L’impatto ambientale dell’alimentazione

I cambiamenti climatici ed economici in atto ci impongono di rivedere le nostre scelte alimentari e i nostri comportamenti verso l'ambiente

Nello scorso aprile i rappresentanti dell’ONU si sono riuniti per discutere una situazione allarmante: nell’ultimo anno il prezzo di alcuni generi alimentari essenziali, cereali, ma anche zucchero e olio, è aumentato di oltre il 50% e la crescita non accenna a rallentare. I motivi sono molti: la popolazione mondiale aumenta e in molti Paesi in via di sviluppo aumenta anche il tenore di vita, e ciò fa sì che alcune nazioni riducano le esportazioni di cereali per far fronte alla richiesta interna; inoltre, l’aumento del prezzo del petrolio incide sul carburante per i mezzi agricoli e sui fertilizzanti. A questi fattori si aggiungono il boom dei biocarburanti, che ha fatto sì che molti terreni coltivabili non venissero più destinati a prodotti alimentari, e il cambiamento del clima che spesso incide sui raccolti. E allora che fare? Il nostro pianeta è quel che è, ci sta ormai stretto e lo abbiamo sfruttato all’osso. Abbiamo cambiato il clima, causato l’estinzione di animali, consumato le risorse e cementificato foreste e terreni coltivabili, e ora? Mentre “i grandi” cercano di dare una risposta su scala mondiale, noi “piccoli” possiamo riflettere sulla nostra quotidianità e cambiare lentamente i nostri stili di vita nella direzione di un’alimentazione “sostenibile”.

Un’educazione alimentare efficace

Innanzi tutto mangiamo troppo: sulla Terra il numero dei sovrappeso ha superato quello dei denutriti. Le nostre vite tendono a essere sedentarie e nonostante ciò introduciamo una quantità di calorie molto superiore a quel che ci serve. Una riflessione che faccio spesso con le mamme è che nel mondo animale si mangia quando si ha fame, il minimo per saziarsi; i nostri piccoli cuccioli succhiano al seno quando hanno fame e solo la quantità di latte di cui hanno bisogno. Noi invece abbiamo inventato menu e pietanze prelibate… e ci siamo ritrovati con l’ipertensione e l’ipercolesterolemia. Forse dovremmo imparare da animali e neonati! Ci siamo abituati a introdurre una quantità di proteine molto superiore a quella che consumiamo, e adesso corriamo ai ripari riducendo il carico proteico negli alimenti per l’infanzia.

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Non sarebbe più semplice rivedere i nostri comportamenti? L’uomo è un animale onnivoro e il piccolo uomo in crescita ha bisogno anche di proteine animali (non me ne vogliano i vegetariani): questo non vuol dire che non si possano mangiare meno carne e meno latticini. Per l’allevamento intensivo, soprattutto bovino, si utilizza il 40% della produzione mondiale di cereali, che potrebbero essere destinati all’alimentazione degli uomini. E gli OGM? Non sembrerebbero una soluzione. Alcuni sostengono che permetterebbero di produrre più cereali a costo più basso, ma i risultati ottenuti finora sono in realtà scarsi a fronte della non documentata sicurezza per la salute. Non ci resta allora che imparare a mangiar bene e educare i nostri figli a farlo, salveremo così un piccolissimo pezzetto di mondo.

Quattro regole per risparmiare e vivere meglio

  • abituare fin da piccoli i nostri bambini a consumare molti alimenti vegetali, almeno cinque porzioni quotidiane, scegliendo prodotti biologici (che consumano meno fertilizzanti e derivati del petrolio), locali (“a filiera corta”, così da ridurre l’impatto ambientale dei trasporti) e di stagione (più buoni e nutrienti, perché maturati al sole e non coltivati intensivamente in serra)
  • fare tre pasti regolari, colazione, pranzo e cena, eventualmente intervallati da un paio di spuntini, meglio se vegetali, senza “spiluccare” durante la giornata e tenendosi alla larga dalle calorie non necessarie
  • evitare o ridurre i prodotti confezionati: oltre a essere “infarciti” di coloranti e conservanti, sono a più alto impatto ambientale a causa di trasporto e imballaggi; meglio cucinare partendo da ingredienti semplici e offrire fin dal settimo mese cibi freschi
  • ridurre l’apporto di proteine animali (carne, uova, latte) preferendo il pesce locale e non allevato: in Italia è perfetto il pesce azzurro (alici, sardine), sempre fresco
Immagine per l'autore: Elena Uga

Elena Uga, pediatra, lavora presso l'ospedale S. Andrea di Vercelli e si occupa nello specifico di allergologia, allattamento e ambiente. Dal 2011 collabora come autore per UPPA.

Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 22.07.2019
Immagine in apertura oticki / Shutterstock.com