Ecografia delle anche al neonato, quando farla?

In alcuni casi è necessario effettuare l’ecografia tempestivamente già nelle prime settimane di vita del piccolo, per capire se l’articolazione dell’anca è esposta al rischio di sviluppare un’anomalia detta “displasia congenita dell’anca”

Michele Torella , pediatra
neonato preparato da dottore per ecografia alle anche

L’ecografia delle anche in età neonatale è un esame rapido, non invasivo e assolutamente indolore che generalmente si fa nei primi mesi di vita del bambino. In alcuni casi specifici, tuttavia, deve essere effettuato subito, già nelle prime settimane. In questo articolo vedremo nel dettaglio quali sono le circostanze in cui è consigliato non aspettare e come funziona questa indagine.

Ecografia delle anche del neonato: cos’è e a cosa serve

Prima di spiegare nel dettaglio cos’è e a cosa serve l’ecografia delle anche del neonato, dobbiamo introdurre qualche semplice cenno di anatomia.
L’articolazione dell’anca (in gergo tecnico “articolazione coxo-femorale) è costituita da due parti che entrano in rapporto tra loro: una parte sferica, cioè la testa del femore, e una concava (l’acetabolo), che fa parte del bacino, accoglie la testa del femore e ne contiene gli ampi movimenti.

Nel neonato l’articolazione dell’anca è molto flessibile, in quanto ancora cartilaginea e anatomicamente immatura, e può succedere quindi che la cavità dell’acetabolo non sia perfettamente concava, bensì piatta, per cui la testa del femore non si inserisce bene al suo interno.
Questa situazione può determinare la displasia congenita dell’anca, una condizione che, se non viene tempestivamente riconosciuta e corretta, può determinare conseguenze irreversibili per la motilità dell’intera articolazione. Si tratta di una malformazione che si verifica, nel nostro Paese, in circa 1-3 neonati su 100, ed è nettamente più frequente nel sesso femminile (con un rapporto di 5:1 rispetto al sesso maschile).

Attraverso la tecnica degli ultrasuoni (non si utilizzano radiazioni), l’ecografia alle anche del neonato consente di individuare precocemente anomalie dell’articolazione coxo-femorale, studiando in modo molto approfondito e preciso le strutture anatomiche per capire se sono presenti fattori che possono comportare la displasia.
Prima di ricorrere all’esame, esistono alcune manovre cliniche che il pediatra mette in atto fin dalle prime visite per evidenziare eventuali malformazioni dell’articolazione dell’anca del neonato:

  1. Manovra di Ortolani. Serve a capire se l’anca esaminata è lussata, ovvero fuori dalla sua sede articolare.
  2. Manovra di Barlow. Si esegue successivamente alla manovra di Ortolani per verificare se è possibile riportare nuovamente la testa del femore fuori dalla posizione naturale. 
  3. Segno di Galeazzi. Si riferisce all’eventuale differenza nell’altezza tra le due ginocchia, osservabile quando il bambino è supino con le gambe piegate e i piedi poggiati sul lettino (può essere osservata anche semplicemente a casa dai genitori e poi eventualmente confermata dal pediatra). 

Quando fare l’ecografia alle anche?

Quando fare l’ecografia alle anche del neonato? Se non ci sono criticità, l’esame viene generalmente effettuato nel secondo o terzo mese, quando le strutture articolari del lattante sono ancora sufficientemente plastiche da permettere la correzione del difetto qualora si evidenziassero anomalie. Si attende questo periodo anche perché nel primo mese di vita si possono riscontrare delle anomalie alle anche del neonato che, in modo fisiologico, rientreranno entro il terzo mese.

L’ecografia va invece effettuata già nelle prime settimane di vita se il neonato presenta uno dei seguenti fattori di rischio:

  • Ortolani positivo, ovvero quando la manovra di Ortolani riscontra un possibile problema.
  • Familiarità. Uno o più parenti di primo grado (genitori o fratelli) che hanno avuto la displasia congenita dell’anca.
  • Presentazione podalica, ovvero quando il feto, posto in situazione longitudinale, si confronta con il canale del parto mediante l’estremità inferiore. Vale anche per quei neonati che, in utero, hanno mantenuto una posizione podalica a lungo (oltre il terzo trimestre di gravidanza) e poi al termine hanno cambiato posizione.
  • Prematurità, ovvero bambini che nascono prima delle 36 settimane di età gestazionale.
  • Gemellarità.

L’ecografia delle anche neonatale è obbligatoria? Non lo è, ma è fortemente raccomandata da tutti i pediatri, soprattutto se si presentano le criticità appena elencate.

Piuttosto, la domanda cruciale è: l’ecografia delle anche va effettuata a tutti i neonati oppure va riservata solo quelli che presentano fattori di rischio? La questione è ancora molto dibattuta in ambito scientifico, e in Italia si assiste a differenze territoriali. Alcune regioni effettuano un cosiddetto screening “selettivo”, ovvero riservano l’esame clinico da parte del pediatra a tutti i neonati e l’esame ecografico solo ai soggetti con fattori di rischio. Altre regioni invece propendono per uno screening “universale” e propongono l’esame a tutti i neonati, indipendentemente dai fattori di rischio.

Come si svolge l’ecografia alle anche neonatale?

Come già accennato, l’ecografia alle anche neonatale è di semplice esecuzione e utilizza la tecnica degli ultrasuoni (la stessa che si usa per monitorare la crescita del piccolo in gravidanza), non è invasiva, né dolorosa e non ha alcun tipo di controindicazioni o rischi per il piccolo.

Generalmente l’esame ha una durata di poche decine di minuti e si effettua ponendo il bambino nella cosiddetta “culla di Graf” (dal nome dell’ortopedico austriaco che la progettò), un dispositivo in gommapiuma che consente al piccolo di mantenere la posizione su un fianco ed esporre l’anca da esaminare. La sonda ecografica viene poggiata sulla cute del piccolo, mentre l’arto inferiore dello stesso lato viene mantenuto in posizione semi-estesa.
Anche la tecnica di studio dell’anca del neonato più comunemente utilizzata oggi prende il nome da Reinhard Graf. Consente di studiare nel dettaglio la morfologia di tutte le componenti articolari e, attraverso la misurazione dell’angolo che si crea fra la componente ossea e quella cartilaginea dell’acetabolo, fornisce una classificazione che consente di stabilire il rischio di displasia.

Il referto dell’esame, infatti, oltre a descrivere l’anatomia e la maturità dell’articolazione, fornirà anche un indice basato su una specifica classificazione che prevede quattro tipi e alcuni sottotipi.

  1. Anca di tipo I: Anca matura (normalità); Forma di transizione verso l’anca matura;
  2. Anca di tipo II: Nel bambino di età inferiore ai 3 mesi indica un ritardo di maturazione, mentre nel bambino di età superiore ai 3 mesi indica un ritardo di ossificazione; Anca critica;
  3. Anca di tipo III: Anca che sta per decentrare; Anca decentrata; Anca decentrata in misura netta;
  4. Anca di tipo IV (presenza di lussazione).

In conclusione, tenendo presente che la displasia congenita dell’anca è una condizione che può compromettere le modalità con cui il bambino potrà camminare una volta cresciuto, la diagnosi va effettuata quanto prima, al fine di mettere a punto un trattamento ortopedico adeguato che consenta di minimizzare le conseguenze della patologia. L’ecografia delle anche è il metodo di diagnosi più accurato per individuare situazioni anche minime di immaturità articolare e ridurre i rischi di una diagnosi tardiva. 

Bibliografia
Articolo pubblicato il 23/03/2022 e aggiornato il 29/04/2022
Immagine in apertura naumoid / iStock

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