Educazione

Guida all’uso della tecnologia: da 6 a 12 anni

di Daniele Novara - Pedagogista, Piacenza

L’utilizzo delle nuove tecnologie come tablet e smartphone, e in generale dei social network e di internet, deve essere regolamentato da chi si occupa di infanzia tenendo presenti i risultati degli studi che sono stati fatti in questo campo negli ultimi anni. Ci sono false convinzioni su questo tema, proprio per questo è importante un’informazione organica e accurata come quella che abbiamo pubblicato sul numero 1/2015 di UPPA che potete scaricare da qui:

Abbiamo già parlato del rapporto tra bambini piccoli (0 a 6 anni) e nuove tecnologie in questo articolo, mentre per quanto riguarda i preadolescenti, trovate le informazioni dettagliate qui. In questo articolo ci concentriamo invece sulla fascia di età tra i 6 e i 12 anni di età.

Da 6 a 9 anni: alla scoperta del mondo

A questo punto occorre cominciare a dare qualche spiegazione semplice ed essenziale su come utilizzare i videogiochi, la TV, il digitale nei suoi accessi alla musica, ai video, alle foto. Occorre mettere regole precise, dare al bambino gli strumenti per cominciare a proteggersi da solo evitando però di cadere nell’eccessivo discussionismo. Niente Internet, niente TV in camera. E il telefonino? Si tratta di una tecnologia sviluppata per la comunicazione a distanza: tenendo conto che i bambini italiani sono i più iperprotetti d’Europa, con un tasso di autonomia nel percorso scuola-casa soltanto dell’8%, risulta abbastanza incomprensibile la necessità di dotarli di un telefonino: non esiste una necessità specifica per questo.

Cerchiamo di conoscere gli interessi e i gusti dei nostri figli e di accompagnarli alla scoperta della creatività e delle potenzialità che la tecnologia potrebbe offrire: insegniamo loro a fare le foto ma anche il rispetto della propria e altrui immagine.

È in questa fase poi che si sviluppa un corretto approccio allo studio scolastico: una delle questioni importanti sul piatto in questo momento riguarda l’enorme quantità di input tecnologico che si sta abbattendo sui nostri bambini e ragazzi. Qualche sedicente esperto crede di risolvere la questione utilizzando l’argomento del multitasking che, più che offrire degli effettivi riscontri scientifici, appare piuttosto un’ipotesi creata ad hoc.

Da 9 a 12 anni: lo sviluppo delle capacità relazionali

Fino a 9 anni niente internet. Perché i 9 anni? È quella l’età in cui si smette di credere a Babbo Natale, in cui i bambini escono dal pensiero magico, e le loro capacità mentali cominciano a costruirsi in un senso più razionale ed elaborato. Ora possono, gradualmente, interagire con il mondo anche attraverso gli strumenti digitali. Nell’età preadolescenziale e adolescenziale inizia un periodo della vita nel quale i ragazzi vogliono allontanarsi dalla famiglia per costruire qualcosa di loro, hanno bisogno del loro spazio.

Vi chiederanno il telefonino, si confronteranno maggiormente con i coetanei in merito alle possibilità e agli strumenti tecnologici a disposizione. Da questo punto di vista il cellulare segna il passaggio a un’età di maggiore autonomia, cominciano le prime richieste: mangiare la pizza con gli amici, andare da una parte all’altra senza essere accompagnati, e il telefono è ciò che offre oggi la nostra società a garanzia di un minimo di protezione. In questo senso non c’è assolutamente bisogno di avere un dispositivo smartphone.

Restano poi alcune regole: il tempo da dedicare ai videoschermi; internet solo in casa; il pc in una zona della casa accessibile a chiunque; l’inserimento di password e filtri di controllo parentale. Questa è una fase in cui deve subentrare un maggior intervento paterno nella definizione e anche, man mano, nella contrattazione delle regole educative. È al padre che tocca il compito di gestire la fase di allontanamento dall’ambito famigliare, alla scoperta del mondo e delle relazioni con i coetanei.

Occorre molta attenzione, poche discussioni inutili e mortificanti, l’individuazione di regole sociali che coinvolgano tutta la famiglia: niente cellulare a tavola, il rispetto dell’interlocutore, l’attenzione all’utilizzo e alla condivisione di immagini e video sui social.

Daniele Novara

Pedagogista, Piacenza

Pedagogista, nato a Piacenza nel 1957, ha fondato e dirige il CPP (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti). È docente del Master in Formazione Interculturale presso l’Università Cattolica di Milano. È responsabile scientifico della Scuola Genitori. Ogni mercoledì sera gioca a calcetto con gli amici, ama le trattorie, il buon vino e cantare in compagnia. Appassionato di arte e film appena ha un momento libero si intrufola in una mostra o al cinema. È autore di numerosi libri, fra gli ultimi: Litigare con metodo. Gestire i litigi dei bambini a scuola, con C. Di Chio (Erickson, 2013); Litigare fa bene. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti per crescerli più sicuri e felici (BUR Rizzoli, 2014); Urlare non serve a nulla. Gestire i conflitti con i figli per farsi ascoltare e guidarli nella crescita (BUR Rizzoli, 2014); È meglio dirsele. Saper litigare per una vita di coppia felice (BUR Rizzoli)  in uscita a settembre 2015.