Quando alla nascita viene pronunciata l’espressione “labbro leporino”, i genitori non sanno cosa aspettarsi: sarà solo un problema estetico? Il nostro bambino potrà mangiare e parlare normalmente? Quanti interventi chirurgici saranno necessari?
Oggi sappiamo che, grazie a percorsi di cura strutturati e a un follow-up multidisciplinare, la maggior parte dei bambini con schisi del labbro cresce bene, sviluppa un linguaggio efficace e conduce una vita piena e autonoma.
Cos’è il labbro leporino? Si tratta di una malformazione congenita del labbro superiore dovuta alla mancata fusione dei tessuti durante lo sviluppo embrionale. Dal punto di vista medico viene definita cheiloschisi o labioschisi, termini sinonimi della cosiddetta malattia del labbro leporino.
La schisi può coinvolgere solo il labbro oppure estendersi anche alla gengiva e al palato, configurando quadri più complessi come la labiopalatoschisi o cheilognatoschisi.
Dal punto di vista anatomico si distinguono:
La malformazione può essere:
Spesso è associata a una modificazione della forma della narice, detta naso leporino, dovuta allo stesso difetto di fusione dei tessuti.
Il termine “labbro leporino” deriva dall’aspetto del labbro superiore che ricorda quello della lepre, anche se oggi si preferiscono definizioni più tecniche perché meno stigmatizzanti.
L’incidenza è di circa 1 caso ogni 700-1.000 nati vivi, il che la rende una delle malformazioni cranio-facciali congenite più frequenti.
Le cause della palatoschisi (e della labioschisi) non sono quasi mai uniche: oggi sappiamo che l’eziologia è multifattoriale, cioè comprende l’interazione tra fattori genetici e fattori ambientali durante le prime settimane di gravidanza.
Esiste infatti una componente ereditaria: avere in famiglia casi di labbro leporino o palatoschisi aumenta leggermente la probabilità che la condizione si presenti anche nel bambino, anche se nella maggior parte dei casi nasce comunque in famiglie senza precedenti.
Accanto alla predisposizione genetica possono intervenire alcuni elementi materni durante la gestazione, come fumo, alcol, droghe o l’assunzione di farmaci teratogeni. Anche le carenze nutrizionali giocano un ruolo importante: bassi livelli di acido folico, vitamina B6, vitamina B12 e zinco sono associati a un aumento del rischio. Tra le condizioni materne considerate rilevanti troviamo inoltre obesità, diabete, età materna avanzata e infezioni. Tuttavia, il peso reale di queste variabili non è ancora chiaramente definito.
Per comprendere l’origine di questa malformazione, bisogna guardare allo sviluppo embrionale. Il labbro superiore si forma tra la 5^ e la 7^ settimana di gestazione, mentre il palato completa la sua formazione tra la 7^ e la 12^ settimana. In questo periodo le diverse parti del volto devono avvicinarsi e fondersi: quando la fusione dei tessuti non avviene completamente rimane una comunicazione tra bocca e naso, che dà origine alla schisi.
Oggi, nella maggior parte dei casi, la malformazione viene riconosciuta già in gravidanza. La diagnosi prenatale del labbro leporino avviene soprattutto durante l’ecografia morfologica del secondo trimestre, quando lo specialista osserva con attenzione il profilo del volto fetale. In questa fase è spesso possibile formulare una diagnosi di labbro leporino prenatale attendibile, permettendo ai genitori di essere informati e presi in carico precocemente da un centro specializzato.
Le tecniche ecografiche tridimensionali (3D/4D) possono aiutare a visualizzare meglio la discontinuità del labbro e a spiegare ai genitori l’aspetto della malformazione, mentre in casi selezionati la risonanza magnetica fetale fornisce ulteriori dettagli anatomici.
La labioschisi isolata è generalmente ben visibile già in epoca prenatale; più difficile, invece, è riconoscere la palatoschisi, soprattutto quando interessa solo il palato molle, perché le strutture interne della bocca sono meno accessibili all’ecografia.
Quando la malformazione è ampia, bilaterale o associata ad altri segni, può essere proposto un approfondimento genetico tramite villocentesi o amniocentesi, utile a escludere sindromi cromosomiche o condizioni genetiche associate. La diagnosi prenatale non serve solo a “sapere prima”, ma soprattutto a organizzare nascita, alimentazione e percorso terapeutico fin dai primi giorni di vita.
Alla nascita la presenza della malformazione è generalmente evidente: nei neonati, il neonatologo esegue l’esame obiettivo del cavo orale e del volto, verificando se è coinvolto solo il labbro oppure anche la gengiva e il palato. Quando la schisi interessa il palato molle può essere meno immediata da riconoscere e richiede un’osservazione più accurata all’interno della bocca.
Dopo la diagnosi, il passo più importante è l’invio precoce a un centro specializzato per labioschisi. Qui il bambino viene preso in carico fin dai primi giorni di vita da un’équipe multidisciplinare composta da chirurgo maxillo-facciale o plastico, neonatologo/pediatra, otorinolaringoiatra, logopedista, ortodontista e psicologo.
La prima valutazione serve soprattutto a organizzare l’alimentazione, rassicurare i genitori e programmare il percorso terapeutico. Sapere già nelle prime settimane quali saranno le tappe – crescita, eventuali presidi, tempi dell’intervento – riduce molto l’ansia familiare e permette di affrontare la situazione con maggiore serenità.
Nei bambini con labbro leporino le difficoltà variano molto in base al tipo di schisi e al coinvolgimento del palato. Ma alcune conseguenze del labbro leporino sono abbastanza tipiche nelle varie fasi della crescita.
Nei primi mesi il problema principale riguarda l’alimentazione: la suzione può essere inefficace perché non si crea una buona pressione negativa nella bocca e parte del latte può fuoriuscire dal naso. Questo non significa che il bambino non crescerà bene, ma che richiede tecniche di alimentazione adattate e un po’ di pazienza.
Con la crescita possono comparire altri aspetti funzionali. Il collegamento anomalo tra bocca e orecchio medio favorisce otiti medie ricorrenti e presenza di liquido dietro il timpano, che a volte richiedono drenaggi timpanici. Se persistenti, queste condizioni possono influenzare temporaneamente l’udito.
Il coinvolgimento del palato può interferire anche con la produzione dei suoni: alcuni bambini presentano voce nasale o difficoltà nella pronuncia di consonanti, motivo per cui spesso è indicato un percorso logopedico. Inoltre, sono frequenti alterazioni dentarie (denti mancanti, sovrannumerari o disallineati) che verranno seguite dall’ortodontista durante la crescita.
Infine, esistono anche aspetti emotivi: l’aspetto estetico e le eventuali difficoltà di linguaggio possono influenzare l’autostima e le relazioni sociali, soprattutto in età scolare. Per questo il supporto psicologico, quando necessario, fa parte integrante della presa in carico.
Prima dell’intervento, l’obiettivo principale è permettere al neonato di nutrirsi bene e crescere serenamente. L’alimentazione richiede qualche accorgimento: spesso si utilizzano biberon comprimibili o tettarelle specifiche, che facilitano la fuoriuscita del latte senza richiedere una suzione completamente efficace. Quando possibile, anche l’allattamento può essere tentato con posizioni guidate e tempi più lunghi, aiutando il bambino a coordinare suzione e deglutizione.
In alcuni casi vengono applicate placche palatali o piccoli dispositivi ortodontici temporanei, utili per separare cavità orale e nasale e rendere più semplice mangiare.
Fondamentale è il supporto del team: infermieri dedicati (cleft nurse), logopedista/disfagista e pediatra insegnano ai genitori le tecniche pratiche quotidiane e monitorano la crescita in attesa dell’intervento chirurgico.
Anche il confronto con altre famiglie e con associazioni dedicate può essere molto utile: sapere cosa aspettarsi riduce l’ansia e aiuta i genitori ad affrontare con maggiore sicurezza i primi mesi di vita del bambino.
Il trattamento chirurgico rappresenta il momento centrale del percorso di cura. L’intervento per la correzione del labbro leporino viene programmato dal team specialistico tenendo conto della crescita del bambino e del tipo di schisi.
In genere la correzione del labbro viene eseguita intorno ai 3-6 mesi di vita, mentre gli eventuali interventi sul palato sono programmati successivamente, spesso entro il primo anno. Le tempistiche possono variare leggermente da centro a centro, ma l’obiettivo è intervenire in un momento sicuro dal punto di vista anestesiologico e favorevole allo sviluppo funzionale.
Lo scopo dell’intervento non è solo estetico: si lavora per ripristinare l’anatomia del labbro, migliorare la funzione muscolare e favorire un corretto sviluppo del linguaggio e della crescita facciale. Le tecniche utilizzate includono la miocheiloplastica (ricostruzione del labbro e dei muscoli), la palatoplastica quando è coinvolto il palato, eventuali correzioni del naso (rinoplastica) e, più avanti nella crescita, possibili innesti ossei a livello gengivale.
L’intervento viene eseguito in anestesia generale, con standard di sicurezza elevati. La degenza ospedaliera è in genere breve, di circa 2-4 giorni, e il bambino torna rapidamente alle sue abitudini quotidiane.
Dopo l’intervento inizia una fase altrettanto importante: il post-operatorio e il follow-up del labbro leporino. Nei primi giorni si controllano dolore, alimentazione e guarigione della ferita; i bambini in genere riprendono rapidamente a nutrirsi e tornano presto alla loro routine.
Con il passare dei mesi diventano visibili i risultati estetici e funzionali, ma la cura non termina qui. La labiopalatoschisi è una condizione che accompagna la crescita e richiede un percorso graduale, il follow-up durante lo sviluppo fino all’età adulta, con controlli periodici del team multidisciplinare.
Nel tempo possono essere necessari:
Un’attenzione particolare è dedicata anche alla gestione della cicatrice e al supporto psicologico, utile per accompagnare bambino e famiglia nelle diverse fasi della crescita.
Con un percorso di cura adeguato la prognosi è generalmente molto buona. Oggi la maggior parte dei bambini operati per labbro leporino cresce bene, mangia, parla e svolge attività quotidiane come i coetanei, potendo condurre una vita piena e soddisfacente.
Il risultato dipende soprattutto dalla presa in carico da parte di un team multidisciplinare e dalla continuità dei controlli nel tempo: le visite periodiche, dalla prima infanzia fino all’età adulta, permettono di intervenire precocemente e gradualmente su linguaggio, dentizione e crescita armonica del viso.
È essenziale che i genitori abbiano aspettative realistiche: non si tratta di un singolo intervento che “risolve tutto”, ma di un percorso accompagnato nel tempo. Proprio questa continuità di cure è ciò che oggi consente ai bambini con labiopalatoschisi di svilupparsi in modo armonico e di avere una qualità di vita sovrapponibile a quella dei coetanei.

Pediatra, nel 2024 ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Immunologia, Medicina Molecolare e Biotecnologie Applicate presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente lavora come Clinical Research Fellow presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove svolge attività clinica presso il Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico e attività di ricerca presso i laboratori dell’Unità di Terapia Cellulare e Genica delle Malattie Ematologiche.