Vaccinazioni: effetti collaterali

Dopo le vaccinazioni possono talvolta insorgere alcuni effetti collaterali, quasi sempre del tutto innocui. Non è necessario preoccuparsi: vediamo quali sono e come affrontarli.

Luciana Nicoli, pediatra e Rosario Cavallo, pediatra
Bambino che viene vaccinato

Dopo la somministrazione di un vaccino è possibile la comparsa di effetti collaterali, proprio come capita con i farmaci nella cura delle malattie, o dopo l’iniezione di un mezzo di contrasto per l’esecuzione di un esame diagnostico. Questo è tollerato quando è in corso una terapia, ma quando si tratta di vaccinazioni, cioè di un intervento preventivo su un bambino perfettamente sano, mal si sopporta la possibilità che si verifichino reazioni. Per questo si richiede che un vaccino sia efficace, cioè determini lo sviluppo delle difese immunitarie, ma non causi reazioni indesiderate.

Nel produrre i vaccini si fa il massimo sforzo possibile perché questo non avvenga, tuttavia è impossibile evitare tutti gli effetti collaterali, anche se quelli gravi sono veramente una rarissima eccezione (ne parliamo anche in questo articolo sul vaccino per meningite e sepsi da meningococco).

Le reazioni avverse al vaccino

Possono esserci reazioni locali (arrossamento, gonfiore, difficoltà a muovere l’arto nel quale è stata eseguita l’iniezione) o generalizzate (febbre, malessere generale, pianto, vomito, diarrea, puntini rossi sulla pelle, linfonodi ingrossati) con una frequenza variabile dal 5% (esavalente) al 20% (vaccino antimorbillo-parotite-rosolia), a distanza di 24-48 ore (per quasi tutti i vaccini), ma anche di 7-10 giorni (per il vaccino antimorbillo). I genitori vengono informati sulla possibilità che queste reazioni si verifichino e vengono fornite le indicazioni utili per affrontarle e trattarle. Visto che solo una piccola parte dei bambini vaccinati avrà una reazione, è sconsigliabile intervenire “preventivamente” con un antipiretico.

Le reazioni gravi invece sono molto rare, imprevedibili e spesso evidenziabili solo quando si sono vaccinati milioni di bambini. Per questo è importante che ogni evento grave o inaspettato venga comunicato a un sistema di sorveglianza e verificato; se dovesse esserci un dubbio fondato per ritenere che un vaccino sia causa di un evento avverso grave, verrebbero presi provvedimenti, che possono arrivare anche al ritiro del vaccino, come è già successo qualche volta.

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Vaccino antimorbillo e autismo

A questo proposito non si può non parlare di un increscioso evento giudiziario recentemente accaduto a Rimini: nel marzo 2015 il Tribunale ha riconosciuto un indennizzo alla famiglia di un bambino autistico che era stato vaccinato con il vaccino antimorbillo-parotite-rosolia. Questa sentenza ha suscitato la protesta dei pediatri, a cui UPPA si associa volentieri.

Questa storia è nata nel 1998, quando la prestigiosa rivista medica «Lancet» pubblicò un articolo [1] in cui si ipotizzava un’associazione fra vaccinazione e disturbi dello spettro autistico. Negli ultimi 13 anni però sono stati condotti oltre 20 studi in tutto il mondo per verificare l’attendibilità di questa ipotesi, ma nessuna di queste indagini ha confermato l’associazione vaccino-autismo. Si è poi scoperto che la casistica sulla base della quale era stato redatto l’articolo del 1998 era falsata dal fatto che alcuni dei casi esaminati venivano da famiglie che avevano interesse a chiedere un risarcimento al Servizio Sanitario Britannico. Sulla base di questi elementi «Lancet» ha ufficialmente ritirato la pubblicazione di quell’articolo.

Perciò sembra incredibile che ancora oggi sia dia credito a queste teorie, pericolosissime, perché diffondono fra le famiglie timori immotivati e, ostacolando la diffusione della vaccinazione antimorbillo, favoriscono la ripresa di piccole epidemie di questa malattia.

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Rosario Cavallo

dal 1990 è pediatra di famiglia a Salice Salentino (LE). Responsabile nazionale ACP per le vaccinazioni e il controllo delle malattie infettive, membro del Comitato editoriale della rivista pediatrica Medico & Bambino, collabora inoltre con Quaderni ACP, la rivista della Associazione Culturale dei Pediatri, e con UPPA.

Note:
[1] AA.VV. Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children «Lancet», 28 febbraio 1998, vol. 351, issue 9103, pp. 637-641
Bibliografia:
Articolo pubblicato il 09/10/2015 e aggiornato il 02/09/2020
Immagine in apertura vgajic / E+ / Getty Images

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