Rickettsiosi: cause, sintomi e come si cura

Sono infezioni trasmesse soprattutto da zecche, diffuse anche in Italia. Conoscere sintomi, modalità di trasmissione e prevenzione aiuta a ridurre i rischi, soprattutto nei mesi più caldi e in ambienti naturali

Immagine per l'autore: Federico Loi
Federico Loi , pediatra
Zecca su cuoio capelluto del bambino

Le rickettsiosi sono un gruppo di malattie infettive causate da batteri trasmessi all’essere umano soprattutto attraverso il morso di alcuni artropodi (piccoli animali come zecche, acari, pulci o pidocchi). In Italia la forma più conosciuta è la febbre bottonosa del Mediterraneo, legata principalmente al morso della zecca del cane.

Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno, soprattutto se riconosciuta e trattata precocemente con antibiotici. Tuttavia, come per molte infezioni trasmesse da vettori, è importante conoscerne i sintomi, le modalità di trasmissione e le strategie di prevenzione, soprattutto per chi vive o trascorre tempo in ambienti naturali.

Cos’è la rickettsiosi

La rickettsia è un genere di batteri molto particolare. A differenza di molti altri batteri, infatti, vive e si moltiplica all’interno delle cellule dell’organismo che infetta. Per questo motivo viene definito un parassita intracellulare obbligato

Nella maggior parte dei casi, l’essere umano è considerato un ospite accidentale e le infezioni che possono causare vengono raggruppate sotto il nome di rickettsiosi. Ne esistono diverse forme, tra cui:

  • febbre bottonosa del mediterraneo;
  • febbre esantematica delle montagne rocciose (Rocky Mountain spotted fever), diffusa in tutti gli Stati Uniti e diagnosticata principalmente da aprile a settembre;
  • febbre da morso di zecca africana;
  • tifo da zecca di Queensland;
  • febbre da zecca dell’Asia Settentrionale.

Queste infezioni possono causare vari sintomi e disturbi, ma hanno spesso alcune caratteristiche cliniche comuni, come febbre e comparsa di eruzioni cutanee.

Quando l’infezione riguarda le persone si parla di rickettsiosi nell’uomo, una condizione che può interessare sia adulti sia bambini e che in Italia è strettamente associata alle punture di zecca.

Trasmissione e vettori

Le rickettsiosi vengono trasmesse all’uomo attraverso il morso di artropodi ematofagi, cioè animali che si nutrono di sangue. Tra i principali vettori troviamo:

  • zecche;
  • pulci;
  • pidocchi;
  • acari.

In Italia il vettore più importante è la zecca del cane, chiamata scientificamente Rhipicephalus sanguineus. Occasionalmente, questa zecca può pungere anche l’essere umano.

Molti animali fungono da “serbatoio dell’infezione”, cioè ospitano il batterio senza ammalarsi gravemente. Tra questi:

  • cani;
  • roditori;
  • bovini;
  • ovini.

Il ciclo di trasmissione è generalmente questo: la zecca si infetta pungendo un animale portatore del batterio, poi può trasmettere l’infezione all’essere umano con una successiva puntura.

Un aspetto importante da ricordare è che la rickettsiosi non si trasmette da persona a persona: il contagio avviene quasi sempre attraverso il vettore.

Epidemiologia e distribuzione geografica

Le rickettsiosi sono diffuse in molte parti del mondo, ma le diverse forme della malattia hanno distribuzioni geografiche differenti.

In Italia la forma più frequente è la già citata febbre bottonosa del Mediterraneo, che rappresenta una malattia endemica, cioè presente stabilmente sul territorio. Viene trasmessa da diverse specie di zecche e soprattutto da Rhipicephalus sanguineus, un parassita abituale di cani e altri animali domestici e selvatici (conigli, lepri, ovini, caprini e bovini). L’agente patogeno della febbre bottonosa del Mediterraneo è rappresentato dalla Rickettsia conorii e da altre rickettsie.

Le regioni in cui si registrano più casi sono soprattutto:

  • Sicilia;
  • Sardegna;
  • Calabria;
  • Lazio;
  • diverse aree del Sud Italia.

La malattia mostra anche una stagionalità: i casi aumentano in primavera e in estate, quando le zecche sono più attive.

Il rischio è maggiore per le persone che frequentano ambienti naturali, come campagne,
boschi, zone rurali, aree con presenza di animali domestici o selvatici.

Sintomi della rickettsiosi

I sintomi della rickettsiosi possono comparire dopo un periodo di incubazione che varia a seconda della forma della malattia.

Nella febbre bottonosa del Mediterraneo i sintomi compaiono generalmente 5–7 giorni dopo il morso della zecca, mentre nel tifo possono comparire dopo 10–14 giorni.

I primi segni sono spesso simili a quelli di una sindrome influenzale, con:

  • febbre;
  • mal di testa (cefalea);
  • stanchezza marcata;
  • dolori muscolari e articolari;
  • senso generale di malessere;
  • vomito.

In alcuni casi possono comparire anche:

  • ingrossamento di fegato e milza (epatosplenomegalia);
  • disturbi neurologici come confusione o sonnolenza;
  • nei casi peggiori: instabilità del circolo cardiovascolare.

Dopo alcuni giorni può comparire un esantema maculo-papuloso, cioè una eruzione cutanea fatta di piccole macchie in rilievo. Di solito compare tra il terzo e il sesto giorno di febbre e può diffondersi a gran parte del corpo, inclusi palmi delle mani e piante dei piedi. Esantema, febbre e cefalea rappresentano una classica triade di presentazione. 

Un segno molto caratteristico è la tache noire, chiamata anche escara: si tratta di una piccola lesione cutanea scura nella sede del morso della zecca.

Complicanze e gravità

Se la diagnosi è tempestiva e il trattamento adeguato, le complicanze sono rare. Sebbene la stragrande maggioranza dei casi si risolva senza problemi, è bene sapere che, se trascurata, l’infezione può coinvolgere diversi organi. Nelle infezioni peggiori si possono avere delle complicanze, tra le principali:

  • complicanze cardiovascolari, ovvero miocardite, ipotensione, shock;
  • complicanze renali, ovvero insufficienza renale acuta e incontinenza intestinale o urinaria;
  • complicanze neurologiche, tra cui troviamo meningoencefalite, perdita dell’udito, disturbi del linguaggio o della deglutizione, disfunzioni cerebellari motorie, difficoltà di apprendimento e problemi comportamentali, paralisi parziale degli arti inferiori;
  • complicanze respiratorie, ovvero polmonite o broncopolmonite (la cosiddetta “polmonite da rickettsia”).

Possono comparire anche alterazioni della coagulazione e riduzione delle piastrine nel sangue.

La mortalità della febbre bottonosa è generalmente inferiore al 3% anche in assenza di terapie. In altre forme di rickettsiosi, come il tifo epidemico o alcune forme gravi come la Rocky Mountain spotted fever, la mortalità può raggiungere il 20–30% in assenza di un trattamento antibiotico tempestivo.

Il rischio di forme gravi aumenta in presenza di:

  • immunodepressione;
  • diabete;
  • malattie cardiache;
  • età avanzata.

Diagnosi della rickettsiosi

La diagnosi della rickettsiosi si basa innanzitutto sul sospetto clinico. Fondamentale è quindi l’anamnesi, cioè la raccolta della storia clinica del paziente: ad esempio un morso di zecca recente, il contatto con animali o un soggiorno in zone rurali. Il medico prende in considerazione:

  • sintomi del paziente;
  • presenza di esantema o escara;
  • area geografica di provenienza;
  • periodo dell’anno.

Per confermare l’infezione possono essere utilizzati diversi test:

  • test sierologici, in particolare la ricerca di IgG e IgM;
  • PCR (test molecolare utile per identificare precocemente il DNA del batterio);
  • biopsia cutanea delle lesioni della pelle.

Il medico deve inoltre distinguere la rickettsiosi da altre malattie che possono dare febbre ed esantema, come morbillo, rosolia, scarlattina, ed altre forme infettive.

Nel sospetto di rickettsiosi, gli esami di laboratorio aiutano a confermare la diagnosi. Si possono evidenziare alcune alterazioni come riduzione delle piastrine e del sodio nel sangue (piastrinopenia e iponatriemia), aumento degli indici di infiammazione o alterazioni degli enzimi epatici. 

Terapia della rickettsiosi

La terapia della rickettsiosi è basata principalmente sugli antibiotici. Se il sospetto clinico è forte, è importante iniziare il trattamento il prima possibile, anche quando la diagnosi non è ancora confermata. Questo riduce il rischio di complicanze.

Il farmaco di prima scelta è la doxiciclina, che è efficace contro la maggior parte delle specie di Rickettsia. Per molto tempo si è evitato l’uso della doxiciclina nei bambini sotto gli 8 anni, ma oggi questo antibiotico è considerato sicuro ed è consigliato a causa dell’elevata mortalità associata alle forme gravi.

In alcune situazioni possono essere utilizzati farmaci alternativi, come:

  • azitromicina, soprattutto nei bambini più piccoli, nelle donne in gravidanza o in caso di allergia;
  • cloramfenicolo.

La terapia antibiotica nella rickettsiosi prevede schemi terapeutici che variano in base all’età del paziente e alla gravità della malattia.

In generale il trattamento con doxiciclina dura circa 5-7 giorni e viene proseguito almeno fino a 72 ore dopo la scomparsa della febbre. Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero ospedaliero e una terapia di supporto.

Prevenzione e protezione dalle zecche

La profilassi della rickettsiosi si basa soprattutto sulla prevenzione delle punture di zecca, in quanto non esistono vaccinazioni disponibili. 

Quando si frequentano ambienti naturali è utile:

  • indossare pantaloni lunghi, calze e maglie a maniche lunghe;
  • utilizzare repellenti per insetti;
  • camminare preferibilmente sui sentieri evitando erba alta e cespugli.

Alcuni repellenti contengono DEET, generalmente consigliato nei ragazzi più grandi (oltre i 12 anni), mentre per trattare i vestiti può essere utilizzata la permetrina.

Dopo attività all’aperto è importante controllare bene la pelle, soprattutto nelle pieghe cutanee, dietro le ginocchia, sotto le ascelle e sul cuoio capelluto.

Gli animali domestici dovrebbero essere protetti con trattamenti antiparassitari contro le zecche.

In caso di puntura è necessario rimuovere rapidamente e completamente la zecca. Questo riduce il rischio di trasmissione perché i batteri necessitano di alcune ore (o più) per trasmettere l’infezione. Per una corretta rimozione si usa una pinzetta: si afferra la zecca il più vicino possibile alla pelle e si tira delicatamente verso l’alto, evitando di torcere o schiacciare il corpo. Disinfettare poi la zona colpita. 

Metodi come vaselina, alcol, smalto o calore non sono efficaci
In genere, non è raccomandata una profilassi antibiotica dopo la puntura. 

Altre malattie trasmesse dalle zecche

Le zecche possono trasmettere anche altre infezioni oltre alla rickettsiosi. Tra queste:

  • malattia di Lyme, causata da Borrelia burgdorferi, che provoca spesso un caratteristico eritema migrante e può interessare pelle, sistema nervoso e articolazioni;
  • anaplasmosi, causata da Anaplasma phagocytophilum, trasmessa dalle zecche di  roditori, cervi e altri ruminanti, si manifesta con febbre e sintomi aspecifici nei mesi primaverili ed estivi.

Queste malattie hanno manifestazioni cliniche e modalità diagnostiche diverse, ma condividono un elemento comune: la prevenzione delle punture di zecca rimane la strategia più efficace per ridurre il rischio di infezione.

In conclusione: allerta, ma senza paura

Non dobbiamo rinunciare alle passeggiate nel verde o al contatto con la natura per timore delle rickettsiosi. La chiave di tutto sta nell’osservazione. Al rientro da un’escursione, trasformiamo il “controllo delle zecche” in un gioco o in un’abitudine di igiene quotidiana da condurre assieme ai nostri bambini, proprio come lavarsi i denti.

Individuare tempestivamente una zecca o riconoscere i primi segnali della malattia permette di intervenire con una terapia semplice ed efficace.

Immagine per l'autore: Federico Loi
Federico Loi

Pediatra di libera scelta nella provincia di Bologna, nella pratica clinica tratta principalmente le tematiche legate all’alimentazione, alla dermatologia e allo sviluppo in età pediatrica. Al di fuori dell’attività ambulatoriale, è autore di un manuale di pediatria rivolto ai giovani medici e collabora con Uppa dal 2024

Bibliografia
  • ISS, “Rickettsiosi trasmesse da zecca”epicentro.iss.it.
  • Snowden J., Ladd M., King K.C.. “Rickettsial Infection”, StatPearls, Luglio 2023.
  • AA.VV., “Nelson Textbook of Pediatrics”, Volume XIV, pag.1619–1627, Elsevier, 2024.
Articolo pubblicato il 07/04/2026 e aggiornato il 07/04/2026
Immagine in apertura casdvm / iStock

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