Ottava settimana di gravidanza

Coincide con una fase di sviluppo rapidissimo dell'embrione, mentre il corpo della donna continua ad adattarsi ai cambiamenti ormonali. Dai sintomi più comuni agli esami consigliati, fino alle indicazioni su alimentazione e stile di vita, ecco cosa aspettarsi in questi giorni

Martina Sarti , ostetrica
Donna all'ottava settimana di gravidanza

Cinzia è all’ottava settimana di gravidanza, e anche se dall’esterno non si vede ancora nulla, dentro di lei sta accadendo qualcosa di straordinario. L’embrione sta prendendo forma in modo sorprendentemente rapido e il corpo sta lavorando senza sosta.  

Vediamo passo per passo cosa accade in questa fase, quali sono le raccomandazioni da seguire, gli esami da fare e i segnali che si possono cogliere.

Ottava settimana: come avviene il calcolo?

L’inizio dell’ottava settimana di gravidanza si colloca nel pieno svolgimento del secondo mese (che va da 4 settimane + 4 giorni a 8 settimane + 5 giorni): siamo nel cuore del primo trimestre, con ancora circa cinque settimane prima del terzo mese.

Vale la pena chiarire come si effettua il conteggio delle settimane: l’età gestazionale si calcola dal primo giorno dell’ultimo ciclo mestruale, non dal concepimento, che è avvenuto circa sei settimane prima. È una convenzione utile perché la data si ricorda più facilmente rispetto a quella dell’ultima ovulazione.

L’ottava settimana è, quindi, quella che inizia a 7 settimane + 0 giorni e che termina a 7 settimane + 6 giorni.

L’embrione a otto settimane

L’embrione nell’ottava settimana di gravidanza misura tra 1 e 1,6 centimetri (più o meno come una mora o un lampone) e pesa circa 1-3 grammi. Nulla, in apparenza: eppure in quello spazio minuscolo si stanno costruendo tutti i fondamentali di un essere umano. 

La proporzione testa-corpo è ancora molto sbilanciata: la testa è grande quasi quanto il resto del corpo e tende a piegarsi leggermente in avanti sul petto. La pelle è sottilissima e quasi trasparente, al punto che si riescono a distinguere i vasi sanguigni appena sotto la superficie. Le dimensioni dell’embrione sembrano quasi irrilevanti, eppure lo sviluppo in corso è tra i più intensi dell’intera gestazione.

Embrione o feto: come chiamarlo?

Nel gergo comune, si fa spesso molta confusione tra il termine “embrione” e il termine “feto”, spesso utilizzati erroneamente in modo intercambiabile. Fino alla fine della nona settimana, tecnicamente si parla di embrione. Dalla decima settimana, invece, la denominazione medica cambia in feto; questo passaggio segna la fine del periodo embrionale, durante il quale si sono formati tutti gli organi principali (organogenesi) e l’inizio di una fase in cui gli stessi organi crescono e si specializzano.

Lo sviluppo di organi e apparati

Nelle prime otto settimane di gravidanza, lo sviluppo dell’embrione entra in una fase di grande fermento. Quasi tutti i sistemi principali sono in costruzione contemporaneamente.

    • Arti e scheletro. Braccia e gambe sono già distinguibili e le dita stanno prendendo forma, ancora unite da una sottile membrana destinata a scomparire. Lo scheletro è ancora in gran parte cartilagineo, ma il processo di ossificazione è appena iniziato: costole, colonna vertebrale e coccige cominciano a strutturarsi.
    • Organi interni. Stomaco, reni, intestino e polmoni sono in piena formazione. Le vie aeree si stanno ramificando, anche se non funzioneranno appieno fino alla nascita. Il cervello cresce a una velocità impressionante.
    • Il viso. Occhi, palpebre, naso, mascella e labbra sono già abbozzati. Le orecchie stanno prendendo forma, le papille gustative cominciano a comparire sulla lingua per maturare nel corso del secondo trimestre e consentire al feto le prime “esperienze organolettiche”.
    • Il cuore. Batte già da qualche settimana, ma ora le valvole cardiache si stanno completando. La frequenza raggiunge il suo picco proprio in questi giorni, attorno ai 150-160 battiti al minuto (circa il doppio di quella di un adulto a riposo) e all’ecografia si osserva chiaramente il caratteristico “sfarfallio”.
    • Organi sessuali. La differenziazione è già in corso a livello cellulare, ma dall’ecografia non è ancora possibile distinguere il sesso.
    • I primi movimenti. L’embrione comincia a muoversi compiendo movimenti di flesso-estensione dell’intero corpo, come fosse un piccolo lombrico che si distende e ripiega su se stesso. I movimenti sono così piccoli che la madre non percepisce ancora nulla: la percezione dei movimenti attivi fetali arriverà con più probabilità nel corso del secondo trimestre.

    La placenta e il suo prezioso lavoro

    Fino a poche settimane fa, il nutrimento dell’embrione era garantito principalmente dal sacco vitellino. Ora la placenta sta assumendo progressivamente il suo ruolo e il sacco vitellino si riduce di conseguenza. Attraverso il cordone ombelicale, la placenta trasporta ossigeno e nutrienti dalla placenta all’embrione e rimuove i prodotti di scarto portando il sangue nel senso opposto: è anche una barriera che filtra molte sostanze potenzialmente dannose, anche se non tutte – motivo per cui alcol, fumo e certi farmaci restano controindicati.

    Il corpo della mamma: cosa sta cambiando

    Dall’esterno, la pancia all’8ª settimana di gravidanza è ancora praticamente invisibile: l’utero, cresciuto fino alle dimensioni di un’arancia, resta contenuto nella pelvi. La sporgenza in zona addominale arriverà più avanti, nel corso del secondo trimestre.

    Più evidenti sono i cambiamenti al seno: più pieno, più pesante, più sensibile. Le areole si allargano e scuriscono, compaiono i tubercoli di Montgomery (i rilievi intorno all’areola che lubrificano e proteggono il capezzolo) e talvolta una leggera secrezione di liquido. L’utero che cresce preme sulla vescica, da cui la necessità di urinare più spesso; anche i genitali esterni possono apparire più morbidi e umidi, per l’aumentata circolazione pelvica e per effetto degli estrogeni.

    I sintomi dell’ottava settimana

    I sintomi dell’8ª settimana di gravidanza non compaiono sempre e nello stesso modo in tutte le donne. Per far comprendere l’enorme variabilità, basti pensare che alcune donne convivono con una nausea intensa, altre avvertono pochissimi disturbi e altre ancora possono anche non accorgersi di nulla. La questione è soggettiva e del tutto normale. Vediamo però di seguito, nel dettaglio, i possibili segnali.

    • Nausea e vomito. Sono i sintomi più noti della gravidanza e, per alcune donne, anche i più debilitanti. Possono comparire in qualsiasi momento della giornata. La causa principale è l’hCG, l’ormone della gravidanza, che raggiunge livelli molto elevati proprio in queste settimane, insieme al progesterone, che rallenta lo svuotamento dello stomaco. Consumare piccoli pasti frequenti, mangiare un cracker prima di alzarsi dal letto o ricorrere allo zenzero sono strategie che molte donne trovano utili. Se però il vomito è molto frequente e impedisce di trattenere anche i liquidi, è importante parlarne con il medico per escludere un’iperemesi gravidica o valutare un trattamento farmacologico.
    • Stanchezza. Nel primo trimestre è comune avvertire una stanchezza intensa, diversa da quella abituale. Il progesterone contribuisce a rallentare alcune funzioni dell’organismo, mentre il corpo impiega molte energie per sostenere i profondi cambiamenti che accompagnano lo sviluppo dell’embrione.
    • Sbalzi d’umore. Piangere per uno spot pubblicitario, irritarsi per un’inezia, sentirsi euforiche e subito dopo giù di morale: l’instabilità emotiva del primo trimestre è reale. È legata sia ai cambiamenti ormonali sia alle trasformazioni psicologiche che accompagnano l’inizio della gravidanza.
    • Capogiri e pressione bassa. La pressione tende a diminuire per effetto della vasodilatazione indotta dagli ormoni. È importante assecondare i ritmi del proprio corpo, alzarsi lentamente ed evitare sforzi eccessivi.
    • Dolori e tensioni al basso ventre. Lievi crampi o una sensazione di peso nella zona pelvica sono frequenti e, nella maggior parte dei casi, innocui. Dipendono dall’adattamento dell’utero e dei tessuti circostanti ai cambiamenti della gravidanza. Se però il dolore è intenso o si associa a perdite di sangue, è opportuno contattare il medico.
    • Cambiamenti nel gusto e nell’olfatto. Voglie improvvise, disgusto per alimenti che prima piacevano o maggiore sensibilità agli odori sono manifestazioni comuni dei cambiamenti ormonali e tendono ad attenuarsi nel secondo trimestre.
    • Stitichezza. Il progesterone rallenta la motilità intestinale e anche le modifiche dell’alimentazione dovute a nausea o altri disturbi digestivi possono contribuire al problema. Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, seguire una dieta ricca di fibre e mantenersi attive sono le prime strategie da adottare; gli eventuali lassativi vanno utilizzati solo su indicazione del medico.
    • Anemia sideropenica. La carenza di ferro è frequente in gravidanza, soprattutto se l’alimentazione è povera di ferro o in presenza di vomito prolungato. Può manifestarsi con stanchezza marcata, pallore, affanno e difficoltà di concentrazione. L’emocromo prescritto nelle prime visite serve anche a individuare eventuali forme di anemia già presenti o insorte nelle prime settimane di gravidanza.

    Una nota a parte merita il caso dei “sintomi spariti” all’8ª settimana di gravidanza. Può infatti capitare che nausea o stanchezza si attenuino improvvisamente, generando ansia o preoccupazione. Nella maggior parte dei casi è una conseguenza del naturale andamento dei cambiamenti ormonali e dell’adattamento dell’organismo alla gravidanza. Se, invece, la scomparsa dei sintomi è accompagnata da perdite di sangue o da dolori, è opportuno consultare il proprio professionista di fiducia.

    Dolori e perdite: quando preoccuparsi

    I dolori all’ottava settimana di gravidanza nella zona del basso ventre, come detto, sono nella maggior parte dei casi benigni: l’utero si sta allargando, i legamenti si stanno adattando. Un senso di peso, qualche crampo lieve, una tensione ai lati rientrano nella normalità.

    Le perdite nell’ottava settimana di gravidanza meritano invece un discorso più attento. Una piccola quantità di perdite rosate o marroncine può essere normale: può dipendere da capillari fragili del collo dell’utero, da piccole irritazioni o da residui legati al sanguinamento da impianto. Alcune donne rilevano inoltre perdite lievi nei giorni in cui avrebbero dovuto avere il ciclo: un fenomeno non del tutto chiarito dal punto di vista scientifico, ma riportato spesso nell’esperienza clinica di ostetrici e ginecologi.

    Perdite di sangue rosso vivo, abbondanti o accompagnate da dolori intensi sono un segnale da non ignorare e possono indicare un rischio di aborto spontaneo. In questi casi è sempre bene consultare tempestivamente il professionista di riferimento.

    Sul tema dei rischi nell’ottava settimana di gravidanza, è importante ricordare che il primo trimestre è il periodo in cui si verifica la maggior parte degli aborti spontanei. È quindi comprensibile che, in questa fase, la donna e il partner possano provare dubbi, incertezze e timori per l’andamento della gravidanza. Si tratta di un periodo di attesa, in cui molti eventi dipendono dai naturali processi biologici della gestazione e, nella maggior parte dei casi, non esistono interventi in grado di modificarne l’evoluzione.

    Ecografia, visite ed esami

    Se viene eseguita l’ecografia all’8ª settimana di gravidanza, è possibile osservare molte strutture embrionali e raccogliere informazioni sul decorso della gestazione.
    Si tratta solitamente di un’ecografia transvaginale, che a questa età offre immagini più nitide di quella addominale.

    Ma cosa si vede esattamente? La camera gestazionale, il sacco amniotico, l’embrione con le sue dimensioni e l’attività cardiaca.

    L’ecografista misura inoltre la lunghezza vertice-coccige (CRL) per datare con precisione la gravidanza e calcolare la data presunta del parto, e si può inoltre vedere se la gravidanza è singola o gemellare.

    Nel caso di una gravidanza gemellare, all’ottava settimana l’ecografia è particolarmente importante perché permette di stabilire il tipo di gemellarità, il numero di placente e di sacchi amniotici, informazioni fondamentali per il monitoraggio della gravidanza.

    La prima visita ostetrica o ginecologica comprende inoltre la prescrizione di una serie di esami del sangue, tra cui emocromo, glicemia, gruppo sanguigno e fattore Rh, test di Coombs indiretto, test per sifilide (VDRL/TPHA) e HIV, oltre agli screening per toxoplasmosi, rosolia e citomegalovirus (quest’ultimo non rientra nei LEA, ma è elemento su cui si sta discutendo, dal momento che la terapia con farmaco antivirale Valaciclovir, se somministrata nei tempi adeguati, può abbattere la probabilità di contagio fetale in modo importante). Vengono generalmente prescritti anche l’esame delle urine, l’urinocoltura e, quando indicata, l’elettroforesi dell’emoglobina per individuare eventuali varianti dell’emoglobina, come la talassemia.

    Questi esami rientrano tra quelli previsti dal percorso nascita e possono essere eseguiti gratuitamente, entro i tempi previsti, con l’apposita impegnativa e l’esenzione per gravidanza.

    Alimentazione, integratori e sicurezza alimentare

    Nel primo trimestre, la regola d’oro non è “mangiare per due”, ma mangiare bene. Il fabbisogno calorico aggiuntivo è minimo (circa 100-150 kcal in più al giorno), mentre quello di certi micronutrienti aumenta in modo significativo: la qualità conta molto più della quantità.

    Una dieta mediterranea, varia e ricca di frutta e verdura (puntare a cinque porzioni al giorno), cereali integrali, legumi, pesce e proteine magre è il punto di partenza ideale. I nutrienti su cui concentrarsi sono:

    • Acido folico. 400 microgrammi al giorno, idealmente da almeno un mese prima del concepimento e fino alla 12ª settimana. Riduce significativamente il rischio di difetti del tubo neurale come la spina bifida, ed è difficile assumerne a sufficienza solo con la dieta (per questo l’integrazione è raccomandata da tutte le linee guida).
    • Ferro. Il fabbisogno aumenta per sostenere la crescita del volume ematico. Abbinare alimenti ricchi di ferro con vitamina C migliora l’assorbimento di questo nutriente. Qualora si registri un calo significativo sarà premura dello specialista valutare un’integrazione mettendo in relazioni i valori ematici dell’emocromo con quelli del ferro, ferritina e transferrina
    • Calcio, iodio, vitamina D e Omega-3. Importanti per lo sviluppo osseo, neurologico e tiroideo del bambino. Il medico valuterà caso per caso se integrarli o meno.

    Sugli integratori in generale: il fai da te non è consigliato, meglio concordare tutto con il medico o l’ostetrica.

    La sicurezza alimentare merita attenzione concreta: le infezioni da evitare – toxoplasmosi, listeriosi, salmonellosi – si trasmettono quasi sempre attraverso il cibo. Le regole pratiche principali sono:

    • lavare bene frutta e verdura, anche quella confezionata;
    • evitare carne cruda o poco cotta, pesce crudo, insaccati non cotti, formaggi a latte crudo non pastorizzato;
    • rispettare la catena del freddo nella conservazione dei cibi;
    • lavarsi le mani, soprattutto dopo aver toccato terra o animali domestici (la toxoplasmosi si trasmette anche dalle feci del gatto).

    Alcol e fumo vanno eliminati completamente.

    Stile di vita, benessere e gestione pratica

    Movimento. La gravidanza non è una malattia: salvo indicazioni contrarie del medico, nuoto, yoga prenatale, pilates e passeggiate sono raccomandati. Tonificano, migliorano il sonno e riducono lo stress. Vanno evitati sport di contatto, ad alto rischio di caduta e ad alto impatto fisico.

    Alzarsi dal letto. Molte ostetriche consigliano di evitare di alzarsi di scatto, meglio girarsi sul fianco, appoggiarsi sul gomito e mettere i piedi a terra lentamente, soprattutto per chi soffre di pressione bassa e capogiri mattutini.

    Salute dentale. Il vomito frequente espone lo smalto degli incisivi agli acidi gastrici, meglio dunque sciacquare la bocca con acqua dopo ogni episodio, aspettando almeno 30 minuti prima di lavare i denti. Una visita dal dentista nel primo trimestre è consigliata.

    Farmaci. Il paracetamolo è il farmaco più sicuro per il dolore in gravidanza, ma non va preso senza criterio. Antinfiammatori come ibuprofene e aspirina vanno assunti solo in accordo con il medico, e chi segue terapie croniche deve confrontarsi con lui prima di modificarle: spesso il rischio di interrompere una terapia supera quello di continuarla.

    Il partner. La gravidanza trasforma la vita di due persone, non di una sola. Tenerlo informato, coinvolgerlo nelle visite e nelle ecografie, fargli sapere di cosa si ha bisogno può davvero fare la differenza per la coppia.

    Quando annunciare la gravidanza. Non esiste una regola universale: molte coppie aspettano la fine del primo trimestre, quando il rischio di aborto si riduce; altre lo comunicano subito a parenti, amici e conoscenti, per avere supporto in ogni caso. Entrambe le scelte sono legittime.

    Bibliografia
    Articolo pubblicato il 21/07/2026 e aggiornato il 21/07/2026
    Immagine in apertura seb_ra / iStock

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