Vaccino contro lo pneumococco: efficacia e sicurezza

Sicurezza ed efficacia del vaccino contro lo pneumococco, uno dei batteri più diffusi che abita le vie aeree di adulti e bambini

Vincenzo Calia,
pediatra
e Paola Sabrina Buonuomo,
pediatra
Vaccino contro lo pneumococco: efficacia e sicurezza

Il vaccino contro lo pneumococco ha suscitato in passato molte polemiche, è giusto perciò fare chiarezza su efficacia e sicurezza di questo farmaco.

Lo Streptococcus pneumoniae, meglio conosciuto come pneumococco, è un microrganismo appartenente a una famiglia di batteri molto diffusa. Generalmente abitano nelle vie aeree di bambini e adulti senza creare problemi. Questi batteri non sono tutti uguali: sono come fratelli, simili tra loro ma ciascuno con caratteristiche particolari (i sierotipi, che vengono chiamati con un numero o una sigla per distinguerli l’uno dall’altro).

Alcuni sierotipi possono provocare infezioni: otiti, polmoniti, infezioni del sangue o meningiti. Tra i circa 90 sierotipi conosciuti, solo un gruppo ristretto è in grado di provocare infezioni gravi.

Secondo il portale Epicentro, organo ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia «Nel 2013 sono stati segnalati 963 casi di malattia invasiva da pneumococco. Il numero assoluto di casi è superiore a quello degli anni precedenti (730 casi notificati nel 2011 e 797 casi nel 2012). L’aumento dei casi si è verificato in più della metà delle Regioni: in alcune l’incremento è stato più evidente come in Friuli Venezia Giulia da 17 a 30, in Emilia-Romagna da 88 a 124 e in Piemonte da 166 a 209. Solo in due Regioni il numero di casi notificati nel 2013 è diminuito: Liguria (da 14 nel 2012 a 1 nel 2013) e Puglia (da 6 a 3)».

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Il vaccino

Il vaccino contro lo pneumococco più adoperato fra i bambini piccoli è un vaccino 13valente, contenente cioè tredici sierotipi di pneumococco. Questo vaccino, pur non essendo obbligatorio, è ormai entrato nel calendario vaccinale e viene praticato in associazione al vaccino esavalente (contro poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite b e meningite da Haemophilus influenzae) a partire dal terzo mese di vita. Se ne fanno tre dosi, tutte nel primo anno e non ha bisogno di richiami negli anni successivi.

Efficacia

Il vaccino contro lo pneumococco è capace di stimolare efficacemente nell’organismo del bambino vaccinato la produzione di anticorpi in grado di combattere le infezioni da pneumococco. Questa capacità risulta più elevata nei lattanti e nei bambini piccoli.

La protezione è maggiore per le meningiti e le polmoniti, mentre è minore per le otiti. L’incidenza delle malattie gravi da pneumococco nel mondo è significativa, ma la distribuzione appare fortemente diversificata a seconda dell’area geografica, l’età, l’etnia, il tipo di infezione (meningiti, batteriemie, polmoniti, ecc.), oltre che presentare variazioni temporali.

Sicurezza

Il vaccino contro lo pneumococco non provoca effetti collaterali più di quanto non accada nelle altre vaccinazioni obbligatorie, e può essere somministrato tranquillamente insieme ad altri vaccini. Può provocare febbre o gonfiore nel sito in cui viene iniettato. Essendo costituito soltanto da pezzetti di batterio, il vaccino non può provocare la meningite.

La storia

I primi vaccini antipneumococco, che risalgono agli anni ’90 del secolo scorso, contenevano solo 7 ceppi di pneumococco. Qualche anno dopo l’introduzione di questo vaccino si osservò un fenomeno curioso e preoccupante: la malattia pneumococcica da rimpiazzo. In poche parole la diffusione del vaccino impediva la trasmissione da un soggetto all’altro dei 7 ceppi di pneumococco di cui era composto il vaccino, ma restava campo libero per gli altri ceppi di pneumococco contro i quali il vaccino non agiva. Il risultato era paradossale: meno malattie dovute ai 7 ceppi del vaccino, ma più malattie dovute ai numerosi altri ceppi contro i quali il vaccino non poteva agire. Questo fenomeno ha portato gli studiosi a cercare di allargare sempre più la copertura derivante dal vaccino, fino a raggiungere gli attuali 13 ceppi.

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Tuttavia questo non garantisce al 100% la copertura contro le malattia da rimpiazzo poiché esistono ancora molti altri ceppi di pneumococco contro i quali non abbiamo un vaccino. L’indicazione corretta perciò è quella di non usare indiscriminatamente gli antibiotici, soprattutto nei primi anni di vita, perché così si determinano forti resistenze di tutti gli pneumococchi ed è più difficile curare le infezioni che da essi derivano.

Immagine per l'autore: Vincenzo Calia

Vincenzo Calia, pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Pubblicato il 24.06.2015 e aggiornato il 04.03.2018