del bambino e dedicarsi, attraverso l’esercizio, a esplorare o affinare una determinata competenza, e di conseguenza a nutrire una certa intelligenza. 

L’angolo della vita pratica offre al piccolo la capacità di sviluppare la competenza manuale legata all’uso di strumenti (grattugia, pinze, spugne, contagocce, spazzole, cucchiai, coltelli, colini, imbuti…), in particolare per la cura dell’ambiente e di sé; l’angolo del fino motorio accoglie attività che contribuiscono allo sviluppo della motricità fine (infilare, sfilare, separare…); l’angolo dell’arte plastica ospita tutte le attività relative all’espressione grafico-pittorica; l’angolo dell’educazione sensoriale conserva il materiale scientifico per l’esplorazione attraverso i sensi (grandezze, superfici, suoni, tinte cromatiche, odori, gusti); l’angolo dell’educazione cosmica consente al bambino di lavorare sulla scienza, la geografia, la botanica, la zoologia e la storia, mentre gli angoli del linguaggio e della matematica sono allestiti per favorire rispettivamente le competenze linguistiche e quelle logico-matematiche. 

Favorire la concentrazione, l’interesse e l’esercizio

All’interno di un ambiente pensato, ricco e “parlante”, vale a dire capace di farsi “leggere” dai bambini, essi si muovono alla ricerca dell’esperienza giusta da compiere. L’interesse sorge spontaneo: un racconto, un accadimento, un incidente o un’immagine possono far emergere interrogativi ai quali il bambino desidera rispondere. Da un interesse autentico si genera la concentrazione spontanea, ovvero la capacità di immergersi completamente in un’attività, quasi perdendo l’orientamento spazio-temporale. È in questa condizione che l’esercizio nasce naturalmente, senza che debba essere richiesto o preteso. Dalla pratica costante sorge l’apprendimento, quindi la crescita intellettiva e lo sviluppo dell’intelligenza. Per promuovere l’innescarsi di tale catena virtuosa è necessario favorire un contesto di vita che desti l’interesse e le domande dei bambini, che andranno sempre accolte.

La capacità dell’adulto di rispettare e tutelare il lavoro, la concentrazione e l’esercizio del piccolo ha importanti conseguenze anche sugli altri bambini: in ambito educativo, i compagni comprenderanno la necessità di “proteggere” l’attività concentrata e impareranno a rispettare il tempo altrui e ad attendere il proprio momento. Si renderanno conto, in particolare, di quanto sia piacevole agire ed esercitarsi in maniera distesa, certi che non si verrà disturbati.

Il ruolo dell’adulto

L’adulto, allora, deve essere in grado di porsi di fronte ai bambini con “animo socratico”, senza pregiudizi di sorta e senza avere già in mente un disegno da seguire, ma adottando invece uno sguardo attento verso l’altro, aprendosi alla scoperta e allo stupore.

L’imprevedibilità non è una condizione da evitare o da cui difendersi, e deve anzi guidare l’azione. Il bambino dovrà sentirsi libero di esprimere interessi, desideri e necessità intellettive, certo che l’adulto si adopererà per fornirgli “cibo psichico” specifico, di qualità e nella giusta quantità. 

L’osservazione, che naturalmente include l’ascolto, dovrebbero essere alla base di qualsiasi intervento educativo: ci si ferma, si osserva per conoscere e capire l’altro, e solo dopo si decide quali azioni intraprendere per essere rispettoso, efficace e adeguato. 

Il gruppo e le intelligenze 

All’interno di un gruppo è possibile che esistano bambini con competenze intellettive differenti: chi si mostra molto dotato nelle operazioni logico-matematiche, chi è sempre pronto a sostenere un compagno in difficoltà, chi sa controllare con maestria il proprio corpo nello spazio e chi ha ottime abilità oratorie. Tale varietà non può che essere una ricchezza per l’intero gruppo. L’educatore dovrebbe allora aiutare ciascuno a coltivare la propria competenza, garantendo al contempo l’esplorazione di nuovi territori e facendo in modo tutti siano consapevoli dei propri punti di forza e di quelli altrui. 

Il mondo del lavoro richiede capacità cooperative e prontezza nell’individuare all’interno del gruppo le “intelligenze” altrui. Perché tale modalità operativa diventi naturale e consolidata è opportuno sperimentarla ed esercitarla nel periodo della vita migliore per poterlo fare: l’infanzia.

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Annalisa Perino

formatrice, pedagogista e autrice, progetta e coordina servizi per la prima infanzia e svolge corsi di formazione per insegnanti e genitori sulla pedagogia montessoriana. Autrice del libro Qui abita un bambino edito da Uppa Edizioni, cura la rubrica "Tra il dire e il fare" su Uppa.

Bibliografia
  • Howard Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli, Milano, 2013
  • Maria Montessori, L’autoeducazione, Garzanti, Milano, 2018
Articolo pubblicato il 09/04/2021 e aggiornato il 29/09/2021

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