Imparare giocando tra 0 e 18 mesi

Il piacere per il gioco è presente fin dalle prime settimane di vita e va di pari passo con lo sviluppo psicofisico. Osservare i cambiamenti che avvengono in questo ambito è un’esperienza entusiasmante per l’adulto che si prende cura del bambino

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta
Bambino gattona

Durante tutta l’infanzia, il piacere per il gioco e l’apprendimento sono strettamente intrecciati. Come uno “scienziato in erba”, il bambino è incuriosito dal mondo che lo circonda: lo esplora e prova soddisfazione mentre ne apprende le caratteristiche, i risvolti, i rapporti di causa-effetto. Vediamo passo dopo passo quali sono queste “scoperte”.

Iniziamo a giocare

Il primo compagno di gioco di un neonato è la mamma: già a sei settimane dalla nascita del piccolo, il loro scambio vivace comprende il reciproco guardarsi, ascoltarsi, le vocalizzazioni e il movimento fisico. A 10 settimane di vita il bimbo può afferrare una sbarra e far convergere i propri occhi su una palla colorata, anche se non può ancora coordinare occhi e mani. A 12 settimane, in posizione prona, con il capo alzato e appoggiandosi sugli avambracci, eccolo grattare il tappeto su cui è sdraiato e osservare con grande interesse i movimenti delle sue dita e il rumore da esse provocato. Al tempo stesso, entra in contatto con le caratteristiche dello spazio fisico che lo circonda e inizia a costruirsi una mappa del territorio. Se gli viene dato un giocattolo maneggevole, ad esempio un sonaglio o un cucchiaio di legno, può stringerlo e avvicinarlo al viso, talvolta colpendosi. Ha ancora difficoltà a controllare la testa, il collo e i muscoli degli occhi, riesce però ad avere una presa “statica”.

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I primi mesi

Intorno alle 18-20 settimane di vita il bambino può raggiungere e afferrare un sonaglio, scuoterlo per udirne il rumore e osservarlo in modo attento e con sguardi prolungati. Non riesce ancora a posarlo in modo preciso, ma può tenerlo per un po’ tra le mani e poi lasciarlo cadere. A 6 mesi i progressi nel controllo neuromuscolare gli consentono di allungare la mano e mantenere la presa di qualsiasi oggetto alla portata delle sue braccia, e poiché nel frattempo ha anche scoperto di possedere dei piedi, ci gioca spesso, usandoli anche come appendici prensili ausiliarie (per afferrare qualche oggetto). Verso i 7 mesi incomincia ad apprezzare il vantaggio di possedere due mani, il che gli consente di passare un oggetto da una mano all’altra con notevole soddisfazione.

Tra i 9 e gli 11 mesi

Tra i 9 e gli 11 mesi il bambino diventa consapevole della “permanenza degli oggetti”. Può ad esempio sollevare un cuscino alla ricerca di un oggetto che è stato in precedenza nascosto a metà (lasciando cioè una parte visibile) sotto i suoi occhi, e da lì a 2-3 settimane farà la stessa cosa alla ricerca di un giocattolo completamente nascosto.

In strada si sporge sul lato della carrozzina per seguire con lo sguardo un oggetto che cade o rimbalza. Comincia a lanciare i giocattoli sia per il piacere dell’azione motoria sia per la curiosità di vedere e udire la sequenza degli eventi che si verificano quando gli oggetti cadono, rotolano, rimbalzano, si fermano o si rompono. Gode nel provocare dei rumori e, contemporaneamente, delle sensazioni tattili che prova quando batte e fa scorrere su superfici dure e lisce oggetti solidi come cubi, campanelli o utensili domestici.

A questa età, inoltre, guarda accuratamente un oggetto nuovo prima di afferrarlo, come se volesse valutarne la qualità. A tal proposito, è bene ricordare che il piccolo preferisce concentrarsi su un solo oggetto alla volta, manipolandolo con cura; evitiamo quindi di presentargli vari oggetti contemporaneamente, con il risultato di confonderlo e di privarlo del piacere di esplorare secondo i suoi tempi.

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Di lì a poco, per imitazione o a seguito di una scoperta personale, può, per divertirsi e per ampliare le sue conoscenze, accostare due oggetti o batterli insieme (per esempio due cucchiai di legno). Occorre notare che su questo aspetto le femmine appaiono più precoci dei maschi che, d’altra parte, in questo periodo della crescita possono manifestare iniziative locomotorie più energiche di quelle delle bambine.

Tra i 12 e i 18 mesi

Tutti i bambini, quando cominciano a muoversi carponi, esplorano l’ambiente domestico e ricercano la vicinanza di qualcuno con cui giocare, per scambiare oggetti, accostarli, lanciarli.

Intorno ai 12-15 mesi il piccolo è molto interessato al rapporto tra contenitore e contenuto. Lo vedremo quindi impegnato a togliere e mettere cose nel cestino della carta, ma anche in una tazza, in un borsone. Spinto dalla curiosità, guarda dentro le scatole, gli armadi, i cassetti per trovare, manipolare, annusare e sentire il sapore degli oggetti che poi mostra trionfante a chi gli è accanto. Inoltre, tra i 12 e i 18 mesi ama sperimentare la sincronizzazione tra rumore e atto di colpire, e strappa la carta per godere delle simultanee sensazioni tattili, uditive e visive che ottiene mediante questa attività.

Quando inizia a camminare, poi, gli piace trascinare con una corda degli oggetti ma anche spingerne o tirarne altri forniti di ruote in una precisa direzione; usa i vagoni del suo trenino per trasportare una grande quantità di oggetti da un posto all’altro, aumentando deliberatamente il peso e la complessità dei carichi nonché il loro volume, e prova interesse per i giocattoli tipici della sua età ma anche (molto) per gli oggetti di uso quotidiano come pentole, borse per la spesa, spazzole, secchi, attrezzi da giardino e così via.

Per quanto riguarda la comunicazione, in questa fase il bambino è in grado di esprimere le sue necessità e i suoi sentimenti attraverso un miscuglio di ampi gesti espressivi, di alte vocalizzazioni e un repertorio in continuo ampliamento di parole singole. Mostra poi un interesse e un piacere crescente nel pronunciare il nome delle persone che conosce e anche degli oggetti che vede in fotografia.

Egoismo? No, egocentrismo

Fin dai primi mesi di vita il bambino comprende che le attenzioni che riceve dagli adulti sono mosse da intenzioni e che la stessa cosa non avviene nel caso degli oggetti. Di conseguenza gli altri bimbi piccoli, che non sono ancora guidati da intenzioni e dunque non ne mostrano nei suoi confronti, vengono spesso trattati più come oggetti che come persone. Ciò non è indicatore di egoismo ma di un “egocentrismo” tipico di questa età, atteggiamento che consente al bambino di vedere alcuni aspetti del mondo ma non altri.

In generale, osservare la sequenza progressiva di questi cambiamenti è un’esperienza entusiasmante sia per i genitori sia per un’educatrice del nido.

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Articolo pubblicato il 01/06/2020 e aggiornato il 01/06/2020
Immagine in apertura sandsun / iStock

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