Educazione sessuale in casa e a scuola

I bambini cominciano a scoprire la loro sessualità e a interrogarsi su questo aspetto della vita fin da piccoli. I genitori e gli insegnanti devono quindi essere preparati ad accompagnarli, rispondendo in maniera adeguata alle domande che sorgeranno

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta
Bambini si baciano

A chi spetta il compito di fornire una corretta educazione sessuale e sentimentale ai bambini? Ai genitori, è la risposta più frequente. Anche gli insegnanti però non possono esimersi dal rispondere alle domande dei loro alunni e dall’affrontare determinati argomenti.

Le curiosità dei bambini sul corpo umano e le sue diverse funzioni, compresa quella sessuale, iniziano presto: i primi segni si vedono già al nido. Inoltre i bambini di oggi sono circondati da immagini erotiche, che compaiono ovunque: nei film e nei trailer, nelle pubblicità, negli show televisivi, in metropolitana e sui cartelloni stradali. Dovremmo allora chiederci se è bene che siano quelle immagini a “educare” i nostri figli o se sia invece responsabilità degli adulti fornire spiegazioni e valutazioni che li aiutino a orientarsi in un campo così sfaccettato e complesso. La risposta è ovvia, ma è un compito educativo per cui bisogna essere preparati, e il discorso vale sia per i genitori sia per gli insegnanti.

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La sessualità dei bambini

Che cosa vuol dire, in pratica, essere preparati? Vuol dire che non si può improvvisare. È importante in primo luogo conoscere i tempi della maturazione sessuale: sapere, per esempio, che anche i bambini hanno una loro sessualità, sia pure diversa e immatura rispetto a quella degli adolescenti e degli adulti. Nel corso del primo anno di vita si possono osservare in entrambi i sessi, a volte e per alcuni secondi, movimenti del bacino, tensioni muscolari e conseguente rilassamento. Tra 0 e 4 anni l’erezione spontanea del pene (nei maschietti) e della clitoride (nelle femminucce) può produrre sensazioni fugaci, e altrettanto fugace può essere il piacere che il piccolo avverte quando, esplorando il proprio corpo, arriva a toccarsi i genitali. Sono però sensazioni che si confondono con altre stimolazioni piacevoli in diverse parti del corpo, per esempio quelle del solletico, di un massaggio, oppure del toccarsi o accarezzarsi vicendevolmente. È il motivo per cui in riferimento a questo periodo della vita si preferisce parlare di “sensualità” più che di vera e propria sessualità: le sensazioni erotiche sono infatti a uno stadio embrionale, non ancora risvegliate – come accadrà nella pubertà – dagli ormoni sessuali, essenziali per innescare le fasi mature della libido.

Giochi sessuali

Il piacere sessuale è presente, invece, nella masturbazione e in alcuni giochi dei più grandicelli. La masturbazione è un comportamento normale, anche se non tutti i bambini la praticano. Anche i giochi sessuali che fanno alcuni bambini a partire dai 3-4 anni rientrano nella normalità. Giochi come “papà e mamma” o “il dottore” possono avere o non avere una componente erotica: a volte a ispirarli è più la curiosità che la ricerca delle sensazioni fisiche. Questi giochi sono anche un modo per rassicurarsi del fatto che nelle differenze anatomiche tra maschi e femmine non c’è nulla di sbagliato o di anormale.

La scoperta delle differenze

Intorno ai 3 anni i bambini si accorgono che essere maschio o femmina comporta delle differenze a cui prima non pensavano: è una scoperta importante, da cui emergeranno via via domande sempre più specifiche. Perché i maschi e le femmine sono diversi? Perché lui ha il pisellino e io la patatina? Come fa la mamma a fare pipì? I maschi possono avere un bambino nella pancia? Intorno alla stessa età ci si comincia a interrogare anche sulla nascita: da dove vengono i neonati? Dov’ero io prima di nascere? Perché quella signora ha la pancia così grossa? Da dove uscirà la sorellina?

In questa fase, piena di stupore e di continue scoperte, i bambini non hanno problemi a mostrare i propri organi genitali e con la stessa naturalezza vorrebbero guardare quelli degli altri, per cui è lecito spiegare loro che non tutti desiderano mostrarsi nudi.

Cosa dire e quando

È importante trovare il modo giusto di affrontare le tematiche che coinvolgono i bambini sul piano emotivo, usando delicatezza e sensibilità, e ricorrendo a linguaggi diversi a seconda delle età. Nei primi quattro anni di vita le informazioni che i bambini possono recepire riguardano i nomi delle diverse parti del corpo (sempre secondo il loro linguaggio), le norme igieniche fondamentali, la differenza tra maschi e femmine, dove si trovano i bambini prima di nascere. A partire da queste informazioni, i piccoli saranno in grado di sviluppare una serie di sane attitudini: il rispetto per gli altri e per le differenze, un’immagine positiva del proprio corpo e l’apprezzamento per le sue funzioni, la consapevolezza che le emozioni possono esprimersi in maniera diversa.

Tra i 4 e i 6 anni le informazioni che i bambini possono acquisire saranno più articolate: le funzioni delle diverse parti del corpo, la differenza dei corpi in base al sesso, i meccanismi principali della gravidanza e della nascita, gli elementi base della riproduzione, i vari tipi di relazioni familiari (genitori, figli, fratelli, cugini, nonni), il fatto che non tutti i comportamenti sono accettabili e non tutti gli adulti sono amichevoli. E, per quanto riguarda le attitudini, rinforzeranno l’immagine positiva di sé e del proprio corpo e il rispetto per le differenze e per l’altro sesso, svilupperanno il senso del pudore e capiranno che il proprio corpo non è a disposizione altrui, ma soltanto loro e di nessun altro.

Domande e risposte

Ecco un piccolo esempio di dialogo tra genitori e figli, con due domande piuttosto comuni e le relative risposte che potremmo dare.

D. (bambina di 4 anni): «Mamma, da grande sposerò papà?».

R.: «Papà è già sposato con me, quando sarai grande avrà molti anni più di te, e tu conoscerai altri uomini e troverai certamente qualcuno che ti piace».

D. (bambino di 6 anni): «Chi sono i pedofili?».

R.: «Sono persone a cui piacciono i bambini, ma in modo particolare… Cercano di toccare il pisellino dei bambini o la patatina delle bambine».

D.: «E perché lo fanno?».

R.: «Per motivi che stanno nella loro testa. Ma la loro testa non funziona come quella della maggior parte degli adulti, che invece vogliono bene ai bambini, li proteggono e non danno loro fastidio».

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Articolo pubblicato il 30/12/2020 e aggiornato il 30/12/2020
Immagine in apertura LeManna / iStock

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