Educazione

Il disegno non è un test di intelligenza

Contrariamente a quanto si pensava in passato, le abilità nel disegno non sono associate direttamente allo sviluppo dell'intelligenza

di Luisa Morassi - Psicologa, Udine

Accade a volte che le mamme siano impensierite dal modo in cui disegnano i propri figli: solitamente a preoccuparle è il confronto tra i disegni del proprio bambino e quelli dei coetanei. Il dubbio che sorge riguarda l’inadeguatezza delle capacità di rappresentazione: le immagini che i loro bambini tracciano sul foglio sembrano loro troppo semplici, poco evolute, povere. Così si chiedono se c’è un nesso tra disegno e intelligenza, e come fare per aiutarli a migliorare.

Rappresentare graficamente un oggetto reale, tridimensionale, sulla superficie del foglio bidimensionale coinvolge processi interattivi complessi e abilità diverse. Il disegnatore ha bisogno di conoscere gli strumenti che utilizza ed essere in grado di utilizzarli nel modo corretto, per esempio ha bisogno di sapere che la matita va utilizzata con la punta rivolta verso il foglio e che la si deve muovere controllando i propri movimenti.

Se gli viene chiesto di copiare un oggetto, deve possedere una buona coordinazione occhio-mano per armonizzare ciò che vede con quello che disegna. Se invece l’oggetto non è visibile, viene attivata la capacità mnemonica per consultare un modello interno. Dunque, anche per il disegnare, come il parlare, vale la regola che ogni bambino ha i suoi tempi.

Un percorso a tappe

Se ci riferiamo a bambini sani, in assenza di disabilità o ritardi, è importante sapere che, soprattutto attorno ai quattro anni, è molto frequente che ci siano diversità sostanziali nell’evoluzione della capacità di rappresentazione grafica, negli stili e nelle modalità che i bambini scelgono.

Già verso la metà degli anni ’70, lo storico dell’arte e psicologo tedesco Rudolf Arnheim affermava:

“Si dovrebbe tenere ben presente il fatto che non esiste un rapporto fisso tra l’età del bambino e il grado di evoluzione dei suoi disegni”

Questo concetto è ancora attuale, e si collega alla variabilità intra- e inter-individuale: la variabilità inter-individuale è rappresentata dal fatto che bambini appartenenti allo stesso periodo evolutivo possono produrre disegni qualitativamente molto diversi; la variabilità intra-individuale, invece, spiega come mai un singolo bambino non disegni sempre e solo come ci aspetteremmo da lui: spesso nei suoi disegni, o anche nello stesso disegno, si possono trovare schemi ricorrenti, variabilità significative e addirittura elementi che potrebbero riferirsi a stadi evolutivi diversi. Tutte queste caratteristiche possono comparire una a fianco all’altra, senza apparente continuità o regolarità.

La figura umana

Nonostante l’esistenza di queste variabili, tutti i bambini, nelle diverse culture del mondo, seguono stadi analoghi nello sviluppo della rappresentazione grafica della figura umana.

  • Intorno ai tre anni, successivamente allo scarabocchio, i bambini utilizzano una singola forma chiusa e tondeggiante per rappresentare la testa e il tronco, e spesso, ma non sempre, includono una coppia di linee allo scopo di raffigurare le gambe e le braccia (omino testone o uomo-girino, in inglese tadpole). La durata della “fase tadpole”, come quella delle fasi successive, varia da bambino a bambino: per alcuni può durare pochi giorni e per altri molti mesi, ma può anche non comparire: non c’è una regola fissa.
  • Verso i quattro anni i bambini iniziano a differenziare la testa dal tronco e a rappresentare separatamente braccia e gambe, prima con rappresentazioni di transizione (per esempio aggiungendo una linea tra i due segmenti degli arti del tadpole) e poi con le figure cosiddette convenzionali, composte da sei parti (testa, tronco, arti).
  • Successivamente, i disegni acquisteranno complessità e dettagli. Solitamente il collo non viene rappresentato spontaneamente prima dei sei anni. Le bambine tendono a includere molti dettagli (ciglia, capelli, fermaglietti, collane e orecchini), che i bambini spesso tralasciano, ma queste sono perlopiù caratteristiche individuali e stili estetici che non corrispondono a specifiche caratteristiche o abilità cognitive.

Questi esempi evidenziano che la rappresentazione grafica è strettamente legata al processo di sviluppo individuale e non necessariamente all’età anagrafica. Possiamo dire quindi, che disegno e intelligenza non sono necessariamente connessi.

Disegno e intelligenza

I risultati di una ricerca condotta in Nuova Zelanda e pubblicata su un’autorevole rivista americana dimostrano che le differenze individuali nello sviluppo dell’abilità grafica infantile non riflettono differenze di intelligenza.

Si è visto infatti che, sebbene nel gruppo partecipante allo studio esistesse una debole correlazione tra l’abilità di disegnare la figura umana e il test di intelligenza, indagando attentamente i profili di ciascun bambino, emerge che i bambini seguono una serie di stadi nell’apprendimento del disegno, ma il progresso attraverso queste fasi non è lo stesso da un bambino all’altro. In conclusione, il disegno della figura umana non rappresenta una valida misura di abilità intellettiva per il singolo.