Piccoli amici crescono

I bambini manifestano fin da piccolissimi il desiderio di avvicinarsi ai loro coetanei e ben presto stringono le prime relazioni amicali, che nel corso del tempo si faranno più stabili e più complesse

Chiara Borgia, pedagogista
Bambini giocano al parco

Marta ha 9 mesi ed è al parco con il nonno. Vicino a lei gioca un altro bimbo poco più grande: Marta sembra esserne affascinata, lo osserva a lungo e agita le manine nella sua direzione. Quando lui le si avvicina, però, si stringe al nonno, spaventata. Federico e Riccardo sono due cugini di 15 e 18 mesi. Riccardo cerca spesso di abbracciare il cuginetto, lui a volte accetta, altre no. Mentre giocano in piazza Riccardo corre veloce, tocca una macchina e torna indietro, una, due, tre volte… Federico lo guarda e comincia a fare altrettanto. 

Approcci spontanei

Fin dai primi mesi di vita, i bambini mostrano di essere attratti dagli altri bambini e l’interesse diviene ben presto volontà di stabilire un contatto. I primi approcci sono semplici, spesso consistono nell’imitare ciò che fa l’altro, e sono talvolta unidirezionali: l’azione di un bambino non sempre viene corrisposta. Con la crescita, gli scambi iniziano a essere più coordinati e collaborativi: intorno ai 2 anni i bambini, aiutati dalle parole, cominciano a interagire tra loro per perseguire scopi comuni, e sorgono anche i primi conflitti, fondamentali per “prendere le misure” nella relazione tra pari. A mano a mano che il linguaggio si sviluppa, i bambini diventano capaci di comunicare desideri, aspettative ed emozioni, costruendo relazioni più intime e articolate, in cui giocare insieme, condividere idee, raccontarsi storie e immaginare avventure fantastiche.

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Amicizie in evoluzione

Le prime amicizie tra bimbi nascono già in tenera età: noteremo che al nido si cercano per farsi compagnia, che preferiscono giocare con certi coetanei piuttosto che con altri, e la tristezza che manifestano al momento della separazione. Questi rapporti amicali hanno caratteristiche diverse rispetto all’amicizia tra bambini più grandi, ma non per questo vanno considerati meno importanti.

Crescendo, le abilità sociali si affinano e la relazione tra pari diventa sempre più desiderata e significativa, perché il bambino matura la capacità di interagire con l’altro valutandone il punto di vista: l’amicizia tra bambini costituisce il luogo privilegiato per esercitarsi a comprendere la mente e i sentimenti altrui. Allo stesso tempo, i bambini diventano più selettivi nella scelta dei compagni, che verranno man mano preferiti in base alla comunanza di interessi. In età scolare, dunque, le relazioni di amicizia si faranno più stabili e molto più complesse.

La scelta degli amichetti

I criteri che i bambini usano per “scegliere” le amicizie tendono quindi a mutare nel corso della crescita. Nella prima infanzia, in genere, un amico è qualcuno con cui giocare e i bimbi più piccoli sembrano più inclini dei grandi a stringere amicizie con coetanei del sesso opposto o di origine etnica diversa. Quando non sono ancora sbocciate le parole, le preferenze si esprimono attraverso segnali corporei: il sorriso nel riconoscere il volto del compagno all’ingresso del nido, i baci appassionati all’amichetta poco dopo averle strappato di mano un giocattolo, oppure le risate condivise mentre si combina una “marachella”.

Il ruolo dell’amicizia

Le prime forme di amicizia nascono in maniera spontanea e non sono necessariamente reciproche («Mamma, lui è mio amico», ma il suo amico non lo sa!). Il sentimento di affezione che il piccolo prova verso l’altro è intenso: dire «sei mio amico» è un modo per dire «mi piaci, ti voglio bene»; e intensi sono anche i primi litigi, la rabbia, la tristezza quando «non sei più mio amico» e le successive riappacificazioni. Le amicizie della prima infanzia svolgono compiti evolutivi fondamentali per la conoscenza di sé, dell’altro e del mondo circostante. Nel confronto con gli amichetti i bambini allenano le competenze sociali che li accompagneranno per tutta la vita, imparano a formulare e sostenere le proprie opinioni, ad apprezzare le prospettive dei coetanei, a negoziare soluzioni quando c’è un disaccordo e a sviluppare modelli di condotta reciprocamente accettabili. Nella relazione di amicizia, inoltre, sperimentano diversi stati d’animo (affetto, affiatamento, gioia, rivalità, gelosia…) e si sintonizzano sulle emozioni dell’altro, ponendo al contempo le basi, grazie alle esperienze condivise, per lo sviluppo di princìpi morali come il senso di giustizia, la lealtà e la solidarietà.

Per approfondire

E i genitori?

Spesso ci si chiede se e come favorire la socialità dei figli piccoli. Bisogna innanzitutto considerare che i genitori influenzano inevitabilmente, in maniera diretta o indiretta, lo sviluppo e la natura delle relazioni tra pari dei loro bambini. La qualità dell’attaccamento e del legame con mamma e papà crea infatti una base sicura dalla quale i bimbi possono muoversi per esplorare le relazioni sociali fuori dall’ambito familiare, e il rapporto tra i genitori offre ai figli un primo modello cui far riferimento. Svolgono un ruolo importante anche le opportunità fornite dalle scelte e dallo stile di vita della famiglia: il quartiere dove si abita, la scuola, la chiesa, gli amici stessi dei genitori sono tutti elementi che influiscono sulle possibilità di incontro con altri bambini e sui criteri che i piccoli adotteranno per scegliere i propri amici.

Cosa possono fare gli adulti per favorire la socialità dei bambini?

  1. Creare opportunità, senza forzare. È necessario rispettare le fasi di sviluppo e la personalità del piccolo, i suoi tempi e i suoi modi di avvicinarsi all’altro. Bisogna accettare le sue preferenze, evitando di esprimere giudizi («Perché hai fatto amicizia con quel monello? Non preferiresti Luca? È così tranquillo…»). Si possono invece proporre esperienze che stimolino la curiosità del bambino verso gli altri.
  2. Fare spazio alle amicizie dei più piccoli. Oggi è più che mai necessario trovare luoghi di socialità per i bambini che vivono in nuclei familiari spesso isolati. Il nido e la scuola dell’infanzia rappresentano opportunità uniche di relazioni sociali e crescita globale, ed è altrettanto importante offrire spazi non strutturati di gioco e libera espressione, invitando a casa altri bambini e frequentando insieme a loro cortili, piazze, parchi.
  3. Non intromettersi. Gli adulti devono cercare di intervenire il meno possibile nelle relazioni tra bambini. La presenza e la guida del genitore si dovrebbe tradurre in osservazione discreta, che consenta di comprendere la natura delle relazioni che i piccoli instaurano. È importante che il bambino senta che i genitori accolgono e comprendono le sue emozioni e che sono disponibili (senza sostituirsi a lui) a trovare insieme soluzioni a eventuali difficoltà.
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Immagine per l'autore: Chiara Borgia
Chiara Borgia

pedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione e accompagnamento alla morte e all’esperienza della perdita, si occupa di famiglie adottive e lavora come formatrice per gli operatori di nidi e scuole dell’infanzia nella provincia di Messina. Dal 2018 è vicedirettrice di UPPA.

Articolo pubblicato il 23/10/2020 e aggiornato il 23/10/2020
Immagine in apertura skynesher / iStock

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