«Dottore, ma il vaccino anti rotavirus lo facciamo o no?». È una domanda che mi viene posta spesso in ambulatorio, poiché trattandosi di un vaccino non obbligatorio, i genitori si ritrovano a dover scegliere. Prima di decidere, però, hanno bisogno di ricevere alcune informazioni importanti:
cos’è il rotavirus? Come funziona esattamente il vaccino anti rotavirus e perché è raccomandato? Che relazione c’è tra il vaccino e la gastroenterite nei neonati e nei bambini? A cosa prestare attenzione prima e dopo la somministrazione?
In questo articolo cercheremo di rispondere alle domande più frequenti sul tema.
Cos’è il rotavirus e cosa provoca? Si tratta della causa più comune di gastroenterite grave nei lattanti e nei bambini piccoli. Può provocare diarrea intensa, vomito e febbre, con il conseguente rischio di disidratazione.
Nei Paesi a basso reddito, la difficoltà ad accedere a cure di reidratazione fa sì che il rotavirus sia ancora responsabile di centinaia di migliaia di decessi ogni anno.
Nei Paesi ad alto reddito, come l’Italia, la mortalità è bassissima, ma il virus resta una causa frequente di accessi al pronto soccorso e ricoveri (in Italia, migliaia di bambini ogni anno). Per le famiglie significa spesso correre in ospedale di notte, assentarsi dal lavoro, affrontare giorni di stress e di cure.
Per avere più informazioni su come funziona il virus e sui sintomi, vi consigliamo la lettura dell’articolo “Rotavirus nei bambini: sintomi, cura e cosa provoca”.
Il vaccino anti rotavirus è stato introdotto gratuitamente all’interno del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale nel 2018. Tra i motivi che hanno portato a questa decisione c’è il fatto che il vaccino ha la capacità di ridurre la gastroenterite da rotavirus in più dell’80% dei casi e la quasi totalità delle ospedalizzazioni dovute all’infezione.
Ci sono due tipi di vaccino: Rotarix e Rotateq. Il Rotarix va assunto in due dosi, il Rotateq in tre. Le somministrazioni hanno una finestra temporale precisa: entrambi i vaccini devono essere fatti dopo le 6 settimane di vita (in Italia è prevista la prima dose a partire dal 61° giorno di vita, insieme all’esavalente e all’antipneumococco) e ripetuti a distanza di almeno un mese. L’ultima dose deve essere assunta entro i 6 mesi di vita.
In entrambi i casi, il vaccino è costituito da un virus vivo attenuato, quindi incapace di causare un’infezione, e si assume per via orale (non va quindi iniettato).
Una precisazione: il vaccino contro il rotavirus viene spesso erroneamente chiamato “vaccino della gastroenterite”; seppure protegga da una delle peggiori e più frequenti gastroenteriti che possono colpire i lattanti, altre forme di gastroenterite possono essere causate da altri virus presenti nel sistema digerente e immuni al vaccino.
Sì, ma lievi. Tra i più comuni effetti collaterali da vaccino anti rotavirus troviamo la diarrea (un caso ogni 10), che generalmente si risolve in breve tempo e senza alcun intervento. Proprio per questo effetto collaterale, si consiglia di rimandare la vaccinazione nel caso in cui il bambino sia affetto da gastroenterite.
Dopo la vaccinazione, i bambini possono mostrare anche:
L’effetto avverso più rilevante è però l’invaginazione intestinale. Il primo vaccino prodotto a fine anni ’90, il Rotashield, era stato infatti ritirato a causa di un aumento di questa urgenza chirurgica che causa occlusione intestinale. I dati relativi ai nuovi vaccini, ormai usati in tutto il mondo da tanti anni, mostrano invece solo un piccolissimo aumento di questa condizione (+ 1,5 casi di invaginazione su 100.000 vaccinati).
«Se al mio bambino viene fatto il vaccino del rotavirus, rischio il contagio?». La mamma di Giulio mi rivolge questa domanda con un po’ di preoccupazione. Le rispondo che sì, c’è il rischio di contagio per i genitori negli otto giorni dopo la vaccinazione, poiché il virus attenuato del vaccino del rotavirus si può ritrovare nelle feci del piccolo.
«E nella saliva?», mi chiede subito dopo. «Il vaccino del rotavirus crea contagio da saliva?». In questo caso la mia risposta è negativa.
La principale avvertenza è quindi quella di lavarsi bene le mani dopo ogni cambio di pannolino, e al massimo aspettarsi qualche episodio di diarrea.
La risposta è sì, anche se non rientra tra le vaccinazioni obbligatorie. Nei Paesi a basso reddito questo vaccino salva infatti molte vite; nei Paesi ad alto reddito come il nostro previene invece migliaia di ricoveri e accessi al pronto soccorso. Per i bambini significa meno rischio di gastroenterite grave, quindi di degenza ospedaliera e reidratazione endovenosa. Per le famiglie significa meno notti in ospedale, meno giorni di assenza dal lavoro e meno stress. L’OMS raccomanda la vaccinazione in tutto il mondo, poiché il rapporto rischi-benefici è nettamente a favore dei benefici.
Si è specializzato in Pediatria presso l’Università degli Studi di Torino. Pediatra del Territorio, fa parte dell’Associazione Culturale Pediatri e del gruppo Pediatria di Genere.