Compiti a casa: i bambini vanno aiutati?

Aiutare i bambini non vuol dire fare i compiti al posto loro. Una lista di consigli pratici da tenere a mente

Daniele Novara,
pedagogista
Compiti a casa: i bambini vanno aiutati?

I nostri figli hanno i compiti da fare, e, punto molto importante, li devono fare loro. Resto sempre stupito di fronte a quei genitori che candidamente ammettono di aver passato la serata a finire, completare, correggere lavori scolastici di varia natura. Se un senso i compiti ce l’hanno, è quello di aiutare a consolidare degli apprendimenti, stimolare autodisciplina e responsabilizzazione, e l’intervento continuo dei genitori da questo punto di vista ha molteplici svantaggi: impedisce di trarre beneficio dagli esercizi proposti, di verificare le proprie capacità e sviluppare apprendimento dagli errori, di mettere alla prova il proprio impegno e accettare la fatica della ripetitività o del tempo dedicato allo studio. Chiaramente se i propri figli hanno bisogno di aiuto, questo, nei limiti del possibile, va dato, ma è sbagliato sostituirsi: bisogna piuttosto aiutarli ad arrivare da soli alle risposte che stanno cercando e stimolarli a trovare la propria strada e le proprie modalità per trarre beneficio dallo studio.

Molti genitori sono preoccupati dalla quantità o dalla difficoltà dei compiti che hanno i figli, ma è difficile stabilire il “giusto carico”, dipende molto dall’età e dall’orario scolastico. Sicuramente i bambini non devono passare l’intero pomeriggio e il weekend a fare esercizi e studiare, ma nemmeno a guardare la TV (o davanti a uno schermo di qualsiasi natura). E comunque, in caso di dubbio, è bene parlarne direttamente con gli insegnanti e non esplicitare riserve e commenti davanti ai propri figli: impostare con la scuola un’azione fondata sulla coesione educativa è fondamentale per non trovarsi poi con problemi più grandi.

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Regole e organizzazione

È importante accettare la realtà dei compiti e la necessità dell’impegno personale che richiedono. Certo, si fa fatica! La nostra è una società dell’immagine, del tutto subito, e i ragazzi e i bambini che sono nati dentro a questa società e a questa cultura non possono che trovare difficile approcciare i libri, le pagine da scrivere e leggere, i testi da studiare. Io credo che oggi a essere in crisi non sia tanto il sistema scolastico, quanto piuttosto il libro come medium di apprendimento: più immagini, meno parole, meno abitudine alla lettura, meno studio.

Però il compito dei genitori è proprio quello di legittimare l’importanza dell’impegno, della fatica di dedicarsi a esercizi e ripetizioni, di aiutare a stabilire un buon rapporto con il tempo che va dedicato al lavoro scolastico. Come fare? Servono regole e organizzazione. E poi un ruolo di monitoraggio e controllo che, soprattutto nei primi anni scolastici, è bene che svolga la mamma: tante ricerche hanno dimostrato che, piuttosto del padre, al quale va riservato un compito di verifica, è la madre a favorire il successo scolastico, nel momento in cui il bambino o la bambina percepiscono che la mamma si aspetta che lui o lei si impegnino.

Per prima cosa, soprattutto in quei casi in cui l’orario dei compiti si è ormai trasformato in un momento di battaglia, occorre sospendere le ramanzine, le urla, i ricatti, le promesse di premi e le minacce di punizioni. La tensione, la pressione psicologica, innesca dinamiche di rifiuto, contrasto o dipendenza da fattori esterni da cui poi sono proprio gli stessi genitori a far fatica a uscire. Spesso ci si fissa sulla motivazione, pensando che il problema sia fondamentalmente quello. Ma è un errore, perché come può un genitore entrare nel merito di un aspetto così complesso, che agisce a livello psichico, e che è determinato da tanti e diversi fattori?

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In genere il problema non è la motivazione scolastica, perché alla maggior parte di bambini, bambine, ragazzi e ragazze andare a scuola piace: si sta con i coetanei, si sviluppano apprendimenti, si interagisce e ci si relaziona, si fa gruppo. Il problema si pone a casa nel tempo che esula da quello scolastico stretto, e bisogna quindi aiutare i figli ad affrontare quel momento difficile e faticoso, individuando le regole domestiche che possono trasformarlo in un tempo tranquillo e anche, perché no, piacevole.

Consigli pratici

Sulla base della mia esperienza, penso che le regole fondamentali per organizzare al meglio lo studio scolastico, che significa poi organizzare uno stile di vita, siano queste:

  • Stabilite in modo chiaro, e con i più grandi anche condiviso, un orario fisso da dedicare ai compiti e allo studio, che non sia immediatamente dopo la scuola ma nemmeno subito prima o dopo la cena. Lasciate loro un tempo di relax e svago, giocate una ventina di minuti con i più piccoli seguendo le loro regole, concedete tempo per riprendersi dalla fatica della scuola. I giochi di movimento in compagnia, possibilmente all’aria aperta, sono molto importanti: fanno bene al corpo e alla psiche, aiutano a scaricare le tensioni accumulate a scuola, e ricaricano le energie che così possono essere poi proficuamente dedicate a nuovi lavori scolastici. Ma poi individuate una ritualità precisa che sia efficace nell’introdurre i vostri figli in un tempo in cui si richiede loro ancora impegno e attenzione;
  • favorite la tranquillità e create un ambiente utile alla concentrazione. La televisione deve essere spenta, la confusione e le distrazioni vanno impedite o limitate. I bambini, oggi come oggi, hanno un sacco di divertimenti all’interno delle mura domestiche e gli elementi che li portano a distrarsi sono tantissimi: è difficile stare attenti a quello che si sta facendo se intanto il fratello gioca di fianco; e va monitorato anche il multitasking, che funziona se attiva aree cerebrali opposte, non se intanto che si legge o si scrive, il computer è illuminato, il cellulare squilla e la musica rimbomba per casa;
  • evitate di correggere e criticare. Le correzioni vanno fatte a scuola ed è importante rinforzare i successi e gratificare l’impegno. Occorre tener presente che l’apprendimento è basato sull’errore e bambini e ragazzi devono poter sbagliare ed essere messi nelle condizioni di accorgersi e apprendere autonomamente dagli errori che fanno. Devono anche poter dire: «Non ci riesco, ho bisogno d’aiuto» senza temere la reazione adulta e senza che, all’opposto, la difficoltà sia loro sottratta;
  • invitate compagni e amici a fare i compiti. Spesso lo studio comunitario è vissuto come inefficace se non rischioso per l’apprendimento individuale, ma non c’è niente di più errato. Le ultime scoperte neuroscientifiche, in particolare lo studio sui neuroni specchio, hanno messo in evidenza il ruolo fondamentale dell’attivazione reciproca e dell’imitazione nel favorire e stimolare i processi di apprendimento. Quindi, lasciateli studiare insieme;
  • curate le ore di sonno. È praticamente impossibile per un bambino e per un ragazzo impegnarsi nello studio e nel lavoro scolastico se dorme sette, o peggio sei ore per notte. Il tempo del riposo notturno è strategicamente fondamentale per favorire la concentrazione e la riuscita nei compiti. Una vita priva di regole o che concede uscite serali o notturne con gli amici non coincide con quella dello studente;
  • stimolate fin da piccoli la lettura e salvaguardate l’amore per i libri nei più grandi: non distraeteli mentre leggono un libro, favorite l’approccio personale alla lettura, proponete testi e argomenti adatti all’età ma stimolanti.

Non va mai dimenticato che a scuola vanno i figli, non i genitori. Ma questo non toglie la possibilità di creare la giusta cornice organizzativa che permette di vivere la scuola come una sfida condivisa.

Pubblicato il 07.09.2015 e aggiornato il 02.08.2018