La semplicità è una cosa seria

I giocattoli pensati apposta per i bambini piccoli sono sempre più numerosi e sofisticati, ma sono davvero necessari?

Francesca Perica, educatrice montessoriana

Sfruttando a proprio favore il desiderio dei genitori di vedere i figli felici, il mercato dei prodotti per l’infanzia ci bombarda quotidianamente con proposte sempre nuove, spingendoci a un consumo a tutti gli effetti eccessivo e superfluo.

A differenza di quanto si crede comunemente, però, per giocare il bambino non necessita di un’infinità di giocattoli, ma della possibilità di agire in maniera attiva e intelligente nel suo ambiente di vita. Troppo spesso, purtroppo, ci si dimentica che giochi e materiali sono il mezzo, non il fine. Se riempiamo il nostro bambino di una moltitudine di giochi pur bellissimi e innovativi, ma non gli concediamo poi la possibilità di esercitare i propri movimenti, di fare esperienza diretta degli oggetti quotidiani o di manipolare e sperimentare elementi naturali come la terra o l’acqua, di certo non stiamo agevolando il suo lavoro di crescita e autocostruzione.

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La magia della mano

Ciò di cui il bambino ha davvero bisogno per crescere può essere spesso soddisfatto offrendogli oggetti comuni, concreti e di utilizzo quotidiano. Soprattutto nei primi mesi di vita, non è necessario alcun giocattolo vero e proprio: il bambino è infatti interessato primariamente a conoscere la realtà che lo circonda

Se guardiamo con attenzione un bambino piccolissimo, scopriremo che la sua prima esperienza di gioco è quella con le proprie mani. La “scoperta” della mano, come la definì Maria Montessori, segna una prima tappa fondamentale dello sviluppo psicofisico del bambino: egli la muove, la porta alla bocca, la osserva con fare attento e concentrato, come farebbe un critico davanti a un’opera d’arte. A partire da questo prezioso istante, il bambino inizierà a servirsi della mano in maniera sempre più consapevole per esplorare e conoscere il proprio corpo, quello degli altri e i primi oggetti lasciati a sua disposizione. Questi ultimi non dovrebbero essere quei giocattoli elettronici pieni di luci, colori e musichette che oggi sembrano popolare l’ambiente dei più piccoli già dalla culla, ma oggetti semplici, leggeri, piacevolmente rumorosi, che il bambino può esplorare in tutta sicurezza, in un clima sereno e in una relazione di fiducia con un adulto che protegge e accompagna, senza mai ostacolare inutilmente.

Un esempio è il classico sonaglio, che con un minimo di sforzo e di inventiva può essere realizzato anche in casa: basterà ricavare un segmento da un listello tondo di legno e applicare ai due estremi (mediante degli occhioli) dei campanelli. In alternativa, possiamo cucire dei sacchettini (assicurandoci che siano chiusi bene) al cui interno avremo riposto legumi secchi o noccioli di ciliegia. 

Giocare con oggetti comuni

Poco più avanti, verso i 5-6 mesi, quando il bambino starà acquisendo la facoltà di trasferire le cose da una mano all’altra e la capacità di stare seduto, potremo offrire alla sua libera esplorazione alcuni semplici oggetti di materiali, consistenze e odori diversi: dei ritagli di stoffe, un mestolo di legno, un cucchiaino in acciaio o in argento, una conchiglia, una spazzolina… e tutto ciò che l’inventiva suggerisce.

L’importante è che siano oggetti sicuri, che il bambino possa portare alla bocca ed esplorare senza pericolo e senza interruzioni. In questo modo egli potrà scoprire e fare esperienza in maniera autonoma di diverse temperature, consistenze, suoni, sapori, profumi… 

Sullo stesso principio si basano proposte come il “cestino dei tesori” o il “gioco euristico”, entrambe frutto del lavoro della psicopedagogista inglese Elinor Goldschmied, che dimostrano come semplici oggetti domestici di materiali differenti possono accendere l’interesse dei più piccoli in misura assai maggiore del miglior giocattolo in commercio. 

Gli oggetti di uso comune e i materiali, soprattutto naturali, poco o per niente strutturati non rientreranno forse nella classica concezione di “giocattolo”, ma presentano numerosi vantaggi: sono in grado di adattarsi flessibilmente ai bisogni evolutivi del bambino (egli ne farà un uso differente a seconda delle proprie capacità e degli interessi del momento), di sostenere lo sviluppo del pensiero creativo e divergente (non esiste una maniera “corretta” per esplorare questi materiali: il bambino potrà farlo a proprio piacimento, sperimentando utilizzi e combinazioni inedite e particolari) e, soprattutto, non rischiano di sovrastimolare il piccolo, come fanno invece i giocattoli elettronici, che proprio per il loro carico di sollecitazioni finiscono per stancare rapidamente.

Un ulteriore aspetto negativo dei giocattoli elettronici, poi, è che tendono a ridurre i bambini a una condizione di passività; in una fase dello sviluppo in cui la costruzione dell’intelligenza passa attraverso la sensorialità, il movimento e l’esperienza attiva nell’ambiente, come possiamo aspettarci che questo tipo di proposte rappresentino un aiuto concreto alla crescita?

Per approfondire

Rimettere il bambino al centro

In linea generale, tante meno cose farà il giocattolo, tante più potrà farne attivamente il bambino. Per dirla con Anna Tardos (psicologa infantile e figlia della nota pediatra e studiosa della prima infanzia Emmi Pikler): «L’essenziale è che il bambino giochi con i giocattoli e non i giocattoli con il bambino».

Se il nostro bambino, dopo aver ricevuto un giocattolo, dedica più attenzione alla scatola che lo contiene, non dobbiamo provare dispiacere, ma sforziamoci invece di non disturbarlo; attendiamo e osserviamo. In questo modo potremo comprendere che cosa ha avuto il potere di polarizzare così intensamente la sua attenzione. Magari scopriremo che il semplice gesto di aprire e chiudere un contenitore è per lui, in quel momento dello sviluppo, assai più soddisfacente che far sfrecciare una macchinina tutta luci e suoni. Invece di lasciarci ipnotizzare dalle strategie di marketing, torniamo a mettere al centro delle nostre scelte il bambino che abbiamo di fronte. Osserviamolo con attenzione e con rispetto e chiediamoci: «Quali sono le sue necessità di crescita in questo momento, e come posso aiutarlo a rispondervi?».

Una mente straordinaria

Oltre un secolo fa Maria Montessori ha iniziato a illuminarci circa il funzionamento della mente infantile: una mente dalle facoltà davvero straordinarie, capace di assorbire come una spugna gli elementi esterni e, da lì, di autocostruirsi e svilupparsi. Nei primi anni di vita, però, questa attività di assimilazione avviene inconsciamente, e la mente non possiede ancora la capacità di organizzare, da sola, gli stimoli che assorbe.

Ecco allora che torniamo all’importanza della semplicità e dell’ordine. Il nostro compito, in quanto adulti attenti e consapevoli, deve essere quello di accompagnare il nostro bambino nella crescita, offrendogli un ambiente adatto e gli strumenti di cui ha bisogno per il suo sviluppo.

Impegniamoci dunque a essere più attenti nella scelta degli oggetti che vogliamo destinare ai nostri bambini e non sottovalutiamo la sacralità del gioco: esso, infatti, è il “lavoro” del bambino, il mezzo attraverso cui si formano gli uomini e le donne di domani.

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Bibliografia:
  • Maria Montessori, La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2003
  • Elinor Goldschmied e Sonia Jackson, Persone da zero a tre anni, Edizioni Junior, Reggio Emilia, 2006

 

Articolo pubblicato il 27/11/2020 e aggiornato il 27/11/2020
Immagine in apertura silvia cozzi / iStock

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