Come dormono i bambini nel mondo?

Il sonno dei bambini ha caratteristiche sia culturali sia biologiche. Vediamo come funziona in giro per il mondo

Mamma e bambino che dormono a contatto

Quasi tutti i bambini del mondo condividono la stanza o il letto con i propri genitori. Nel continente africano abitano molti popoli con differenti tradizioni culturali, ma le pratiche di allevamento dei figli sono molto simili.

Un modello ad alto contatto fisico

Il modello di allevamento seguito, più o meno da tutti, è quello che ha caratterizzato l’intera storia dell’uomo e che era presente fino a un centinaio di anni fa anche da noi. Si tratta di un modello ad alto contatto fisico che caratterizza i primi 3 anni di vita del bambino: allattamento prolungato, trasporto del bambino sulla schiena, massaggio, co-sleeping.

I bambini Bambara del Mali, un paese dell’Africa occidentale, passano l’80% del loro sonno sul corpo della madre o di un’altra persona e solo il 20% in posizione sdraiata; inoltre, non dormono mai da soli ma sempre in compagnia di un’altra persona. Passando dall’Africa rovente al Circolo Polare Artico troviamo gli stessi usi, infatti il modo di fare la mamma ad alto contatto è tipico anche degli Eschimesi, che usano l’amauti, uno zainetto di pelle col quale portano sulle spalle i figli per i primi 3-4 anni di vita.

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Sulle sponde del Mediterraneo sono stati studiati gli usi delle popolazioni dell’Egitto e si è visto che il sonno solitario è limitato agli adolescenti e ai giovani adulti, e soltanto il 4% dei bambini dorme da solo. Anche i popoli orientali hanno l’abitudine di dormire con i loro figli. In Corea il co-sleeping interessa l’88% dei bambini. In Giappone tutti i membri della famiglia dormono sul futon, un materasso messo sul pavimento della stanza da letto e riavvolto la mattina; i bambini giapponesi dormono abitualmente in stretto contatto fisico con i genitori e vengono accompagnati nell’addormentamento dalle madri che si mettono al loro fianco, per poi rialzarsi e riprendere le loro occupazioni.

Come dimostra anche l’esempio giapponese, l’abitudine di dormire insieme non è caratteristica esclusiva di civiltà rurali non industrializzate. Nelle famiglie inglesi, invece, è stato osservato che nel 50% dei casi i genitori dormono con i propri figli qualche volta alla settimana: questa abitudine è diffusa senza distinzione in tutte le classi sociali.

La “pennichella”

I bambini egiziani vanno a letto tardi perché condividono la vita sociale della famiglia, ma fanno un lungo pisolino pomeridiano. Questa abitudine della siesta e del tirare tardi la sera non è una caratteristica solo egiziana, ma di tutti i popoli che abitano paesi caldi. Le condizioni climatiche impongono infatti un’interruzione delle attività sociali e lavorative a metà giornata, attività che vengono riprese soltanto nella seconda metà del pomeriggio e nelle ore serali.

La siesta è diffusa presso i paesi che si trovano sulle rive del Mediterraneo, tra i cinesi e giapponesi, in India, in Vietnam, Bangladesh e in molti paesi dell’America Latina tra cui il Messico. Anche in Italia, specialmente nell’Italia meridionale, è diffuso l’uso della siesta: le famiglie, specialmente d’estate, cenano e vanno a letto tardi e lo stesso fanno anche i bambini. Le prime ore calde del pomeriggio vengono chiamate con termine dialettale “controra”. Durante la controra ogni attività è sospesa e spesso si fa un pisolino.

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Annamaria Moschetti

medico pediatra dell’ISDE (Associazione Medici per l'Ambiente), presidente della Commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici di Taranto e responsabile dell’associazione Culturale Pediatri di Puglia e Basilicata per le malattie dei bambini legate all’inquinamento.

Articolo pubblicato il 01/02/2016 e aggiornato il 10/12/2019

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