Il canto dei bambini

L'assimilazione del linguaggio musicale passa attraverso la ripetizione e l'introduzione di variazioni di parole, gesti o movimenti

Johannella Tafuri,
insegnante
Il canto dei bambini

Al momento della nascita, il neonato entra nel mondo con tutti gli organi sensoriali aperti e vigili, pronti a sperimentare lo sperimentabile! Ma qualcuno di questi organi ha cominciato a lavorare già da un po’, ha cominciato a percepire e persino memorizzare tutto ciò che è suono fin dal 6° mese (poco più, poco meno) della vita prenatale, come ci dicono le ricerche scientifiche degli ultimi vent’anni: si tratta dell’udito.

Dalla vita prenatale al motherese

Dopo la nascita continua a essere attento, teso ad ascoltare, ad assorbire il mondo sonoro, a ri-conoscere canti e musiche ascoltati ripetutamente nella vita prenatale. Presto il neonato comincerà a partecipare al canto della mamma, con pochi suoni nei primi mesi e, progressivamente, con piccoli abbozzi di canti verso i 6-8 mesi di vita.
La comunicazione dei genitori con i propri bambini inizia fin dalla nascita. Con loro si parla un linguaggio che è stato denominato motherese, fatto di onomatopee, frasi semplici, parole ripetute, cantate o cantilenate. Tali ripetizioni hanno la funzione di permettere l’individuazione dei punti di riferimento in ciò che si sussegue nel tempo e quindi favoriscono lo sviluppo della capacità di anticipare ciò che avverrà, cioè di prevedere il ritorno, per esempio, di una parola, di un oggetto, di una musica. La regolarità della ripetizione fa emergere uno schema temporale, nel quale il bambino piccolo trova i suoi punti di riferimento e determina la strutturazione temporale dei comportamenti interattivi.

Michel Imberty e le ripetizioni variate

Poiché una persona non può mai ripetersi allo stesso modo, in tali ripetizioni vi sono comunque delle variazioni, cioè dei cambiamenti introdotti sia involontariamente, per esempio nel tono della voce, nel tipo di gesto o in altri dettagli, permettendo così al bambino di ampliare il suo ancora limitato repertorio, sia volontariamente per creare l’effetto sorpresa basato sul binomio tensione (l’elemento nuovo)-distensione (il ritorno dell’elemento precedente).
La sequenza di ripetizioni variate è stata studiata nelle sue applicazioni allo sviluppo musicale dallo psicologo francese Michel Imberty (2002), che ha messo in evidenza come la ripetizione e la variazione che regolano l’interazione sociale e affettiva nella coppia madre-bambino siano anche il principio base dell’organizzazione musicale.
Imberty osserva, infatti, che «l’intero sviluppo del comportamento sociale e comunicativo è costruito sull’apprendimento di sequenze la cui struttura temporale si basa sulla ripetizione. Tale ripetizione permette al bambino di dominare il tempo attraverso la regolarità variata, ornata e diversificata. Ritroviamo qui ciò che costituisce il substrato universale della musica in tutte le culture.»

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Assimilare il linguaggio musicale

Nelle attività di canto con neonati e bambini piccoli si suggerisce di introdurre variazioni di parole, gesti o movimenti di vario genere (saltelli, giravolte), pause inserite in punti strategici, accelerandi o rallentandi. In tal modo i bambini entrano spontaneamente in quella sequenza di ripetizioni e variazioni che permette loro di imparare a dominare il tempo e quindi di assimilare il linguaggio musicale, costituito appunto da suoni organizzati nel tempo.
Già nei repertori infantili sono presenti dei canti che utilizzano l’effetto provocato dall’eco: l’ultima parola o le ultime sillabe vengono ripetute ma generalmente con suoni diversi. Nel canto L’anatroccolo, per esempio, l’eco è sulle sillabe “occolo, occolo” e il suono del secondo “occolo” è più basso rispetto al primo, cioè la melodia scende. Così in altri canti quali Alla fiera di mastro André (“alamiré, alamiré”) o Nella vecchia fattoria (“ia ia oh”).
Quindi ripetizione e variazione: la parola si ripete, la melodia cambia. Quando più tardi, verso i 18-20 mesi, i bambini cominceranno a partecipare al canto, queste sillabe o parole ripetute diventeranno le prime a essere cantate.
Molti canti fanno riferimento a storie o a parti del corpo, movimenti e danze. Anche questi si prestano a introdurre delle variazioni basate sul piano e forte (la seconda volta si ripete molto piano) o sulla velocità e l’andamento: la strofa sulla lumaca è lenta, quella sul topolino è veloce e prima del cambiamento si rallenta. Tanti modi per ripetere con varietà.

Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 11.04.2018
Immagine in apertura bellapresentations / iStock / Getty Images Plus