Le convulsioni febbrili sono episodi che possono verificarsi in alcuni bambini piccoli durante un rapido aumento della temperatura corporea, generalmente associato a infezioni virali comuni. Pur essendo eventi molto impressionanti per chi assiste, nella maggior parte dei casi hanno un decorso benigno e non provocano conseguenze neurologiche a lungo termine. Di seguito approfondiamo cosa sono le convulsioni febbrili, a quale età si manifestano più frequentemente e quali caratteristiche permettono di distinguerle da altre forme di crisi convulsive. Analizzeremo inoltre il ruolo della febbre alta nei bambini, i fattori di rischio, la differenza tra convulsioni febbrili semplici e complesse, gli accertamenti eventualmente necessari e le indicazioni per la gestione dell’episodio. Vedremo infine quando è opportuno rivolgersi al medico e quali sono le probabilità di recidiva nel corso dell’infanzia.
La febbre è una risposta naturale dell’organismo a un’infezione in corso ed è dunque la prova che le nostre difese immunitarie stanno lavorando bene. Ciononostante, quando si manifesta nei bambini, i genitori possono arrivare a preoccuparsi molto, in particolare per il timore che l’aumento di temperatura scateni le convulsioni.
«Come bisogna intervenire se al mio bambino prendono questi attacchi?»; «Una febbre alta seguita da convulsioni non rischia di provocargli problemi neurologici?»: sono domande che ricorrono frequentemente in qualsiasi ambulatorio pediatrico.
Proviamo a conoscere più da vicino le convulsioni febbrili nei bambini. Acquisendo qualche basilare competenza in merito, forse riusciremo a ridurre la paura di un’eventualità che rimane certamente impressionante, ma quasi sempre priva di conseguenze per i nostri piccoli.
Si tratta di spasmi di alcuni gruppi di muscoli, caratterizzati dall’alternanza di contrazione e rilassamento, che si manifestano in corso di febbre o poco prima del rialzo termico nei bambini (generalmente al di sotto dei 5 anni di età). Il bambino può avere lo sguardo fisso o ruotare gli occhi, con breve perdita di coscienza.
Non si conoscono fino in fondo le cause delle convulsioni febbrili, ma si sa per certo che il rialzo della temperatura corporea, verso cui il sistema nervoso di alcuni bambini risponde in maniera anomala, gioca un ruolo importante.
È dimostrata una predisposizione genetica: in genere, i bambini che vanno incontro a convulsioni febbrili, hanno almeno un parente di primo grado (un genitore o un fratello) che a sua volta, in età pediatrica, ha presentato episodi analoghi durante la febbre.
Un bambino che ha già avuto almeno una convulsione febbrile ha una probabilità che ciò si ripeta in un successivo episodio di febbre.
A seconda della diversa modalità di esordio, delle diverse caratteristiche cliniche e dei sintomi, distinguiamo alcuni tipi di convulsioni febbrili:
Indipendentemente dalla tipologia, si rileva sempre perdita di coscienza nel bambino, che non risponde agli stimoli tattili e verbali. Altra conseguenza che può far impressionare i genitori, è il fatto che, in alcuni casi, si possa verificare una rotazione degli occhi verso l’alto e perdita di urine e/o feci.
La durata delle convulsioni febbrili è variabile, anche se in genere è di pochi minuti. Al termine di questi episodi si verifica la cosiddetta fase post-critica, ovvero un periodo di sonnolenza e debolezza muscolare del piccolo, cui fa seguito una graduale ripresa.
Si fa distinzione tra:
Per una corretta gestione dall’episodio convulsivo è opportuno seguire alcune semplici regole:
Se non si tratta del primo episodio, è verosimile che il genitore sia già a conoscenza dell’utilizzo del diazepam per via endorettale. Tale farmaco, che deve essere disponibile in casa e a scuola nel caso in cui il bambino abbia presentato almeno un episodio di convulsione febbrile, è riservato alle crisi che si protraggono per almeno tre minuti.
Al termine della crisi è opportuno chiamare il pediatra per eventuali ulteriori valutazioni e approfondimenti.
In alcune circostanze è opportuno che il bambino venga immediatamente assistito da un sanitario. Le situazioni che rendono necessaria una rapida valutazione medica sono le seguenti:
È bene sottolineare che il bambino che ha presentato uno o più episodi di convulsione febbrile è sano e può condurre una vita normale. Non bisogna dunque farsi prendere dall’ansia, ma essere preparati circa gli interventi da effettuare nel caso l’episodio si verifichi nuovamente.
I tentativi di mantenere bassa la temperatura corporea non riescono a evitare gli episodi convulsivi, pertanto i farmaci antipiretici andranno usati, come per ogni altro bambino, per ridurre i sintomi di malessere correlati alla febbre; modalità e tempistiche di somministrazione non cambiano sulla base di una predisposizione alle convulsioni febbrili.
È importante che il personale scolastico sia al corrente della possibilità che possa insorgere un episodio di convulsione in corso di febbre e che la scuola sia munita del diazepam endorettale.
Ricordiamo, ancora una volta, che la febbre è un meccanismo di difesa fisiologico che il nostro organismo attua per eliminare situazioni potenzialmente pericolose: non va temuta, né tantomeno eliminata a prescindere. È importante semmai saper controllare i sintomi correlati alla febbre, tra questi anche le convulsioni febbrili che rappresentano uno degli eventi più temuti, ma che se ben gestito non ha alcuna conseguenza negativa.
Cosa devono fare i genitori durante una convulsione febbrile?
Assistere a una convulsione febbrile può essere molto spaventoso, ma è importante mantenere la calma. Il bambino va adagiato su un fianco, in un luogo sicuro, senza cercare di bloccarne i movimenti. Non bisogna inserire oggetti in bocca né tentare di somministrare acqua, cibo o farmaci durante l’episodio. È utile osservare quanto dura la convulsione e, se possibile, annotarne le caratteristiche. Una volta terminata, il bambino può apparire stanco o sonnolento per un certo periodo, che generalmente si risolve spontaneamente.
Le convulsioni febbrili possono ripetersi?
Sì, alcuni bambini possono presentare più di un episodio nel corso dell’infanzia. Il rischio di recidiva è maggiore nei bambini che hanno avuto la prima convulsione in età più precoce o che hanno una familiarità per questo tipo di manifestazione. Tuttavia, anche quando si verificano nuovi episodi, nella maggior parte dei casi le convulsioni febbrili mantengono un decorso benigno. Il pediatra può fornire indicazioni specifiche in base alla storia clinica del bambino.
Qual è la differenza tra convulsioni febbrili semplici e complesse?
Le convulsioni febbrili semplici sono le più frequenti: durano poco tempo, coinvolgono tutto il corpo e si verificano una sola volta durante lo stesso episodio febbrile. Le convulsioni febbrili complesse, invece, possono durare più a lungo, interessare soltanto una parte del corpo oppure ripresentarsi più volte nell’arco della stessa malattia. Questa distinzione è importante perché aiuta i medici a valutare la necessità di eventuali approfondimenti e a definire il percorso di monitoraggio più appropriato.
Quando è necessario chiamare i soccorsi o rivolgersi al pronto soccorso?
È opportuno richiedere assistenza urgente se la convulsione dura diversi minuti, se il bambino fatica a riprendersi dopo l’episodio, presenta difficoltà respiratorie o se si tratta della prima convulsione della sua vita. Anche la comparsa di convulsioni ripetute durante la stessa malattia febbrile richiede una valutazione medica. In questi casi è importante non aspettare e contattare tempestivamente i servizi di emergenza o recarsi al pronto soccorso.