Asma: una patologia multifattoriale

Scopriamo perché viene l'asma, se esiste una correlazione con l'allergia, quali sono le cause ambientali che scatenano questa malattia e cosa possiamo fare per prevenirla

Silvia Placidi , pediatra
Bambina affetta da asma si soffia il naso

L’asma nei bambini è una malattia multifattoriale in cui una predisposizione genetica si combina con diversi fattori ambientali. Allergeni come pollini, acari, muffe e pelo degli animali, ma anche fumo di sigaretta, inquinamento, infezioni virali, esercizio fisico e stress possono favorire una crisi asmatica. Alla base dell’asma bronchiale c’è un’infiammazione dei bronchi che rende le vie respiratorie particolarmente reattive agli stimoli, provocandone il restringimento. I sintomi più caratteristici sono tosse secca, fischio respiratorio e senso di soffocamento, con intensità variabile. Nei bambini sotto i 3 anni episodi simili possono essere legati a una reattività bronchiale transitoria e non indicare necessariamente asma. La terapia mira sia a trattare gli episodi acuti, anche attraverso il broncodilatatore, sia a controllare l’infiammazione e i fattori scatenanti.

C’è un termine che i medici usano per definire malattie come l’asma: malattia multifattoriale, cioè dipendente da una predisposizione di tipo genetico, ma scatenata da fattori ambientali. Perciò un bambino figlio di due genitori asmatici avrà una probabilità di sviluppare la malattia molto maggiore di chi ha un solo genitore affetto o nessuno, ma perché si ammali davvero deve esserci sempre e comunque uno stimolo ambientale, che rappresenta il fattore scatenante, la miccia che fa esplodere l’attacco di asma.

Fattori scatenanti

Nei bambini, i più comuni fattori scatenanti sono l’esposizione ad allergeni perenni (l’acaro, il pelo di gatto, le muffe) o stagionali (come i pollini), l’inquinamento atmosferico, il fumo di sigaretta, gli stress fisici ed emozionali e, soprattutto nei più piccoli, le infezioni respiratorie virali. Va da sé che il principale intervento a favore dei bambini con asma bronchiale, o a rischio di malattia, è l’eliminazione o il controllo di questi fattori.

Solo per citare un esempio: numerosi studi hanno confermato che l’esposizione al fumo di sigaretta aumenta notevolmente il rischio di soffrire di asma e, nel caso di bambino allergico, la sua eliminazione migliora il controllo della malattia e riduce drasticamente il bisogno di farmaci.

Cause

Possiamo immaginare il nostro apparato respiratorio (naso, vie aeree superiori, bronchi principali, bronchioli e alveoli polmonari) come i rami di un albero che partono dal tronco e si ramificano verso la chioma sempre più piccoli fino ad arrivare alle foglie, che nei polmoni si chiamano “alveoli polmonari”, dove avviene lo scambio tra l’ossigeno, che viene captato e portato in circolo, e l’anidride carbonica, prodotto di scarto di cui ci liberiamo nell’espirazione.

Questo meccanismo perfetto e delicato si inceppa durante una crisi asmatica. A causa di uno stato di infiammazione cronica, i bronchi di un asmatico hanno una reattività aumentata, cioè cominciano a contrarsi in modo esagerato quando sono esposte ai fattori ambientali scatenanti detti sopra (fumo, allergeni, ecc.), intrappolando l’aria nei polmoni e provocando la tosse e il caratteristico “fischio” espiratorio.

L’infiammazione peggiora, la parete dei bronchi diventa ancora più gonfia, si forma del muco denso e così si crea un circolo vizioso che si interrompe solo quando l’organismo reagisce con le sue difese, ma che noi possiamo bloccare efficacemente con la terapia. Tuttavia lo stato infiammatorio, che è alla base di questa malattia, persiste anche fra un attacco e l’altro. L’obiettivo della terapia quindi, non è soltanto la risoluzione dell’attacco acuto, ma anche e soprattutto il controllo della malattia di base.

Frequenza e durata

Anche se l’asma può esprimere segni e sintomi variabili da soggetto a soggetto, due sono gli aspetti da considerare: quanto numerosi e quanto forti sono gli attacchi acuti e se sono presenti sintomi respiratori (fondamentalmente la tosse) tra un attacco e l’altro. Nel bambino asmatico infatti i sintomi tendono a essere presenti anche fra una crisi e l’altra, mantenendo un’infiammazione bronchiale di fondo, che la terapia farmacologica e i provvedimenti per migliorare la situazione ambientale possono eliminare.

Per esempio se c’è un’allergia ai cosiddetti allergeni perenni (per esempio gli acari della polvere), la presenza costante dello stimolo nell’ambiente tenderà a mantenere un’infiammazione cronica delle vie aeree e gli stimoli irritativi di altro tipo, come l’esercizio fisico o una forte emozione, potranno scatenare un nuovo attacco. In questi casi possiamo fare molto: una terapia di base, quando è necessaria, insieme alle corrette abitudini di vita, e la collaborazione fra il medico, il bambino e la famiglia permetteranno a questi bambini di condurre una vita normale.

Sintomi

Molto spesso l’attacco d’asma inizia con una tosse secca e stizzosa, segue il fischio e il senso di soffocamento: naturalmente l’intensità di questi sintomi dipende dal livello di ostruzione bronchiale e dal grado di percezione da parte del bambino e dei suoi genitori.

Un discorso a parte meritano i bambini piccoli (sotto i tre anni): non tutti sono dei veri asmatici, anzi. Più il bambino è piccolo e maggiore è la possibilità che si tratti soltanto di una reattività dei bronchi esagerata, ma transitoria: esposto alle infezioni virali stagionali, il bambino comincerà con il naso che cola, la tosse secca e insistente, poi il “fischietto ai polmoni”. Questi bambini vanno curati a ogni episodio come asmatici, cioè con il broncodilatatore, ma non sono dei veri asmatici; fra un episodio e l’altro stanno benissimo e crescendo queste crisi, definite spesso come bronchiti asmatiformi, andranno piano piano a scomparire.

FAQ

Come si diagnostica l’asma nei bambini?
La diagnosi si basa sulla presenza di sintomi respiratori ricorrenti e variabili, come tosse, respiro sibilante e difficoltà a respirare, e sulla valutazione del pediatra. Nei bambini abbastanza grandi da collaborare può essere utilizzata la spirometria, un esame che misura il funzionamento dei polmoni, anche prima e dopo la somministrazione di un broncodilatatore. Nei bambini fino a 5 anni la diagnosi è più complessa: vengono considerati la ricorrenza degli episodi, l’assenza di altre cause più probabili e la risposta ai farmaci per l’asma. In caso di sintomi ricorrenti è importante parlarne con il pediatra, che valuterà gli accertamenti necessari.

Come capire se una crisi d’asma richiede assistenza urgente?
Durante una crisi d’asma il bambino può avere tosse, respiro sibilante, affanno e difficoltà a svolgere le normali attività. È necessario richiedere rapidamente assistenza medica se la difficoltà respiratoria è marcata, il bambino fatica a parlare o bere, appare molto affaticato o sonnolento, oppure se il trattamento prescritto per le crisi non produce il miglioramento atteso. Un piano d’azione scritto, concordato con il pediatra, può aiutare la famiglia a riconoscere il peggioramento dei sintomi e a sapere quali farmaci utilizzare e quando chiedere aiuto. In caso di dubbi sulla gravità dell’episodio è sempre opportuno rivolgersi tempestivamente al pediatra o ai servizi di emergenza.

Un bambino con asma può fare sport?
Sì. Un’asma ben controllata non dovrebbe impedire al bambino di correre, giocare o praticare sport. L’attività fisica regolare è importante per la salute generale e non deve essere evitata per il solo timore di una crisi. In alcuni bambini lo sforzo può però provocare tosse, respiro sibilante o affanno: la comparsa frequente di questi sintomi può indicare che l’asma non è adeguatamente controllata e che la terapia deve essere rivalutata. Il pediatra può inoltre indicare come gestire l’eventuale comparsa di sintomi durante l’esercizio. Se il bambino limita abitualmente il gioco o lo sport a causa dell’asma, è consigliabile parlarne con il pediatra.

A cosa serve il distanziatore nella terapia dell’asma?
Il distanziatore è una camera che viene collegata all’inalatore predosato e facilita l’arrivo del farmaco nelle vie respiratorie. È particolarmente utile nei bambini, che possono avere difficoltà a coordinare l’erogazione del medicinale con l’inspirazione. Nei più piccoli viene generalmente utilizzato insieme a una mascherina, mentre crescendo il bambino può imparare a usarlo con il boccaglio. Una tecnica di inalazione non corretta può ridurre la quantità di farmaco che raggiunge i bronchi e rendere la terapia meno efficace. Per questo è importante che pediatra o personale sanitario mostrino periodicamente a bambino e genitori come utilizzare correttamente il dispositivo e verifichino la tecnica durante i controlli.

Articolo pubblicato il 11/05/2015 e aggiornato il 03/11/2026
Immagine in apertura RyanKing999 / iStock / Getty Images Plus

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