Perché l’impugnatura della penna è così importante?

L’impugnatura della penna, spesso percepita come un elemento secondario che ognuno imposta in libertà, è in realtà determinante per consentire un corretto sviluppo della lettura e della scrittura ed è per questo motivo che bisogna dedicarle la massima attenzione

Elena Ravazzolo, pedagogista
Bambino a scuola utilizza una penna

C’è un traguardo da raggiungere, tra i 4 anni e mezzo e i 6 anni di età, che consente al bambino di avere una maggiore concentrazione nell’apprendimento e una scrittura leggera e fluida: stiamo parlando dell’impugnatura della penna. Infatti, a 4 anni e mezzo un bambino dovrebbe tenere la penna nel modo corretto opponendo indice e pollice – che guidano la penna – mentre il dito medio la sostiene in quella che viene chiamata “presa a pinza”. La presa è a due centimetri dalla punta della penna, che si appoggia sulla prima falange del dito indice, o appena dopo. Anche la postura è determinante: il bambino dovrebbe essere seduto comodamente con il busto eretto e leggermente inclinato in avanti, con le spalle rilassate e i gomiti sul tavolo; i suoi piedi dovrebbero essere ben appoggiati al pavimento, la mano che non scrive posata aperta sul foglio, sotto la mano che scrive.

E se l’impugnatura è sbagliata?

Francesca ha 9 anni ed è in quarta elementare. Quando prende in mano la penna la chiude dentro un pugno saldissimo. Il suo braccio si contrae e si muove solo la spalla. Per accompagnare la penna, piega il busto sul banco e tiene la testa di lato coprendo parte del foglio con i capelli. Purtroppo, gli errori di ortografia sono tantissimi, e quando deve scrivere un testo perde il filo del racconto perché è troppo concentrata sulle parole da scrivere. Viene spesso ripresa per la quantità di errori presenti nei suoi scritti, tutti le dicono di impugnare bene la penna e di stare dritta.

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Cambiare l’impugnatura della penna a 9 anni non è impossibile ma è abbastanza difficile e richiede un gran lavoro che Francesca non vorrebbe iniziare; tuttavia, grazie al percorso intrapreso, ce la sta facendo con grande soddisfazione. 

Da dove partire?

La corretta impugnatura della penna è un risultato che dipende da molte variabili, alcune delle quali sembrano avere poco a che fare con la scrittura, come il movimento e la padronanza dello spazio. Fondamentali risultano essere la coordinazione oculo-manuale, l’allenamento della muscolatura fine delle mani e la mobilità del polso. Si inizia a pochi mesi consentendo al bambino di afferrare ed esplorare le cose che lo incuriosiscono. Con pollice e indice, in modo molto naturale, il bambino tenta di “pinzare” tutte le piccole cose che incontra, quindi vale la pena, sotto attento controllo dell’adulto, mettere a sua disposizione piccoli oggetti da afferrare con le dita.

Poi, si continua permettendogli di esplorare il mondo: quando inizia a gattonare, il bambino andrebbe lasciato libero di muoversi in libertà, posizionando nello spazio gli oggetti che lo incuriosiscono; quando inizia a camminare, sarebbe opportuno permettergli di sondare tutti i terreni, all’aperto, in modo che cominci a muoversi tenendo conto dell’irregolarità dell’ambiente, sviluppando la coordinazione del corpo in uno spazio non regolare. Tutto ciò, oltre che favorire la coordinazione corporea, consente lo sviluppo della vista: il bambino allena lo sguardo alla distanza e alla profondità e inizia a misurare lo spazio in relazione a sé stesso. Gli sarà più semplice, quando andrà a scuola, gestire lo spazio del foglio sul quale dovrà lavorare e copiare dalla lavagna.

Mani sempre più abili 

Ne Il segreto dell’infanzia, Maria Montessori afferma: «La mano è quell’organo fine e complicato nella sua struttura, che permette all’intelligenza non solo di manifestarsi, ma di entrare in rapporti speciali con l’ambiente: l’uomo prende possesso dell’ambiente con la sua mano e lo trasforma sulla guida dell’intelligenza, compiendo così la sua missione nel gran quadro dell’universo».

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Annalisa Perino, formatrice montessoriana e autrice di UPPA, scrive: «Perché le mani diventino abili nel rispondere ai comandi hanno bisogno di esercizio. Un bimbo che sposta sassi da un contenitore all’altro sta eseguendo un travaso, e questo rappresenta un buon allenamento alla concentrazione, alla coordinazione oculo-manuale, al perfezionamento della manualità fine…».

Tra i 18 e i 36 mesi le mani del bambino dovrebbero poter lavorare, oltre che con i travasi, anche con allacciature, bottoni e nastri. Successivamente si può introdurre l’ago e il filo. La penna, questo strumento magico che permette ai pensieri di fermarsi sulla carta, è un oggetto che i bambini dovrebbero iniziare a usare solo in un secondo momento, dai 2 anni e mezzo; nel periodo precedente, che è puramente indicativo, dovrebbero poter sperimentare i colori a dita e i triangoli di cera.

Colori a dita e triangoli di cera

I colori a dita attirano immensamente i bambini. Si intinge un dito (di solito l’indice) e poi ci si sposta sul foglio per lasciare un segno. In questo lavoro si esercitano la concentrazione e la coordinazione oculo-manuale, si affina la gestione dello spazio e dei materiali e si sviluppa la manualità fine compiendo una serie di movimenti volti alla scoperta del potenziale delle mani. Se all’inizio il bambino è timido mentre intinge l’indice e prova il suo primo tratto, piano piano si ritroverà con le mani piene di colore. Il consiglio è di delimitare lo spazio di lavoro e predisporre tutti gli strumenti per effettuare le pulizie assieme a lui, così da mantenere la zona di lavoro sempre in condizioni ottimali.

Quando il bambino avrà esaurito la sua curiosità verso i colori a dita, andrebbero introdotti i triangoli di cera, uno strumento meraviglioso che permette una sola presa tra pollice e indice, formando una piccola pinza grazie alla quale si pongono le basi della corretta impugnatura. Il bambino prende tra le dita questi triangolini colorati e sperimenta il tratto sul foglio, scoprendo che esso cambia a seconda della pressione che esercita con le dita o con tutta la mano.

Verso una corretta impugnatura

Contemporaneamente a queste attività legate alla scrittura in modo diretto, è necessario proporre al bambino attività “pericolose” come l’uso del coltello e della forbice, della grattugia e dello schiaccianoci, in modo da esercitare tutta la muscolatura delle mani, la mobilità e il controllo del polso e delle braccia, oltre a sviluppare la concentrazione, l’autonomia e la prudenza.
Dopo aver usato a lungo i triangoli di cera come unico mezzo per scrivere, si possono introdurre i pastelli a cera mostrando, finalmente, la corretta impugnatura dello strumento grafico: tra pollice e indice con il dito medio che lo sostiene.

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Immagine per l'autore: Elena Ravazzolo
Elena Ravazzolo

pedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita nell’educazione allo studio di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione ambientale ed extrascolastica e lavora come formatrice per genitori nella provincia di Padova. Dal 2018 scrive per UPPA.

Articolo pubblicato il 20/05/2020 e aggiornato il 20/05/2020
Immagine in apertura Halfpoint / iStock

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