L’infertilità femminile è una condizione sempre più diffusa che può avere un impatto profondo sulla vita di coppia e sul benessere emotivo della donna. Le difficoltà nel concepire possono dipendere da numerosi fattori, dall’età agli squilibri ormonali, fino a patologie ginecologiche o abitudini di vita scorrette.
Comprendere le cause, riconoscere i sintomi e conoscere gli esami diagnostici e i trattamenti disponibili è il primo passo per affrontare questo percorso con maggiore consapevolezza e serenità.
Si parla di infertilità quando una coppia non riesce a ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari, mirati e senza l’uso di contraccettivi. L’infertilità è una sfida globale che in Italia mostra numeri leggermente superiori alla media mondiale: ne soffre circa il 15% delle coppie.
Circa l’85% delle coppie concepisce naturalmente entro un anno, ma occorre considerare che una buona percentuale di esse riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi. Per tale motivo l’OMS preferisce parlare di infertilità dopo 24 mesi.
La distinzione tra infertilità e sterilità è fondamentale per comprendere il percorso che una coppia sta affrontando. L’infertilità viene classificata in base alla storia riproduttiva della coppia:
A differenza dell’infertilità (che spesso è una condizione reversibile o trattabile), si parla di sterilità in presenza di una patologia conclamata e irreversibile che impedisce il concepimento (ad esempio l’assenza di organi riproduttivi o gravi anomalie genetiche) o quando, nonostante un iter completo di accertamenti clinici e tentativi di cura, la coppia non riesce comunque a procreare.
L’infertilità femminile è una condizione complessa che può dipendere da numerosi fattori, spesso intrecciati tra loro. Di seguito analizzeremo le principali cause suddividendole in categorie per facilitare la comprensione dei problemi di fertilità femminile.
I campanelli d’allarme dell’infertilità femminile sono cicli irregolari o assenti (amenorrea), mestruazioni molto dolorose e dolore pelvico cronico, segnali di squilibrio ormonale (acne persistente, perdita di capelli, irsutismo).
Spesso, però, l’infertilità rimane asintomatica fino a quando non si cerca attivamente una gravidanza.
L’età è uno dei parametri più influenti sulla capacità riproduttiva della donna. A differenza dell’uomo, la donna nasce con un numero prefissato di ovociti (riserva ovarica) che, con il passare del tempo, diminuiscono sia in quantità che in qualità, andando incontro al fenomeno dell’invecchiamento ovocitario. Per questo motivo, la fertilità delle donne diminuisce già dopo i trent’anni, dopo i 35 anni è del 50% e subisce un calo molto significativo dopo i 40. Anche per la fecondazione assistita l’età degli ovociti condiziona molto il risultato.
È importante superare i tabù: la patologia può interessare l’uomo, la donna, o anche entrambi i partner. Esiste inoltre l’infertilità legata alla specifica unione della coppia, dove l’impossibilità di concepire emerge proprio dalla combinazione dei due individui.
L’infertilità femminile è dovuta a molteplici cause, quelle di natura anovulatorio/endocrino, quelle di natura anatomica e altre cause. Vediamole nel dettaglio.
Molte difficoltà nel restare incinta dipendono da squilibri ormonali che determinano anovulazione o alterazioni dell’ovulazione, impedendo il rilascio regolare dell’ovocita. Queste disfunzioni ormonali possono dipendere da varie patologie con origine centrale (ipotalamo e ipofisi) o periferica (ovaio o altre ghiandole).
La PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) è la causa ormonale più frequente: si verifica uno squilibrio degli ormoni sessuali che porta alla formazione di piccole cisti ovariche (follicoli che non maturano correttamente). Questo impedisce l’ovulazione regolare o la blocca completamente (anovulazione), rendendo difficile il concepimento naturale. Spesso è accompagnata da insulino-resistenza e livelli elevati di androgeni.
L’insufficienza ovarica prematura (POF), conosciuta anche come “menopausa precoce”, si verifica quando le ovaie smettono di funzionare correttamente prima dei 40 anni. La riserva di ovociti si esaurisce anticipatamente o le ovaie non rispondono più agli stimoli ormonali dell’ipofisi, portando alla cessazione del ciclo o a una sua estrema irregolarità.
La prolattina è l’ormone che stimola la produzione di latte materno. Se i suoi livelli sono elevati (iperprolattinemia) al di fuori della gravidanza o dell’allattamento (spesso a causa di stress o piccoli noduli benigni all’ipofisi), può inibire l’ovulazione e alterare il ciclo mestruale, riducendo drasticamente la fertilità.
Disfunzioni tiroidee (ipotiroidismo o ipertiroidismo) possono interferire con l’equilibrio degli ormoni riproduttivi e causare infertilità femminile. Una tiroide che non funziona correttamente può causare cicli anovulatori, difetti della fase luteale (rendendo difficile l’annidamento dell’embrione) o aumentare il rischio di aborti spontanei precoci.
L’incapacità di concepire può dipendere da diversi fattori biologici e strutturali. Tra i più frequenti troviamo l’occlusione tubarica che impedisce l’incontro tra ovocita e spermatozoo
Tra le cause anatomiche vengono incluse anomalie congenite del tratto genitale femminile, specialmente a carico della vagina e dell’utero, e patologie pelviche acquisite, tra cui le principali sono rappresentate dalla malattia infiammatoria pelvica (PID), dall’endometriosi e dai fibromi uterini.
Oltre alle patologie più note, la fertilità femminile può essere compromessa da infezioni sessualmente trasmissibili (MST) che spesso danneggiano l’apparato genitale in modo silente attraverso processi infiammatori cronici. Anche il sistema immunitario gioca un ruolo cruciale, come nel caso della produzione di anticorpi antispermatozoo nel muco cervicale che impediscono il passaggio dei gameti.
Lo stile di vita e i fattori ambientali pesano in modo determinante: condizioni come l’anoressia, lo stress psico–fisico estremo e l’abuso di sostanze quali fumo, alcol e droghe riducono drasticamente le probabilità di successo. Infine, non vanno trascurate le cause genetiche e cromosomiche, tra cui sindromi come quelle di Turner, Swyer, Reifenstein o Morris, che influenzano lo sviluppo o la funzionalità degli organi riproduttivi sin dalla nascita.
Non sempre l’infertilità è riconducibile a un singolo problema di uno dei due partner. In molti casi, ci si trova di fronte a scenari complessi:
Adottare uno stile di vita sano è un pilastro fondamentale per preservare la capacità riproduttiva. Abitudini quotidiane corrette non solo migliorano la salute generale, ma possono essere la chiave per ripristinare la fertilità stessa. Oltre alle patologie cliniche, la fertilità è fortemente influenzata da fattori esterni e comportamentali che possono alterare la salute riproduttiva.
È un dovere medico informare tempestivamente chiunque debba sottoporsi a cure o interventi potenzialmente dannosi per l’apparato riproduttivo (come terapie oncologiche o chirurgie invasive) rispetto ai rischi per la fertilità futura e alle strategie per proteggerla.
Esistono diverse procedure di crioconservazione che variano in base all’età e al sesso del paziente. Per la donne è possibile ricorrere alla crioconservazione di ovociti, embrioni o tessuto ovarico. Nel caso di bambine e ragazze in età pre-puberale l’unica opzione percorribile è la crioconservazione del tessuto ovarico.
Ma esistono dei test per l’infertilità femminile? Quando una coppia incontra difficoltà nel concepire, il medico avvia una valutazione che coinvolge entrambi i partner.
Poiché l’infertilità può dipendere da fattori maschili, femminili o combinati, raccogliere l’anamnesi clinica completa è il primo passo fondamentale per formulare una diagnosi corretta e stabilire il percorso terapeutico più idoneo.
Per quanto riguarda l’infertilità femminile, il ginecologo consiglierà alla donna di eseguire una serie di approfondimenti mirati.
Il trattamento dell’infertilità non segue un percorso unico, ma si adatta alle specifiche cause diagnosticate nella coppia. Le opzioni terapeutiche si suddividono principalmente in tre categorie: terapia farmacologica, chirurgia e tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Vediamole nel dettaglio.
Le terapie farmacologiche sono spesso il primo passo per contrastare l’infertilità legata a squilibri ormonali. L’obiettivo è l’induzione dell’ovulazione: stimolare le ovaie a produrre e rilasciare ovociti sani per facilitare un concepimento naturale.
L’intervento chirurgico agisce sia come strumento diagnostico che come soluzione correttiva, con l’obiettivo di ristabilire la corretta funzionalità dell’apparato riproduttivo.
In sostanza, la chirurgia punta a rimuovere gli ostacoli meccanici (fibromi, malformazioni uterine, ostruzioni delle tube di Falloppio) e infiammatori (endometriosi) che rendono difficile il concepimento naturale.
Le procedure di PMA si suddividono in diversi livelli di complessità, a seconda di dove avviene la fecondazione e delle tecniche di laboratorio utilizzate.
Nel I livello, il concepimento avviene all’interno del corpo della donna. Il liquido seminale del partner o di un donatore (dopo averne ottimizzato la qualità) viene depositato direttamente nella cavità uterina: si tratta della tecnica meno invasiva, l’obiettivo è facilitare l’incontro spontaneo tra gameti.
Nelle tecniche di PMA di II livello la fecondazione avviene in laboratorio (si parla infatti di tecniche “in vitro”). Il ciclo si ritiene completo solo con il trasferimento dell’embrione (o degli embrioni) nell’utero materno. Le principali metodologie includono:
L’integrazione di cure naturali e agopuntura nel percorso della fertilità mira a ottimizzare il terreno biologico della coppia, riducendo l’infiammazione, bilanciando gli ormoni e migliorando la risposta allo stress. Questi approcci non sostituiscono la medicina tradizionale in presenza di patologie gravi, ma agiscono come potenti coadiuvanti.
Gli integratori fondamentali per la fertilità includono il mio-inositolo, che migliora l’ovulazione (specie nella PCOS), e l’acido folico, essenziale per lo sviluppo cellulare. Gli antiossidanti (CoQ10, Vitamina E, Zinco) proteggono ovociti e spermatozoi dallo stress ossidativo, mentre la vitamina D sostiene la riserva ovarica e aumenta le probabilità di successo del concepimento. L’agopuntura è una tecnica terapeutica della medicina tradizionale cinese che supporta la fertilità agendo su tre livelli chiave: migliora la vascolarizzazione uterina per rendere l’endometrio più ricettivo, regolarizza l’equilibrio ormonale facilitando l’ovulazione e riduce lo stress (cortisolo). È particolarmente indicata durante i cicli di PMA, specialmente nelle fasi vicine al transfer embrionale, per ottimizzare le probabilità di successo.

Lavora come ostetrica negli ospedali bolognesi dal 2018 e conduce corsi di accompagnamento alla nascita. Dal 2020 è professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, per il corso di Laurea in Ostetricia. Ha elaborato e coordinato un progetto, in collaborazione con l’Università di Bologna, di protezione e promozione dell’allattamento al seno, sostenendo a domicilio le mamme con difficoltà nell’avvio dell’allattamento.