Nascere in due: cosa significa crescere dei gemelli? | UPPA.it

Nascere in due: cosa significa crescere dei gemelli?

Nascere e crescere insieme, condividere l'aspetto fisico e, talvolta, gli stessi geni… la crescita di due figli gemelli ci fa interrogare sulle peculiarità di questo rapporto unico tra fratelli

Valentina Tomaselli,
psicoterapeuta dell'età evolutiva
Nascere in due: cosa significa crescere dei gemelli?

Gli studi scientifici degli ultimi vent’anni hanno rivoluzionato le conoscenze sulla vita prenatale, permettendoci di scoprire come il legame tra due gemelli prenda avvio già durante la gravidanza. Particolari forme di interazione, poi, continuano anche dopo la nascita. Una volta venuti alla luce, infatti, i gemelli sembrano mantenere lo stesso atteggiamento tenuto in grembo. Se, ad esempio, durante la gestazione uno dei due tendeva a “prendersi più spazio” e a mostrarsi vivace e più agitato del gemello – al contrario mite e tendente a coprire uno spazio ristretto in pancia –, questo tipo di temperamento sarà osservabile anche in seguito. Chi si muoveva di più e occupava più spazio tenderà ad avere un temperamento più estroverso e dominante rispetto al gemello che in pancia era meno interattivo, il quale continuerà ad avere un comportamento gregario e più timido.

Il linguaggio segreto dei gemelli

Anche lo sviluppo linguistico può andare incontro a una fase peculiare. Può accadere che i gemelli sviluppino una sorta di linguaggio tutto loro, incomprensibile agli estranei, con cui comunicare internamente. Questo tipo di linguaggio segreto è chiamato criptofasia: si crea un accordo di gesti e parole sconosciute che gli adulti devono aiutare a far superare. Il più delle volte tale linguaggio a due scompare da solo, per dare spazio al linguaggio condiviso con gli altri. Se ciò non accade, c’è il rischio che i bambini non attivino appieno il normale sviluppo linguistico e che l’acquisizione del linguaggio possa essere ritardata. Mamma e papà a volte si adattano e imparano il significato dei gesti peculiari dei bambini, rispondendo alle loro richieste fatte con parole inventate. In questi casi, il consiglio è di favorire l’emergere del linguaggio evitando di utilizzare a propria volta i neologismi dei bambini: la risposta dell’adulto avverrà nominado oggetti e azioni nella propria lingua.

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Un compromesso da trovare

Lo sviluppo dell’autonomia riguarda in generale il rapporto tra fratelli, ancor più se si tratta di gemelli. Il non essere figlio unico determina la necessità di interfacciarsi con più frequenza con attese per il proprio turno, con compromessi tra esigenze proprie e altrui, con la divisione dei compiti a casa e l’autonomia in semplici attività come vestirsi, lavarsi o fare colazione. Se si è gemelli, è facile che queste conquiste arrivino prima, anche per esigenze pratiche di gestione familiare, che richiedono un’organizzazione dei tempi e favoriscono di conseguenza l’acquisizione di autonomie.
Ecco alcune piccole accortezze a cui prestare attenzione: nel turno di attesa è meglio cambiare spesso l’ordine; se Vanessa è la prima a fare il bagnetto, e Alice la seconda, bisogna cercare di fare in modo che il giorno dopo l’ordine si inverta, così da non far percepire differenze di trattamento. È inoltre consigliato evitare i confronti: i gemelli sono nati insieme ma non sono uguali, e nessuno si deve aspettare che siano entrambi dei bravi giocatori di calcio, dei bravi suonatori di chitarra, e che entrambi abbiano ottimi voti a scuola.

Un’empatia particolare

Il rapporto tra gemelli è un comune rapporto fraterno. Tuttavia il condividere gli stessi spazi e tempi di crescita porta anche a una maggiore condivisione relazionale ed emotiva, che potenzia e solidifica il rapporto tra fratelli. La telepatia tra gemelli è una leggenda metropolitana, esiste però una profonda connessione che nasce nella pancia della mamma, e che si sviluppa grazie a quella predisposizione alla relazione di tutti gli esseri umani, la quale, nel caso dei gemelli, viene esercitata preferenzialmente con il fratello con cui si divide il tempo.

La ricerca della propria personalità

Vedere due figli gemelli come un tutt’uno è un errore più comune di quello che si pensa. Il fatto che avendo la stessa età abbiano anche le stesse esigenze non significa che siano la stessa cosa. I bisogni possono essere anche molto diversi. È frequente che la coppia di bambini possa essere chiamata, per comodità o per sintesi, “i gemelli”, ma proprio a partire da questa omissione del singolo nome si può sedimentare l’idea che si esista solo se si è insieme. Meglio dire «andiamo alla festa di Diana e Ottavio», piuttosto che «andiamo alla festa dei gemelli»; così come assegnare compiti diversi eliminando la chiamata “plurale”: non «ordinate la stanza», ma una richiesta a Roberta di mettere a posto le costruzioni e ad Angelo di riporre le matite nella scatola. Inoltre, è bene regalare a ogni bambino dei piccoli momenti da solo senza il fratello o la sorella gemella, organizzandosi tra mamma e papà per trascorrere del tempo solo con uno dei due. Nella scelta di inserire o meno i fratelli nella stessa classe è necessario valutare il singolo caso. Ma in generale, bisogna favorire fin dall’inizio in ciascuno dei due bambini lo sviluppo di una propria individualità, di propri personali interessi o di proprie amicizie, accompagnandoli con serenità verso un solido e complice rapporto fraterno.

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Pubblicato il 18.04.2018
Immagine in apertura oksun70 / iStock / Getty Images Plus