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Dalla scuola dell’infanzia alle elementari

La scuola dell'infanzia dovrebbe essere capace di proporre esperienze che tengano in considerazione i bisogni e le capacità specifiche dei bambini che la frequentano

Giovanni Sapucci,
direttore del CEIS
Dalla scuola dell’infanzia alle elementari

È utile chiarire subito che va evitato ogni rischio di scimmiottamento anticipatorio della scuola primaria da parte della scuola dell’infanzia, un rischio e una modalità d’interpretazione di questo rapporto ben più ampio e diffuso di quanto si possa immaginare.

Tante sono le scuole dell’infanzia che, per modalità organizzative, per impostazione della relazione insegnanti-bambini, per approcci metodologici, per prassi operative, soprattutto con i bambini dell’ultimo anno, sembrano più delle piccole scuole primarie.

La fretta è cattiva consigliera

Un modo spesso supportato dalla fretta e dalla “volontà anticipatoria” di molti genitori, sotto la pressione di una cultura della fretta, della competizione, del bisogno di arrivare “primi”. In alcuni casi queste scuole sono del tutto simili alle passate “primine”, le poco utili classi dei bambini che iniziano la scuola primaria a cinque anni, un anno prima dell’età di obbligo scolastico.

Il miglior modo che ha una scuola dell’infanzia per preparare i suoi bambini al grado scolastico successivo è quello di operare secondo un approccio di qualità che nel nostro Paese si è realizzato e sviluppato nelle realtà e nelle esperienze più innovative (per esempio il Centro Educativo Italo-Svizzero di Rimini, le scuole comunali di Reggio Emilia e di tutta la regione Emilia Romagna, le scuole Montessori).

Parliamo di un approccio che considera il bambino quale soggetto di diritti, che interagisce con i coetanei, con l’ambiente e con la cultura. È proprio grazie a questo intreccio che il bambino costruisce la sua identità, conquista la propria autonomia e acquisisce una competenza alimentata dalle proprie potenzialità.

I bambini al centro

Per realizzare tutto questo è necessario partire dai bambini e dalle loro idee, porli al centro del lavoro scolastico. Quanto più in questa fascia d’età i bambini possono sperimentarsi in attività, esperienze, scoperte e apprendimenti di qualità attraverso un approccio ludico, nel quadro di una rete ricca di relazioni sociali con i pari, con gli adulti, con l’ambiente e con gli oggetti culturali, tanto più faranno proprie le competenze di base necessarie ad affrontare gli apprendimenti dei gradi successivi, non solo quelli della scuola primaria.

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Al contrario, le anticipazioni di forme organizzative e metodologiche proprie della scuola primaria, soprattutto se si fa riferimento a un modello tradizionale di questa scuola, producono un effetto contrario e controproducente poiché costringono i bambini a operare secondo modalità “rigide”, lontane dai loro reali bisogni e introducono una “artificiosità” che, frequentemente, anche nelle prime classi di scuola primaria, provoca in loro un’avversione verso il lavoro scolastico, verso la lettura e verso lo studio. Ad esempio, dovremmo riflettere se non vi sia una qualche relazione fra il modo in cui i bambini apprendono a leggere e scrivere in prima classe e i dati statistici che indicano il nostro Paese come uno di quelli in cui si legge meno.

Tornando alla scuola dell’infanzia, quanto affermato sopra non vuole indulgere a un’idea di scuola dell’infanzia come luogo di “trastulli”, ma esattamente il contrario, una scuola capace di proporre esperienze e attività che tengano in grande considerazione i bisogni dei bambini e al tempo stesso calibrata sulle loro capacità, in grado di fare proposte interessanti e all’altezza degli interessi dei bambini.

Il bambino è competente….

I bambini a quattro anni, in generale, sono in grado di:

  • infilare dieci palline o uvette in una bottiglietta in meno di 20 secondi
  • tagliare una striscia di carta della lunghezza di 2,5 cm con una precisione di 1,5 mm
  • fare le capriole
  • afferrare con le mani una pallina che gli viene lanciata (non facendola rimbalzare prima sul corpo)
  • fare un salto a piè pari della lunghezza di 60 cm
  • ricordare quattro cifre in sequenza
  • usare il linguaggio verbale in modo comprensibile al 90%
  • copiare un quadrato con il pennarello
  • disegnare una o due lettere e numeri
  • togliersi da soli magliette e maglioni
  • mettersi i calzini correttamente
  • lavarsi e asciugarsi efficacemente faccia e mani
  • passarsi pettine e spazzola tra i capelli
  • mettere i vestiti sporchi nel cesto della biancheria da lavare
  • apparecchiare la tavola con l’aiuto di un adulto

A cinque anni, sempre in generale, sono in grado di:

  • infilare dieci palline o uvette in una bottiglietta in meno di 18 secondi
  • tagliare un quadrato con una precisione di 1 mm
  • correre riuscendo a evitare gli ostacoli
  • correre saltellando con passo alternato
  • rimanere su un piede solo per 10 secondi
  • contare correttamente fino a dieci oggetti
  • scrivere il loro nome in stampatello
  • disegnare un volto riconoscibile con gli occhi, il naso, la bocca
  • bere da una fontanella senza bisogno di aiuto
  • mangiare da soli e portare un vassoio con sopra il proprio piatto
  • pulirsi dopo essere andati in bagno
  • vestirsi senza bisogno di aiuto
  • fare il primo nodo per allacciarsi le scarpe
  • guardare in entrambe le direzioni prima di attraversare la strada
  • fare il bagno o la doccia quando viene loro ricordato

Le proposte di lavoro devono tenere conto di queste capacità in modo che possano essere efficacemente e ripetutamente sperimentate e praticate dai bambini, con l’obiettivo di affinarle e accrescerle: questo è il modo più efficace per prepararsi alla scuola primaria.

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Pubblicato il 16.06.2016 e aggiornato il 18.02.2018