Tra le domande che le donne spesso rivolgono all’interno dei consultori e degli studi ostetrici riguardanti le abitudini e lo stile di vita da adottare durante la gestazione ce n’è una che riguarda i capelli: «Posso fare la tinta in gravidanza?».
La risposta dipende da diversi fattori: il tipo di prodotto utilizzato, il momento della gravidanza e le modalità con cui viene applicato. Le evidenze scientifiche oggi disponibili aiutano a capire quali precauzioni adottare e quando è possibile tingere i capelli in gravidanza con maggiore tranquillità.
Si possono tingere i capelli in gravidanza? La scelta di procedere non è controindicata in assoluto, ma non è nemmeno priva di qualsiasi rischio.
La letteratura scientifica sull’argomento è ancora limitata poiché per ragioni etiche le donne in gravidanza vengono escluse dalla maggior parte degli studi clinici, rendendo difficile avere dati certi.
La posizione prevalente tra ginecologi e ostetrici è che un uso occasionale, soprattutto dal secondo trimestre, sia considerato accettabile, purché si adottino le dovute precauzioni. Il parere medico sulla tinta in gravidanza non esprime quindi un divieto, ma un invito alla prudenza. Per questo è sempre consigliabile confrontarsi con lo specialista che segue la gestazione, soprattutto in presenza di patologie della pelle o di allergie note.
I prodotti in vendita nell’Unione Europea seguono il Regolamento (CE) n. 1223/2009, che vieta o limita gli ingredienti per i quali esistano prove di rischio. Ciò offre una tutela superiore rispetto ai prodotti acquistati fuori dall’UE o su canali non ufficiali, ma non garantisce l’assenza assoluta di rischi in gravidanza.
Se si è già usata una tinta senza sapere di essere in gravidanza, non è il caso di allarmarsi: il rischio va sempre valutato nel suo contesto e un’esposizione occasionale è ben diversa da una ripetuta nel tempo.
Il capello è composto da due strati principali: la cuticola (lo strato esterno protettivo) e la corteccia (dove si trova la melanina che dà il colore). Le tinture si dividono in tre categorie con livello crescente di penetrazione:
La quantità di sostanze chimiche che attraversa la cute del cuoio capelluto è generalmente piccola, ma dipende dall’integrità della barriera cutanea, dalla concentrazione degli ingredienti e dalla frequenza d’uso. Una parte delle sostanze assorbite può teoricamente raggiungere il circolo sanguigno materno e, di lì, la placenta.
Nella pratica professionale, quando una donna in gravidanza chiede informazioni sulla possibilità o meno di ricorrere alla tinta, la prima raccomandazione da farle è quella di affidarsi a un parrucchiere che conosca davvero i prodotti che utilizza. Non basta infatti scegliere una marca nota, serve qualcuno che sappia leggere l’INCI, che conosca il profilo tossicologico di ciò che applica e che possa dare consigli su come gestire il capello senza dover ricorrere a trattamenti chimici ogni tre settimane. Spesso la soluzione più sensata è infatti proprio quella di allungare i tempi, optare per tecniche che non toccano il cuoio capelluto e usare il buon senso.
La gravidanza dura nove mesi e con un po’ di creatività e il supporto di un professionista competente si può stare tranquille senza rinunciare a sentirsi bene.
Ecco di seguito una lista degli ingredienti delle tinture permanenti che meritano più attenzione in gravidanza:
I prodotti con marchio CE garantiscono l’assenza dei coloranti esplicitamente vietati dalla normativa europea. Quelli acquistati fuori dall’UE, su bancarelle o online da rivenditori non autorizzati, possono invece contenere sostanze proibite. Gli shampoo coloranti hanno in genere un profilo migliore rispetto alle tinture permanenti, ma vale comunque la pena leggere l’etichetta.
Attenzione alle allergie. Il consiglio è di eseguire sempre il patch test su prodotti contenenti alcune sostanze, come ad esempio i coloranti ossidativi, almeno 48 ore prima.
Il momento più delicato è il primo trimestre. Tra la 3ª e la 10ª settimana circa si forma la stragrande maggioranza degli organi principali (organogenesi): qualsiasi esposizione a sostanze potenzialmente tossiche in questa finestra merita cautela maggiore.
Tingere i capelli nel primo trimestre (e in particolare nel primo mese) è quello su cui i professionisti tendono a essere più prudenti. Non un divieto assoluto, ma un invito a rimandare se possibile fino al secondo trimestre, quando l’organogenesi è completata e la placenta è pienamente funzionante.
In allattamento il passaggio di sostanze chimiche nel latte è possibile ma in quantità ridotte, vale lo stesso orientamento della gravidanza avanzata ossia uso occasionale, prodotti appropriati, ventilazione adeguata.
Sono da evitare:
L’henné puro (Lawsonia inermis) colora la cuticola senza penetrare in profondità, non contiene ammoniaca né ossidanti, ed è generalmente considerato compatibile con la gravidanza. Il suo principio colorante, il lawsone, è limitato dalla normativa UE all’1,4% nei prodotti cosmetici: concentrazioni superiori sono associate a tossicità.
La tinta all’henné in gravidanza va comunque usata scegliendo prodotti certificati e di provenienza certa, ed eseguendo sempre il patch test.
Esistono anche colorazioni a base di erbe e polveri vegetali (camomilla, caffè, indaco, cassia) senza additivi chimici, le opzioni con il profilo di sicurezza più alto. Molte tinte vegane rientrano in questa categoria, ma è bene sottolineare che “vegano” non equivale a “privo di sostanze chimiche”: vale sempre la pena leggere l’etichetta. Il limite pratico di tutte queste alternative è che coprono poco o nulla i capelli bianchi.
Regola pratica: per qualsiasi prodotto colorante naturale o sintetico, eseguire sempre un patch test almeno 48 ore prima, anche se il prodotto è già stato usato in precedenza.
Esiste una soluzione elegante al dilemma: le tecniche che non toccano il cuoio capelluto. Quando il prodotto viene applicato solo sulla lunghezza del capello – e non a contatto con la pelle – l’assorbimento cutaneo si azzera praticamente del tutto.
Rientrano in questa categoria:
Anche per meches e colpi di sole è preferibile usare prodotti senza ammoniaca, per limitare l’esposizione ai vapori.
Riportiamo di seguito alcuni consigli utili per tingersi i capelli in sicurezza durante la gravidanza:
La tinta non è l’unico trattamento che merita attenzione. I liscianti chimici contengono idrossidi ad alte concentrazioni. Alcune formulazioni di liscianti “brasiliani” contengono ancora formaldeide o suoi precursori, classificata come cancerogena dal IARC (da evitare in gravidanza). Anche le permanenti, basate su tioglicolato di ammonio, meritano prudenza.
Va inoltre sottolineato che in gravidanza il capello cambia struttura e porosità per effetto degli estrogeni, e che quindi tinte e trattamenti possono dare risultati diversi dal solito.
Le alternative meccaniche come piastra, phon, arricciacapelli non presentano controindicazioni.
Gli estrogeni in gravidanza prolungano la fase di crescita del capello riducendo la normale caduta fisiologica: il risultato è spesso una chioma più folta.
Non tutte le gestanti vivono però l’esperienza positivamente. Nelle prime settimane il capello può sembrare spento, la cute del cuoio capelluto più secca o più seborroica.
Per la cura quotidiana: shampoo leggeri, spazzolatura delicata, limitare le fonti di calore e un’alimentazione equilibrata ricca di ferro, zinco, vitamina D e biotina fanno la differenza più di qualsiasi trattamento cosmetico.
Una cosa che molte neo-mamme scoprono con sorpresa è la caduta dei capelli post-parto: nei mesi successivi, gli estrogeni tornano ai livelli normali e i capelli che non erano caduti durante la gravidanza cadono insieme, a volte in quantità che sembrano allarmanti. Questo fenomeno si considera del tutto fisiologico e si risolve spontaneamente entro 6-12 mesi.