Non siamo soli, nemmeno alla nascita: il microbiota

Il nostro organismo è pieno di tanti “amici invisibili” che ci aiutano a mantenerci in un buono stato di salute: si tratta del microbiota. Vediamo come e quando comincia a formarsi nei bambini

Marina Sestito, chimico
Lattante che dorme a pancia in su, sdraiato su una coperta

Batteri e virus, ma anche lieviti e parassiti, spesso definiti “germi”, sono storicamente considerati potenziali minacce per la salute umana, in particolare durante la gravidanza e la primissima infanzia, tant’è che è diventata abitudine sterilizzare qualunque ambiente o oggetto debba venire in contatto con un neonato.

Tuttavia è bene sapere che il corpo umano, sia dentro che fuori, è abitato da miliardi di microrganismi (in numero almeno pari a quello delle cellule del corpo stesso), la cui distribuzione in termini di diversità di specie è caratteristica per sito; sono state cioè identificate delle nicchie omogenee: gastro-intestinale innanzitutto, poi vaginale, oro-faringea, cutanea, respiratoria, e perfino il latte materno ha una sua nicchia specifica. 

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Eubiosi e disbiosi

Tutti insieme, questi microrganismi costituiscono il microbiota e vivono in proficua simbiosi con noi, risultando essenziali per la nostra salute e sopravvivenza. Difatti hanno un ruolo attivo in migliaia delle funzioni del nostro organismo, in particolare del sistema immunitario, con cui dialogano di continuo facendo da interfaccia tra l’organismo e l’ambiente esterno. 

In condizioni normali, la popolazione microbica vive in uno stato definito di eubiosi, in cui la presenza di patogeni viene tenuta sotto controllo e se ne impedisce la proliferazione; quando questo equilibrio viene in qualche modo perturbato, allora si parla di disbiosi. Alle disbiosi è collegata l’insorgenza di uno stato di malessere e, talvolta, di vere e proprie patologie come dermatiti, asma, obesità, diabete, allergie, cardiopatie, tumori, depressione.

Lo sviluppo del microbiota

Se fino a qualche tempo fa si presumeva che si nascesse “sterili” e solo dopo il parto si sviluppasse il microbiota, da poco più di una decina d’anni questo paradigma è stato messo in discussione: seppur ancora con qualche dubbio, sembra che il microbiota si sviluppi già nel grembo materno verso la metà della gestazione. Si va poi evolvendo fino all’età di 3 anni circa, quando raggiunge una maturazione pressoché piena e ha una diversificazione a tal punto specifica per ogni individuo da potersi considerare alla stregua di un’impronta digitale.

Il buono sviluppo del microbiota va di pari passo con il corretto sviluppo del bambino a tutti i livelli, anche quello neurologico – si parla infatti di “asse cervello-intestino” –, oltre che con la sua suscettibilità a infezioni e malattie anche in età adulta. In questo percorso così delicato risultano determinanti il microbiota materno e alcuni fattori esterni, che insieme sono in grado di plasmare e modulare quello del bambino.

I fattori di influenza

Lo stato di salute materno durante la gravidanza va preservato con grande cura: una disbiosi può avere effetti, ad esempio, sulla durata della gestazione o sul verificarsi di complicazioni. E quando si parla di salute, non si può dimenticare il ruolo dello stress, che incide, tra le altre cose, sul microbiota vaginale. 

L’alimentazione è lo strumento principale attraverso cui si può modulare il microbiota e, nel caso specifico di un feto, poi neonato, questo si traduce in vari modi: l’alimentazione materna durante la gravidanza e durante l’allattamento, il tipo di allattamento, lo svezzamento, gli antibiotici.

Il latte materno è in grado di modulare il microbiota del bambino sia in modo diretto, poiché i microrganismi che contiene vanno a colonizzare il tratto gastrointestinale del piccolo, sia indirettamente, poiché una cospicua parte dei nutrienti che contiene (gli oligosaccaridi) hanno la funzione di “prebiotici” per specifici ceppi di microrganismi. Naturalmente l’alimentazione della madre può modificare sia il proprio microbiota latteo sia la composizione degli oligosaccaridi, con conseguenze sul microbiota del bambino. 

Il latte in formula, che deriva da quello vaccino, ha un contenuto di oligosaccaridi di gran lunga inferiore rispetto a quello umano, e pertanto dev’essere opportunamente additivato. Inoltre, l’alimentazione tramite biberon, anche quando il latte è stato tirato con un tiralatte, determina un microbiota differente rispetto a quello che si ottiene con l’alimentazione al seno. 

Gli antibiotici, a volte, sono necessari anche in gravidanza, ma va tenuto presente che interferiscono con la composizione del microbiota – ne distruggono buona parte – e ne alterano il delicato equilibrio durante lo sviluppo. L’effetto è per lo più temporaneo (a seconda dei casi si può risolvere in qualche settimana o in un paio d’anni), ma quanto prima e con maggiore frequenza vengono assunti medicinali, tanto è più probabile che tale effetto diventi permanente, con risvolti negativi sulla suscettibilità alle infezioni. Ecco perché è bene prendere gli antibiotici solo quando è strettamente necessario, seguendo il parere del medico.

Il momento del parto

La nascita è un altro momento cruciale: quando il feto attraversa il canale del parto, infatti, ingerisce i microrganismi che fanno parte del microbiota vaginale materno e che sono fondamentali per il buon funzionamento del sistema immunitario; il travaglio stesso, inoltre, stimola la risposta immunitaria. 

Tutto ciò non avviene in caso di parto cesareo, e la conseguenza osservata è una maggiore incidenza di malattie autoimmuni. Per ovviare alla situazione, si sta studiando la possibilità di tamponare i nati da parto cesareo col microbiota vaginale materno o eseguire veri e propri trapianti oro-fecali.

Il ruolo dell’ambiente

Anche l’ambiente in cui si vive ha una certa influenza sul microbiota: la vita in campagna, ad esempio, ne permette una maturazione più rapida; la coabitazione con un animale domestico si traduce in un minor rischio di allergie e sensibilizzazione; l’esposizione al fumo, in gravidanza o alla nascita, determina modifiche nel microbiota tali da aumentare il rischio di obesità; addirittura avere o non avere fratelli può fare la differenza. 

In generale, la mancata esposizione ai germi durante la prima infanzia, per via di un ambiente eccessivamente pulito, può costituire un problema poiché non permette al sistema immunitario di allenarsi e prepararsi per future infezioni.

In conclusione

Alla luce di ciò, l’esigenza di vivere in un ambiente sterile deve essere riconsiderata: è in realtà di fondamentale importanza assicurare uno sviluppo adeguato e quanto più possibile diversificato del microbiota fin dal concepimento, quando lo stato generale di salute della mamma e la sua alimentazione sono cruciali affinché la gravidanza arrivi a termine senza complicazioni, e bisogna poi continuare a mantenerlo in buono stato nel tempo. 

Un’alimentazione bilanciata, uno stile di vita salutare, il contatto con la natura e magari con un animale domestico, un uso limitato di antibiotici, il parto vaginale, l’allattamento al seno fino al primo anno di vita e oltre sono tutti fattori che contribuiscono a far sì che lo sviluppo del bambino, sia a livello neuro-cognitivo che immunitario, proceda nel modo migliore possibile.

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Articolo pubblicato il 09/07/2021 e aggiornato il 09/07/2021
Immagine in apertura LeManna / iStock

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