Il nido fa bene, anzi benissimo

I risultati di uno studio americano rilevano un'associazione positiva tra un progetto di educazione prescolare e lo stato di salute dei bambini coinvolti, una volta diventati adulti

Sonia Bozzi , redattrice
Mani di un bambino che gioca all'asilo nido

Sembra facile, ma non lo è. Eppure gli studi ci sono e le evidenze sono clamorose. Investire sulla prima infanzia paga, e neanche poco. Ciò nonostante in Italia si continua a far finta di niente. Allora oggi vi parliamo di uno studio statunitense pubblicato nel 2011 il cui obiettivo era quello di verificare la relazione tra un progetto di educazione prescolare e lo stato di salute di quegli adulti che da bambini avevano beneficiato del progetto.

Abecedarian Program

Il progetto in questione si chiama Abecedarian Program e somiglia molto ai nostri asili nido e scuole dell’infanzia: i bambini svolgono diverse attività finalizzate allo sviluppo cognitivo e del linguaggio, vengono avvicinati alla lettura e sollecitati al riconoscimento delle forme; giocano e imparano a stare insieme agli altri. I genitori soli dei bambini che partecipano al progetto possono contare su una consulenza pediatrica e un accesso facilitato alle cure mediche.

Un gruppo di ricercatori ha studiato 111 bambini (0-5 anni) del North Carolina divisi in due gruppi, uno dei quali aveva avuto accesso per 5 anni (1972-77), all’Abecedarian Program. Sebbene tra i due gruppi non vi fossero significative differenze di tipo socio-economico, è stato verificato che i bambini dell’Abecedarian Program dimostravano una maggiore competenza nella lettura già a 3 anni, a 15 anni avevano una maggiore padronanza della lettura e della matematica e le prime gravidanze arrivavano a un’età più alta. Inoltre, in questo gruppo si riscontrava una minore prevalenza di depressione e maggiori possibilità di arrivare a un corso di studi superiori.

Un investimento che rende

Quando i bambini hanno raggiunto 21 anni sono stati nuovamente oggetto di studio: le condizioni di salute del gruppo Abecedarian sono state messe a confronto con quelle di chi non aveva usufruito del progetto. L’indagine ha dimostrato che le persone che del primo gruppo avevano indicatori di salute migliori e livelli di rischio comportamentale significativamente più bassi degli altri. Lo studio ha inoltre dimostrato che ogni dollaro investito nell’istruzione e nell’educazione di bambini piccoli rende 3,23 dollari in termini di guadagno di salute.

La situazione italiana

Di fronte a tali evidenze siamo costretti a ricordare che in Italia l’offerta degli asili nido è tra le più basse d’Europa, soltanto il 12% dei bambini trova accoglienza in una struttura pubblica. Inoltre, come sempre, la distribuzione è assolutamente diseguale: si passa dal 29,4% dell’Emilia Romagna, al vergognoso 2.4% della Calabria.

Dunque, se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo immaginare perché i nostri ragazzi ottengano risultati peggiori dei loro colleghi europei arrivando agli ultimi posti nelle classifiche internazionali, e perché l’Italia risulti trentatreesima nella valutazione delle competenze linguistiche e trentottesima per le abilità matematiche su 57 paesi. Possiamo immaginarlo, appunto, ma non abbiamo la dimostrazione di una relazione certa tra lo scarso investimento sull’infanzia e i pessimi risultati dei nostri studenti, perché in Italia non esistono studi a lungo termine che permettano di seguire l’evoluzione dei nostri bambini. Anche questo forse non è un caso.

Articolo pubblicato il 03/08/2015 e aggiornato il 22/09/2022
Immagine in apertura jojof / iStock / Getty Images Plus

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