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Stiamo scrivendo, accanto a noi c’è nostro figlio di 2 anni. Non appena posiamo la penna sul tavolo per un secondo, una manina lesta si allunga e la afferra come se avesse conquistato un tesoro prezioso. Quante volte ci è capitato?
La motivazione sta nella straordinaria spinta dei bambini all’emulazione: i nostri figli ci osservano continuamente, vedono che usiamo la penna e desiderano immediatamente fare la stessa cosa. Ai loro occhi, quella penna è uno strumento “da grandi”.
Eppure, quando la afferrano, notiamo subito qualcosa di strano: la stringono forte con tutto il pugno e cominciano a muovere energicamente l’intero braccio; una modalità del tutto normale alla loro età, che ci suggerisce come la penna non sia lo strumento più adatto per accompagnarli nei primi approcci al disegno. Ne esistono altri pensati appositamente per le loro capacità motorie, ma orientarsi tra le diverse proposte non è sempre semplice. Ad esempio, meglio le matite colorate o i pennarelli? Di seguito risponderemo a questa domanda e vedremo quali caratteristiche dovrebbero avere i materiali per il disegno nei primi anni di vita.
Per capire cosa succede quando i bambini disegnano, dobbiamo fare un piccolo viaggio nella fisiologia delle loro mani.
A 2 anni la nostra mano non è semplicemente una versione “in miniatura” di quella di un adulto: le ossa non sono ancora completamente formate e presentano cartilagini di accrescimento ancora in fase di sviluppo, così come i piccoli muscoli che permettono i movimenti di precisione delle dita (la motricità fine) sono ancora in pieno sviluppo.
Quando i nostri figli afferrano una matita o una penna, è del tutto naturale che lo facciano con la presa a pugno (o “presa palmare”). Non avendo ancora il controllo sottile delle dita o la stabilità del polso, compensano usufruendo della muscolatura più grande: usano la spalla come perno e l’avambraccio come leva.
Ecco perché i loro movimenti sono ampi, energici, a volte quasi incontrollabili. E c’è di più: siccome il movimento parte dalla spalla, la carta sul tavolo sta loro “stretta”. È così che, senza alcuna intenzione di fare un dispetto, la loro traccia finisce sul legno del tavolo del soggiorno o sui muri del corridoio.
Cosa possiamo fare noi genitori di fronte a questo bisogno fondamentale di lasciare un segno? La risposta pedagogica è offrire lo strumento giusto a seconda dell’età, un principio che si ritrova nella filosofia dei prodotti Faber-Castell per la prima infanzia, sviluppati per accompagnare le diverse fasi dello sviluppo della mano del bambino.
Dai 2 anni in su, anziché forzarli a tenere in mano un oggetto sottile, possiamo mettere a disposizione dei nostri bambini strumenti che si adattino alla conformazione della loro mano. Nella primissima infanzia, i pastelli a cera rappresentano la soluzione ergonomica ideale. In particolare:

Man mano che il controllo motorio aumenta, quindi tra i 3 e i 4 anni, i bambini passano spontaneamente dalla presa a pugno a quella a “zampetta” (con le dita che iniziano ad avvolgere lo stelo), per poi arrivare gradualmente alla presa a tre dita (la triade digitale). Per facilitare questo passaggio senza affaticare le dita, possiamo mettere a loro disposizione le matite in legno con fusto triangolare (come le matite Jumbo Grip) dove le tre facce ergonomiche suggeriscono dove appoggiare le dita.
Il consiglio pratico rivolto a noi genitori, al fine di evitare la paura delle “scritte sui muri”, è quello di scegliere sempre prodotti lavabili, come quelli appena citati.

Spesso si tende a regalare ai bambini piccoli scatole di pennarelli colorati, perché “scrivono subito e con colori vivaci”. Dal punto di vista dello sviluppo neuromotorio, tuttavia, questi strumenti presentano due grandi limiti nella prima infanzia:
Ecco perché, fino ai 4-5 anni, il materiale ideale rimane la matita colorata o il pastello a cera. Se proprio vogliamo usare i pennarelli, orientiamoci su modelli specifici con punte spesse e rientranti di sicurezza.
C’è un oggetto di cancelleria che agli occhi dei nostri figli ha una carica di magia e scoperta irresistibile: il temperamatite. Dal punto di vista della psicomotricità, fare la punta è un’attività straordinaria perché richiede un movimento articolare complesso e raffinatissimo: la rotazione del polso.
Osservando i nostri figli alle prime armi con un temperino, noteremo un fenomeno molto buffo: all’inizio muovono sia la matita sia il temperino! Girano entrambe le mani contemporaneamente nello spazio, scoordinate, cercando di capire da che parte applicare la forza e come coordinare i movimenti.
Poi, gradualmente, la magia del cervello in evoluzione fa il suo corso. I bambini intuiscono la biomeccanica del gesto: capiscono che se tengono il temperino fermo o bloccato sul tavolo con una mano e usano l’altra mano per ruotare la matita con un movimento del polso, la punta si forma molto più velocemente senza rompersi e senza sforzo.
Offrire un temperamatite ergonomico e capiente, come il temperamatite Grip a tre fori, ideato sia per le matite di formato standard sia per quelle cicciotte Jumbo e dotato di contenitore per i trucioli, non serve solo a mantenere le matite funzionali. È un vero e proprio laboratorio motorio che allena la bilateralità (una mano stabilizza, l’altra agisce) e la flessibilità del polso, due requisiti indispensabili per la futura scrittura fluida.

Arriviamo a uno dei temi più delicati ed entusiasmanti dello sviluppo cognitivo: il rapporto con l’errore.
Noi genitori, guidati dal desiderio istintivo di “proteggere” i nostri figli o di velocizzare i tempi dei compiti, tendiamo a fare una cosa automatica quando li vediamo scrivere o disegnare: teniamo la gomma da cancellare pronta in mano. I nostri figli stanno tracciando una lettera o una parola e la nostra vista da adulti, più rapida e allenata, intercetta l’errore prima ancora che abbiano finito di scrivere. E così “partiamo all’attacco”: impugniamo la gomma e cancelliamo il tratto sbagliato sul foglio, tentando di “aiutarli”.
Dal punto di vista neuropedagogico, questo tipo di intervento non è proprio il massimo. Se il nostro obiettivo è che i nostri figli non abbiano paura di sbagliare e sviluppino una solida autostima, la gomma non dovrebbe mai stare nelle nostre mani, ma sempre e solo in quelle dei nostri figli.
Cosa ci dicono le scoperte scientifiche sul funzionamento del cervello? Ci dimostrano che il processo di apprendimento e di memorizzazione dell’informazione corretta passa attraverso un circuito preciso:
Se noi genitori interveniamo prima e cancelliamo l’errore al posto loro, interrompiamo questo circuito neurologico. In questo modo i nostri figli non solo non comprendono dove hanno sbagliato, ma tenderanno a ripetere l’errore in futuro proprio perché non sono stati loro a individuarlo e a cancellarlo e non hanno sperimentato il valore e la soddisfazione della riparazione.
Le cancellature effettuate in prima persona dai nostri figli hanno un valore pedagogico inestimabile: sono la testimonianza tangibile di una presa di coscienza! Cancellando da soli, il loro cervello “archivia” la sensazione dell’errore e memorizza la versione corretta, rafforzando la fiducia nelle proprie capacità di autocorrezione.
Invece di cancellare al posto loro, possiamo limitarci a indicare con dolcezza il punto: «Guardiamo bene qui, c’è qualcosa che si può perfezionare. Che ne dici?». Dopodiché, li invitiamo a prendere la gomma ergonomica e lasciamo che siano loro a cancellare e a riscrivere.
La gomma tra le mani dei nostri figli è uno strumento di potere cognitivo: trasforma l’errore da “fallimento” a semplice “tappa di perfezionamento”.
L’esplorazione artistica nell’infanzia passa anche attraverso il contatto con il colore fluido e l’acqua, un ambito in cui la scelta degli accessori giusti diventa un potente catalizzatore di autonomia.
Quando utilizziamo acquerelli pensati per essere “giocabili”, le cui pastiglie si collegano tra loro come i pezzi di un puzzle (come nel caso degli acquerelli Connector), trasformiamo la preparazione dell’attività in un prezioso esercizio di coordinazione oculo-manuale e di logica.

In un’epoca in cui anche i bambini più piccoli sono sempre più esposti a smartphone e tablet, ricordiamo che lo scivolamento del dito su un vetro liscio non sviluppa i muscoli della mano né la percezione della forza.
Offrire ai nostri figli del tempo quotidiano da trascorrere a contatto con matite, cere morbide, carta e colori ad acqua significa donare loro un’esperienza di apprendimento insostituibile. Attraverso il gesto grafico e la resistenza della materia fisica, i nostri figli non solo preparano la mano alla futura scrittura, ma allenano la pazienza, la concentrazione, l’autocorrezione dell’errore e la meraviglia di vedere le proprie emozioni prendere forma sul foglio. della forza.
Offrire ai nostri figli del tempo quotidiano da trascorrere a contatto con matite, cere morbide, carta e colori ad acqua significa donare loro un’esperienza di apprendimento insostituibile. Attraverso il gesto grafico e la resistenza della materia fisica, i nostri figli non solo preparano la mano alla futura scrittura, ma allenano la pazienza, la concentrazione, l’autocorrezione dell’errore e la meraviglia di vedere le proprie emozioni prendere forma sul foglio.

pedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita nell’educazione allo studio di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione ambientale ed extrascolastica e lavora come formatrice per genitori nella provincia di Padova. Dal 2018 scrive per Uppa.