Dislessia: l’importanza del lavoro di prevenzione

La conoscenza dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento è ancora scarsa negli ambienti scolastici. Ma è importante sapere che la prevenzione dei DSA è fondamentale

Giovanni Sapucci, direttore del CEIS
Bambina alla lavagna

Al contrario di quanto possa far pensare il fatto che i termini “dislessia” e “disgrafia” vengano utilizzati sempre più spesso dai mass media, la conoscenza dei Disturbi Specifici di Apprendimento (che comprendono oltre alla dislessia e alla disgrafia anche la disortografia e la discalculia) è poco diffusa nel mondo della scuola e spesso i bambini con tali difficoltà vengono catalogati come bambini con problemi emotivi o scarsamente impegnati nell’attività scolastica.

Difficoltà specifica e deficit funzionale

In realtà se un bambino, dopo un congruo tempo di istruzione, ha difficoltà a leggere e a scrivere, ciò deve essere interpretato non come una difficoltà emotiva e come uno scarso impegno, ma piuttosto come segno della presenza di una difficoltà specifica e di un deficit funzionale che riguarda alcuni processi, alcune abilità e non tutti gli ambiti del funzionamento cognitivo: la dislessia evolutiva si manifesta quando un bambino, esposto a un normale iter scolastico, non sviluppa, o sviluppa in maniera molto incompleta o con grandi difficoltà, la capacità di identificare in modo automatico la parola scritta; la disgrafia si manifesta quando, dopo un congruo tempo di istruzione, non apprende o apprende in maniera incompleta la capacità di scrivere correttamente in modo automatico.

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Questi disturbi si distinguono dalle difficoltà generiche di apprendimento (nella scrittura, lettura, calcolo) in quanto queste presentano un quadro minore di gravità ed hanno un carattere transitorio; possono cioè scomparire assai rapidamente nell’ambito delle normali attività di classe, purché l’insegnante sappia non enfatizzare le difficoltà e sappia utilizzare semplici accorgimenti  didattici in termini di differenziazione dei compiti e di individualizzazione degli interventi.
Questa distinzione è oggi quanto mai opportuna di fronte a frequenti e ingiustificati allarmismi dovuti all’effetto di frettolose volgarizzazioni presentate da libri, riviste, trasmissioni televisive.

Impariamo a distinguere

Le difficoltà generiche non sono imputabili a disturbi specifici, ma ad una esperienza insufficiente, sia sul piano qualitativo sia su quello quantitativo. Tali difficoltà sono spesso l’effetto di esercitazioni mancate o limitate da imputare a: carenza di stimolazioni ambientali o errori pedagogici che spesso si esprimono con richieste anticipate di alcune prestazioni.
Nel caso invece dei Disturbi Specifici di Apprendimento, la mancata conoscenza dei deficit funzionali che li provocano, l’incapacità di coglierne il loro primo manifestarsi fa sì che la scuola stessa non aiuti e, inconsapevolmente, renda più difficile il percorso di apprendimento del bambino, addirittura aggiungendo ulteriori ostacoli a quelli che ci sono già e costringendo il bambino a ricercare soluzioni personali che spesso diventano vere e proprie soluzioni controproducenti, più difficili da superare della stessa difficoltà originaria.

Tutti i disturbi specifici di apprendimento possono essere contrastati e i loro effetti funzionali essere ridotti, anche in misura considerevole.
Ciò che è importante è il lavoro di prevenzione e identificazione rapida del problema, un lavoro che può già essere fatto nella scuola dell’infanzia, facendo un lavoro di osservazione sull’evoluzione del linguaggio, delle relazioni sociali e dello sviluppo motorio del bambino. In modo più dettagliato è importante che già nella scuola dell’infanzia si possa valutare l’evoluzione di ciascun bambino nei seguenti ambiti: aspetti comportamentali, motricità, comprensione linguistica, espressione orale; meta cognizione (modi per ricordare meglio le cose, consapevolezza di avere capito; persistenza nel compito anche di fronte a fattori di disturbo, ecc.) altre abilità cognitive (memoria, orientamento spazio-temporale); pre-alfabetizzazione  (discriminazione parole, ripetizione di parole ascoltate, distinzione dei suoni che compongono le parole, corrispondenza fra parole scritte e parole ascoltate, ecc.); pre matematica (comprensione che le quantità corrispondono a numeri, confrontare numerosità diverse,  ragionamenti su aggiungere e togliere, ecc.). Perché tutto questo sia possibile è necessario che gli insegnanti delle scuole dell’infanzia, meglio se con il supporto di esperti, siano messi in grado di effettuare osservazioni analitiche su tutti gli alunni.

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Solitamente nella scuola si procede  a osservazioni di carattere globale, con l’attenzione prevalentemente o esclusivamente rivolta alle insufficienze macroscopiche. Questo è un errore poiché vengono inevitabilmente tralasciate le difficoltà apparentemente meno evidenti, come quelle che poi in tempi successivi (nella scuola primaria) si riveleranno come veri e propri disturbi specifici di apprendimento.

Anche i dislessici sono nati per leggere

La lettura è un piacere irrinunciabile, ma a volte, per i bambini o i ragazzi che hanno problemi di dislessia può diventare un tormento. Per nostra fortuna, anche l’editoria italiana negli ultimi anni ha arricchito notevolmente la sua offerta e con piacere abbiamo visto fiorire innumerevoli progetti editoriali, differenziati per età, gusti e cultura, insomma ce n’è veramente per tutti, c’è solo da sperare che se ne accorgano presto coloro a cui viene affidata l’educazione letteraria dei nostri bambini e che decidano di approfittare di questo bellissimo e magico strumento di lavoro.
Sono tante le piccole case editrici che stampano libri di qualità, curati in ogni aspetto, dalla grafica all’illustrazione. La piccola casa editrice romana Biancao e nero pubblica una collana di classici riadattati: libri per tutti, ma in particolare per chi ha difficoltà di lettura, per bambini dislessici o bambini stranieri che si avvicinano alla lingua italiana.

Questi libri sono caratterizzati da strutture sintattiche semplici, l’uso di un carattere chiaro e con le lettere speculari differenziate, capitoli brevi, paragrafi spaziati e lunghezza irregolare della riga per tenere il ritmo della narrazione.

Bibliografia

  • Giacomo Stella, La dislessia,  Il Mulino 2000;
  • Marilena Meloni (a cura di), Dislessia. Lavoro fonologico tra scuola dell’infanzia e scuola primaria, Libri Liberi 2006;
  • Mario Brottini, Le difficoltà di apprendimento, Edizioni Del Cerro 2000;
  • AA. VV. (a cura dell’Associazione Italiana Dislessia), La dislessia raccontata agli insegnanti, Voll.1, 2, Libri Liberi 2003.
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Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 15/10/2020

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